No ai negozi aperti la domenica

Un gruppo di famiglie scout scrive all’Amministrazione comunale di Cesena

CESENA - I temi del commercio, i negozi aperti la domenica, il diritto al riposo: sono argomenti che, a seguito anche dal Primo Piano del Corriere Cesenate della scorsa settimana, hanno stimolato il dibattito. Di seguito pubblichiamo una lettera, con 183 firme, che il gruppo famiglie scout Cesena 1° ha inviato agli amministratori di Cesena.

***

L’ampio e perdurante dibattito pubblico sulle aperture domenicali dei negozi ci interpella fortemente sia come credenti in Cristo – per quanti, fra gli scriventi, lo sono – che come cittadini di Cesena. Con questa “lettera aperta” desideriamo, perciò, far sentire la nostra voce su questo tema importante e ricco di implicazioni per la nostra gente e rivolgervi, nel contempo, alcune specifiche richieste.

Come sapete, la domenica i credenti fanno memoria della resurrezione di Gesù Cristo e celebrano comunitariamente, partecipando alla Santa Messa, la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Tale partecipazione è al tempo stesso un diritto – espressione di quello, più ampio, alla libertà religiosa e all’esercizio del culto – e un obbligo di coscienza derivante dalla fede professata. Ma, da tempo, la domenica e gli altri giorni di festa rappresentano anche un valore laico e una importante conquista sociale, attuazione concreta del diritto di ogni uomo e donna – credente o non credente – ad astenersi periodicamente dal lavoro per il necessario riposo del corpo e dello spirito: un valore e una conquista che le pubbliche istituzioni, pertanto, debbono riconoscere, difendere e preservare.

Oggi invece, sempre più, “la domenica è invasa dalle attività tipiche della società del benessere. L’uomo di oggi la domenica rischia di passare dalla catena della produzione alla catena del consumo, organizzata dall’industria del tempo libero, ma pur sempre legato ad una catena. Si tende sempre più a tenere aperti i negozi. Così si rischia di ricominciare la settimana più vuoti e più stanchi di prima” (A. Lanfranchi, “Lettera Pastorale 2009 “, pag. 21).

Anche nelle nostre comunità locali – segnate da ritmi di vita e di lavoro sempre più incalzanti – resta il dovere di adoperarsi affinchè tutti possano conoscere la libertà, il riposo e la distensione che sono necessari alla loro dignità di uomini, con la conseguente possibilità di soddisfare le esigenze familiari, interpersonali, religiose, culturali e di svago che difficilmente possono essere soddisfatte se non viene salvaguardato almeno un giorno alla settimana in cui godere insieme, soprattutto all’interno delle famiglie, della possibilità di riposare e far festa. Mediante il riposo domenicale, infatti, “le preoccupazioni e i compiti quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai valori dello spirito; le persone con le quali viviamo riprendono, nell’incontro e nel dialogo più pacato, il loro vero volto; le stesse bellezze della natura – troppe volte sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l’uomo – possono essere riscoperte e profondamente gustate” (Giovanni Paolo II°, Lettera apostolica “Dies Domini”, par. 67).

Come giorno del riposo settimanale la domenica non dev’essere destinata a prolungare le attività lavorative (salvi, naturalmente, i servizi pubblici essenziali), ma piuttosto ad elevare la vita delle persone e la sua qualità, facendo sì che rimanga – o ritorni ad essere – un tempo per la famiglia e la coltivazione degli affetti; per rinsaldare le relazioni con i parenti e gli amici; per l’ospitalità tra le famiglie e la visita agli ammalati e alle persone anziane, sole o in difficoltà; per partecipare, infine, a significative occasioni di vita religiosa, sociale, culturale e artistica della città.

Per queste ragioni riteniamo non condivisibile la decisione dell’Amministrazione Comunale di aumentare ulteriormente il numero delle aperture domenicali degli esercizi commerciali, che non ci sembra rispondere alle esigenze di un servizio pubblico essenziale ed è considerata, altresì, penalizzante da una parte consistente di quegli stessi operatori a favore dei quali la si vorrebbe attuare.

A voi, nostri amministratori locali, rivolgiamo perciò le seguenti richieste: – di non dare sèguito alla decisione di incrementare le aperture domenicali degli esercizi commerciali – di operare anzi, in coraggiosa e lungimirante controtendenza, riducendone il numero complessivo in accordo con gli operatori economici interessati.

