Diteci tutta la verità

di Francesco Zanotti

Incredulità, sconcerto, smarrimento. Da tempo si resta sbalorditi nel leggere le cronache sui quotidiani e nel seguire i notiziari televisivi. È tutto un fiorire di trans, di prestazioni sessuali, di party con eroina e cocaina, di ricatti, ritorsioni fino agli omicidi di Rino Cafasso prima e di Brenda poi.

Storie tristissime, zeppe di retroscena inquietanti che fanno intendere un terreno paludoso nel quale si muovono uomini e donne di ogni condizione sociale. Un acquitrino dalla cui acqua emerge un puzzo nauseabondo che giunge fino a noi, in provincia.

La gente è perplessa e confusa. È certo che chi deve fare piena luce sull’intricata faccenda ha il dovere verso tutti noi di dire tutta la verità. Non si può andare avanti in un clima come questo che lascia turbati i cittadini e getta fango sulle istituzioni. Il sospetto, le mezze verità, le menzogne, le arringhe in tv non aiutano nessuno, ma contribuiscono solo ad aumentare un disagio oggi molto diffuso.

Nemmeno la fantasia più estroversa avrebbe potuto pensare tutto quello che si sta scoprendo in questi giorni. Fino all’ultimo capitolo, ancora tutto da chiarire, dei 30 mila euro che avrebbe pagato il presidente della Regione Lazio per prestazioni sessuali. Per non pensare al pc, e ai segreti in esso conservati, ritrovato in casa di Brenda, il transessuale probabilmente ucciso nel suo appartamento il 20 novembre scorso.

Non vogliamo fare processi su queste colonne. Desideriamo riflettere un attimo per non farci travolgere né dallo sconforto e neppure da una sorta di fatalismo che avanza in occasioni simili. Il male, lo sappiamo benissimo tutti, è sempre in agguato, pronto ad agire dove trova terreno fertile. Una mentalità diffusa che deresponsabilizza, che fa intendere la vita come un’esperienza tutta da godere di cui non rendere conto fa scivolare facilmente verso derive estreme e verso esperienze al limite dell’immaginazione. Potrebbe essere questo il contesto in cui si ha tutto e allora non si sa più cosa sperimentare di emozionante.

Potrebbe essere, ho scritto. Oppure potrebbe anche essere la noia di un’esistenza priva di significato. Oppure ancora la solitudine, come quella che vivono molti trans che affogano nell’alcol le amarezze dei loro giorni condotti oltre ogni limite, come ha testimoniato a “Porta a Porta” lunedì scorso il trans China parlando dell’amica Brenda. “Si ubriacava tutte le notti – ha raccontato – dopo aver lavorato”. Rischiamo di vivere come in un film, in una sorta di anestesia collettiva che non fa più riconoscere le differenze fra una vita piena di significato e un’altra bruciata fra pasticche e bicchieri di whisky.

C’è tutta una casa da ricostruire, dalle fondamenta. La Chiesa italiana ha messo a tema per i prossimi 10 anni l’emergenza educativa. I motivi sono fin troppo evidenti a tutti.

Pubblicato mercoledì 25 novembre 2009 alle 17:30

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