“Eluana, i fatti”: smontati luoghi comuni e pregiudizi
La giornalista di Avvenire Lucia Bellaspiga, al Petrella di Longiano, ha presentato il suo libro sul caso Englaro. Un passo avanti alla ricerca di una veritĂ troppe volte mistificata.
Una serata per conoscere i fatti legati alla vicenda di Eluana Englaro, la donna morta nel febbraio scorso dopo 17 anni di stato vegetativo.
Un momento per arrivare alla veritĂ talvolta nascosta tra le righe dei giornali o addirittura taciuta e ritoccata. Una serata senza opinioni, ma incentrata solo sul vero che un cronista vede e poi racconta.
Ecco l’esigenza da cui è scaturito l’incontro di presentazione del volume “Eluana, i fatti” scritto a quattro mani dai giornalisti di Avvenire Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola ed edito da “Ancora”.
L’appuntamento che si è tenuto al teatro Petrella di Longiano lo scorso giovedì 19 novembre, è stato organizzato dal Corriere Cesenate in collaborazione con tante associazioni che si spendono in favore della vita e della famiglia
L’iniziativa è stata promossa all’indomani di un altro evento tenutosi sempre nel teatro di Longiano: la prima nazionale di “Una questione di vita o di morte. Veglia per E.E.”, la riduzione teatrale di un testo di Beppino Englaro, il padre di Eluana.
Uno spettacolo davanti al quale il Corriere Cesenate e il mondo associazionistico hanno reagito per far conoscere i fatti della storia di Eluana, senza censure. Sbugiardando le trappole mediatiche nate intorno al caso Englaro che hanno generato false notizie ed elucubrazioni di ogni genere per convincere l’opinione pubblica che si poteva procedere con Eluana.
L’incontro di giovedì scorso, moderato dal direttore del Corriere Cesenate Francesco Zanotti, ha visto la presenza dell’autrice del libro, Lucia Bellaspiga. Sul palco presenti due testimoni d’eccezione: il babbo di una casa-famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, quella fondata da don Oreste Benzi, Pierluigi Radaelli di Spino d’Adda (Cremona) che ha accolto Susy, una ragazza in stato vegetativo persistente, e Massimiliano Tresoldi, per oltre dieci anni nelle stesse condizioni di Eluana Englaro e che oggi è in grado di raccontarsi, a modo suo.
Una morte atroce
Uno dei fatti piĂą chiari di tutto il “Caso Eluana” è che in Italia è stata permessa la morte per fame e per sete di una donna “florida” che aveva forse l’unica sfortuna di vivere in una condizione ancora oggi misteriosa, sia all’uomo sia alla medicina.
Lucia Bellaspiga, fra i pochi giornalisti ad aver visto Eluana pochi mesi prima la sua morte, ha dichiarato davanti ad un teatro Petrella esterrefatto e ammutolito: “La pelle di Eluana era come quella di un neonato. Eluana pesava 53 chilogrammi, non era calva, ma ben curata. Non c’erano macchine che la tenessero in vita. Eluana era una disabile grave, non era malata! Dopo la sua morte l’autopsia ha registrato che il suo fisico era tipico di una persona in perfetto stato di salute: nessuna piaga da decubito, il peso del suo cervello era nella norma e le sue gambe erano tornite. Eppure ci sono giornalisti che hanno fatto le loro deduzioni, pur non avendola mai vista”.
Durante l’incontro la Bellaspiga ha citato un pezzo del noto giornalista Roberto Saviano pubblicato su El Pais dell’11 febbraio 2009. Ha messo in luce le innumerevoli inesattezze che ritraevano Eluana con “viso deformato, smunto, gonfio, orecchie callose, la bava alla bocca e un corpo senza espressione e senza capelli”.
Un cronista che, come ha affermato la giornalista d’Avvenire, “non ha aveva evidentemente visto Eluana, ma ci aveva messo del suo”. Mentre il folto pubblico del Petrella per due ore ha ascoltato in religioso silenzio, sono proseguiti i punti che la Bellaspiga ha svelato e chiarito. I racconti degli ultimi giorni a Lecco e poi a Udine. Il silenzio agghiacciante che ha accolto Eluana al suo arrivo nella clinica dove sarebbe morta dopo pochi giorni. E il terribile resoconto della “cena degli orrori” che si consumava a Udine nel palazzo seicentesco di uno dei promotori del diritto di morte di Eluana: mentre lei giaceva in obitorio andava in onda un ricevimento “in guanti bianchi” per ringraziare tutti i giornalisti, Avvenire ovviamente escluso.
Macchine inesistenti
A dimostrazione della scarsa professionalitĂ di tanti colleghi, la Bellaspiga ha messo in luce le bugie delle macchine a cui era attaccata Eluana, che non esistevano. Poi ha parlato di quella crisi emorragica che Eluana aveva subito qualche mese prima e che la donna da sola era riuscita a superare, “Eluana infatti in 17 anni non aveva mai avuto bisogno nemmeno di un antibiotico”.
A chiusura del suo intervento, la giornalista ha letto la dichiarazione di ringraziamento che lo stesso Beppino Englaro ha rilasciato all’Unci (unione nazionale cronisti italiani). “Se non fosse a un certo punto scattato il meccanismo dei media, sarei rimasto ancora per chissĂ quanti anni come un cane randagio che abbaiava nel nulla, perchĂ© nessuno voleva ascoltare” ed Eluana sarebbe ancora viva”.
Al Petrella dopo la veritĂ nascosta sul caso Englaro, ha affascinato tutto il pubblico Max che, dopo dieci anni di stato vegetativo, ha commosso la platea dicendo a gran voce il suo “io” e invitando la mamma Ezia a leggere poche righe da lui scritte in cui dichiara: “Io sono felice di vivere”.
Una dimostrazione di come ancora oggi lo stato vegetativo costituisca un mistero per la medicina sono le parole dei genitori di Max: “La risonanza magnetica del cervello di nostro figlio anche oggi è uguale a quando lui era in stato vegetativo. Eppure lui comunica, comprende tutto”.
Toccanti sono state anche le parole di Perluigi Radaelli che parlando della sua Susy l’ha definita come un “MP3 senza cuffie” che funziona, ma la cui musica è racchiusa nel mistero dello stato vegetativo.
“Io non vendo la mia Susy – ha dichiarato Radaelli – non vendo la sua coscienza, la sua anima e il suo cuore. Bisogna restituire voce a chi non ce l’ha. Si parla tanto di legge pro morte, ma io chiedo ci venga data una legge pro vita per potenziare le attivitĂ a beneficio di disabili come la mia Susy, perchĂ© 730 euro al mese per la fisioterapia sono una presa in giro e non bastano nemmeno per 15 giorni di trattamento”.
Barbara Baronio
