Don Giordano, un prete impegnato su molti fronti
Intervista a don Amati, da due mesi parroco del Duomo di Cesena
“Ogni comunità, come ogni famiglia e ogni prete, ha le sue peculiarità, i suoi pregi e i suoi limiti. Il cambiamento per un sacerdote è un’occasione per capire quanto si è relativi. La Chiesa, infatti, non è del prete, ma del Signore. Il prete non è ’eterno’, dà quello che può, ma dopo anni di servizio in una comunità un cambio di timone serve alla gente e anche al prete, che spostandosi può darsi non trovi quello che ha lasciato, ma trova altro di nuovo e di bello. E allora ci si rimette in discussione, ci si ridimensiona e ci si rinnova”.
Con queste parole don Giordano Amati, dal 27 settembre parroco del Duomo, parla del suo distacco dalla parrocchia di Martorano che ha guidato negli ultimi 15 anni e della sua nuova parrocchia cittadina.
“Non nascondo che quando ho lasciato Martorano ho pianto durante l’omelia della mia ultima Messa come parroco. E’ normale. Ti affezioni alla chiesa, alla comunità, ai giovani che cresci con cura e attenzione. Ma è giusto cambiare, solo così non ci si ’fossilizza’ e si evita di ripetersi in quello che si fa. Noi preti siamo prima di tutto membri del presbiterio e al servizio della diocesi. Come membri di questa grande realtà dobbiamo mantenere un atteggiamento aperto e collaborativo, aprire mente e cuore verso un orizzonte che va oltre la propria parrocchia, non fermandosi sotto al proprio campanile”.
Attivo, concreto e molto tenace don Giordano Amati ha all’attivo 31 anni di ministero. Nato nel 1951 a San Mamante, all’età di 5 anni si è trasferito a Carpineta dove è rimasto fino ai 10 anni d’età.
“È stato qui che ho preso i primi contatti con il mondo del seminario. Alla Villa del Seminario a Carpineta risiedevano i seminaristi per tutto il periodo estivo. Non erano in pochi come oggi. Ce n’erano più di 100, tra studenti di teologia, liceo- ginnasio e medie. La realtà del Seminario era viva e ricca di iniziative per i giovani e i ragazzi, che mi hanno non poco colpito”.
Poi è arrivato il trasferimento della famiglia a Case Finali di Cesena.
“È proprio vero quanto il Signore si serva anche di certe contingenze quando chiama! A Case Finali è iniziato il mio cammino vocazionale. Erano gli anni in cui il seminario nuovo stava prendendo forma. Ho visto la sua costruzione dalle fondamenta, ho assistito alla sua apertura quando nel 1962, in prima media, ho fatto il mio ingresso”.
I genitori non hanno mancato di dare il loro sostegno, soprattutto con la preghiera.
“Sono il maggiore di tre figli maschi, ma in casa mia non mi hanno mai ’spinto’ per il ministero. Sono stato educato alla preghiera e al servizio in parrocchia, e diverse volte, davanti al mio proposito di farmi prete, i miei genitori mi hanno invitato a guardare con attenzione alla mia vocazione perché ripetevano: “Se fai il prete devi farlo sul serio. E’ una scelta grande, ma impegnativa””.
Dopo il seminario, a Cesena, don Giordano è passato al regionale di Bologna per il liceo e infine a Roma, dove ha studiato per 7 anni e mezzo all’Università Gregoriana. Nell’aprile del 1978 è stato ordinato sacerdote e ha trascorso il primo anno come assistente in seminario guidato allora da don Gino Baldacci. Poi è stato cappellano a Sant’Agostino (3 anni), in Duomo (8 anni), a Calisese (4 anni) e nel 1994 è diventato parroco a Martorano.
Un’attività pastorale a tempo pieno in cui c’è stato spazio per 20 anni d’insegnamento all’Itc “Renato Serra” di Cesena, ma non solo. Dal 1982 al 1994 don Giordano è stato il direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e per 6 anni anche di quello regionale. Da 28 anni è anche responsabile dell’Ufficio per l’Insegnamento della Religione Cattolica dove si occupa del reclutamento e della formazione degli insegnanti di religione nelle scuole di ogni ordine e grado.
La felicità della sua scelta vocazionale ben si traduce anche nella capacità di don Giordano di buttarsi nelle nuove sfide. “Di Martorano ho tanti ricordi belli e la Casa di accoglienza “Betania” è fra quelli più preziosi. Abbiamo aperto questa struttura per assistere le donne straniere appena arrivate in Italia, dare loro accoglienza e trovare un lavoro. Sei posti letto a turnazione continua. In questi anni sono state decine e decine le donne che hanno trovato riparo grazie alla “Casa Betania” e conforto nell’amicizia dei volontari della Caritas parrocchiale, in particolare del diacono Consilio Pistocchi e della moglie Bruna. Anche in questo caso, come in molte altre occasioni, l’inizio non è stato dei più semplici, non tutti erano convinti di questa scelta, che poi si è dimostrata positiva Un’occasione di arricchimento per tutta la comunità”.
Don Giordano lo scorso settembre è passato dalla campagna alla città. Per mandato del vescovo Antonio Lanfranchi è diventato parroco della parrocchia “San Giovanni Battista” nella Cattedrale, che comprende 1700 famiglie per un totale circa di 3.600 mila abitanti e il cui territorio è compreso tra via Chiaramonti, Porta Santi, una parte della zona del Monte, viale Carducci (area interna) e via Mura Barriera Levante e Ponente.
“Si tratta di una realtà molto diversa rispetto a quella da cui provengo. Tanti nuclei familiari di anziani e molti stranieri. Sin da subito ho investito le mie energie nell’azione pastorale. Ho rivisto alcuni dei ragazzi che avevo cresciuto nei miei anni da cappellano in Duomo, accanto al parroco don Gino Baldacci cui sono succeduto. Molti di loro si sono sposati e con alcuni siamo ripartiti con un gruppo giovani/ adulti. Poi sto incontrando i genitori dei ragazzi del catechismo e con il biennio superiori ci siamo già attivati per programmare incontri e momenti di fraternità. Proprio sabato e domenica prossimi andremo in uscita sulle colline cesenati. Occorre tanta pazienza e costanza, cioè quella sapienza pastorale ed educativa che non guarda a risultati immediati, ma che opera per tempi lunghi e sa aspettare. Come fa il contadino quando semina: Se i giovani non li trovi, li devi «tirare su»!”.
Ma la Cattedrale non è solo la parrocchia, è anche e anzitutto la chiesa del Vescovo.
“Sono grato per il lavoro dei canonici che compiono un servizio prezioso sia nella liturgia sia nelle confessioni. C’è una buona collaborazione”.
Attualmente don Giordano segue sotto l’aspetto della formazione pastorale anche un seminarista originario del Benin di nome Firmin che sta compiendo il suo tirocinio prima dell’ordinazione diaconale. Ma uno dei maggiori aiuti viene proprio dalla famiglia.
“I miei genitori da anni mi affiancano nel mio ministero e con loro ancora oggi chiudo la giornata recitando il rosario”.
Barbara Baronio