Feltri si pente

di Francesco Zanotti

La verità viene sempre a galla, prima o poi. Basta darle fiducia. E’ successo anche per il caso Boffo. Sono bastati novantanove giorni e Vittorio Feltri, il direttore de Il Giornale, ha dovuto fare dietrofront.

Un “contrordine compagni” clamoroso che avrebbe meritato i titoli di tutti i quotidiani e le aperture di Tg e radiogiornali. Invece nulla di tutto questo è accaduto, se non con qualche eccezione.

Sabato scorso Avvenire, ora diretto da Marco Tarquinio, ha aperto a tutta pagina con lo stile pacato che da sempre caratterizza il giornale dei cattolici: “Feltri ora si corregge su Boffo”. In un servizio all’interno, Francesco Ognibene ha ricostruito i fatti, drammatici, accaduti fra la fine di agosto e i primi di settembre. “Finchè questi censori speculeranno su ciò che accade sotto le lenzuola altrui, noi ficcheremo il naso (turandocelo) sotto le loro”: questa è una citazione del 29 agosto tratta dal Giornale che si basava su documenti oggi rivelatisi “una bagatella e non uno scandalo”, come scrive lo stesso Feltri il 4 dicembre ammettendo che Boffo “non risulta implicato in vicende omosessuali, tantomeno si parla di omosessuale attenzionato”.

Davanti a cotanto ripensamento, che sa molto di lacrime di coccodrillo, non vorrei farmi prendere la mano. Mi affido allora al commento del direttore dell’agenzia Sir, Paolo Bustaffa, che ha scritto: “Anche se Feltri dopo tre mesi ha voluto definire “precisazioni” la rimozione dei titoli devastanti è evidente che si tratta di “tardive ammissioni” di un gravissimo errore professionale, come le ha definite monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio Cei delle comunicazioni sociali”.

“Non si può condividere l’idea che il cinismo possa far parte della professionalità giornalistica – prosegue ancora Bustaffa -, non si può accettare l’idea che seppellire una persona con il fango dell’insinuazione e della menzogna sia uno scherzo mediatico di cui non tener troppo conto”.

Di fronte a tanta faciloneria giornalistica, si staglia con grandissima evidenza la signorilità tenuta da Dino Boffo che si è fatto da parte per non coinvolgere altri. Anche oggi non cerca rivalse di alcun tipo e tiene un profilo molto basso,confermando un atteggiamento di estremo rispetto, anche verso chi lo ha duramente colpito.Un vero direttore-galantuomo, che si dimise con un grido di ribellione: “ora basta”, come titolammo anche noi nel numero dell’11 settembre. Potrebbe essere questa l’ora delle rivincite, della richiesta di dimissioni per ristabilire una sorta di par condicio, della rivendicazione di una giustizia bistrattata nell’arena mediatica che ha cercato di distruggere l’immagine di un uomo onesto.

Noi a questo gioco al massacro non ci stiamo. Noi stiamo con Avvenire, con il Sir, con i settimanali diocesani, per un giornalismo non da retrobottega ma a servizio della verità e, come ha ammonito papa Benedetto martedì scorso parlando alla città di Roma, “con il più grande rispetto per la persona umana, realtà sacra”.

Pubblicato mercoledì 9 dicembre 2009 alle 17:30

5 risposte a “Feltri si pente”

Commenti

  1. arrigo 10 dic 2009 / 19:07

    Sarei tanto felice di sapere cosa ne pensano i “nostri” cattolici impegnati nel partito del datore di lavoro di Feltri…
    Sento un “silenzio assordante”

  2. tommaso marcatelli 11 dic 2009 / 17:20

    come cattolico impegnato nel partito penso a difendere la libertas ecclesiae, a seguire quello che autorevolemente mi dice il cardinale Caffarra riguardo alla famiglia, a far sentire la mia voce ovunque lo ritengo necessario, per cercare pur con tutti i miei limiti, così come mi insegna ogni giorno BenedettoXVI, di obbedire “al mandato che Gesù ci ha lasciatodi portare la sua Buona Novella ad ogni creatura, cercando di pervadere di umanesimo cristiano la cultura attuale (dal discorso del 5 dicembre 2009 ai Vescovi del Brasile).
    e Lei, Arrigo?

  3. arrigo 11 dic 2009 / 18:22

    è sicuro di stare dalla parte giusta? Possibile che non le sia venuto neanche un.. sussulto nell’apprendere che la diffamazione del dott. Boffo era falsa e costruita sul nulla da un giornale del suo capo-padrone?
    Per il resto bravo! Sul Card. Caffarra non mi pronuncio: ascolto più volentieri il Card. Martini ed il Card. Tettamanzi. sull’argomento specifico le ricordo S.Agostino: “remota itaque justitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?”
    p.s.
    Per riguarda “cosa faccia io” non ritengo di doverlo scrivere in un blog: quel poco che faccio, lo faccio e basta, senza autoincensarmi per il mio poco o molto impegno.

  4. martino polini 11 dic 2009 / 19:25

    mi piacerebbe sapere se oltre al cardinale Caffarra,come cattolico impegnato in uno schieramento xenofobo e razzista,pensi di seguire quello che altrettanto autorevolmente dice il cardinale Tettamanzi (paragonato ad un imam o “come un prete mafioso in Sicilia”) riguardo l’accoglienza e l’amore per il prossimo che sono l’essenza della “Buona Novella” che dovresti portare ai tuoi amici leghisti.

  5. francesco zanotti 12 dic 2009 / 08:29

    “Nè di Paolo nè di Pietro, ma di Cristo”. Che ne dite? Mi sembra inutile tirare per la giacca un cardinale o l’altro a proprio uso e consumo. Per il resto, ciascuno di noi metta una mano sulla propria coscienza. L’ho scritto più di una volta: le scomuniche reciproche non portano da nessuna parte. Come credenti, pur nella diversità delle opinioni, dovremmo trovare motivi per unirci, non per dividerci. Credo basti così. Saluti a tutti.
    Francesco Zanotti
    direttore

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