I temi del commercio, i negozi
aperti la domenica, il
diritto al riposo: sono argomenti
che, a seguito anche
dal Primo Piano del
Corriere Cesenate della
scorsa settimana, hanno
stimolato il dibattito. Di
seguito pubblichiamo una
lettera, con 183 firme, che
il gruppo famiglie scout
Cesena 1° ha inviato agli
amministratori di Cesena.
ampio e perdurante
dibattito pubblico
sulle aperture
domenicali dei negozi ci
interpella fortemente sia
come credenti in Cristo -
per quanti, fra gli scriventi,
lo sono – che come cittadini
di Cesena.
Con questa “lettera aperta”
desideriamo, perciò, far
sentire la nostra voce su
questo tema importante e
ricco di implicazioni per la
nostra gente e rivolgervi,
nel contempo, alcune specifiche
richieste.
Come sapete, la domenica
i credenti fanno memoria
della resurrezione di Gesù
Cristo e celebrano comunitariamente,
partecipando
alla Santa Messa, la sua
vittoria sul peccato e sulla
morte. Tale partecipazione
è al tempo stesso un diritto
- espressione di quello, più
ampio, alla libertà religiosa
e all’esercizio del culto -
e un obbligo di coscienza
derivante dalla fede professata.
Ma, da tempo, la domenica
e gli altri giorni di festa rappresentano
anche un valore
laico e una importante
conquista sociale, attuazione
concreta del diritto
di ogni uomo e donna -
credente o non credente -
ad astenersi periodicamente
dal lavoro per il necessario
riposo del corpo e
L’
dello spirito: un valore e
una conquista che le pubbliche
istituzioni, pertanto,
debbono riconoscere, difendere
e preservare.
Oggi invece, sempre più,
“la domenica è invasa dalle
attività tipiche della società
del benessere. L’uomo
di oggi la domenica rischia
di passare dalla catena
della produzione alla
catena del consumo, organizzata
dall’industria del
tempo libero, ma pur sempre
legato ad una catena. Si
tende sempre più a tenere
aperti i negozi. Così si rischia
di ricominciare la
settimana più vuoti e più
stanchi di prima” (A. Lanfranchi,
“Lettera Pastorale
2009 “, pag. 21).
Anche nelle nostre comunità
locali – segnate da ritmi
di vita e di lavoro sempre
più incalzanti – resta il
dovere di adoperarsi affinchè
tutti possano conoscere
la libertà, il riposo e la
distensione che sono necessari
alla loro dignità di
uomini, con la conseguente
possibilità di soddisfare
le esigenze familiari, interpersonali,
religiose, culturali
e di svago che difficilmente
possono essere soddisfatte
se non viene salvaguardato
almeno un giorno
alla settimana in cui godere
insieme, soprattutto
all’interno delle famiglie,
della possibilità di riposare
e far festa.
Mediante il riposo domenicale,
infatti, “le preoccupazioni
e i compiti quotidiani
possono ritrovare la
loro giusta dimensione: le
cose materiali per le quali
ci agitiamo lasciano posto
ai valori dello spirito; le
persone con le quali viviamo
riprendono, nell’incontro
e nel dialogo più
pacato, il loro vero volto; le
stesse bellezze della natura
- troppe volte sciupate da
una logica di dominio che
si ritorce contro l’uomo -
possono essere riscoperte
e profondamente gustate”
(Giovanni Paolo II°, Lettera
apostolica “Dies Domini”,
par. 67).
Come giorno del riposo
settimanale la domenica
non dev’essere destinata a
prolungare le attività lavorative
(salvi, naturalmente,
i servizi pubblici essenziali),
ma piuttosto ad elevare
la vita delle persone e la
sua qualità, facendo sì che
rimanga – o ritorni ad essere
- un tempo per la famiglia
e la coltivazione degli
affetti; per rinsaldare le relazioni
con i parenti e gli
amici; per l’ospitalità tra le
famiglie e la visita agli ammalati
e alle persone anziane,
sole o in difficoltà;
per partecipare, infine, a
significative occasioni di
vita religiosa, sociale, culturale
e artistica della città.
Per queste ragioni riteniamo
non condivisibile la decisione
dell’Amministrazione
Comunale di aumentare
ulteriormente il
numero delle aperture domenicali
degli esercizi
commerciali, che non ci
sembra rispondere alle esigenze
di un servizio pubblico
essenziale ed è considerata,
altresì, penalizzante
da una parte consistente
di quegli stessi operatori a
favore dei quali la si vorrebbe
attuare.
A voi, nostri amministratori
locali, rivolgiamo perciò
le seguenti richieste:
- di non dare sèguito alla
decisione di incrementare
le aperture domenicali degli
esercizi commerciali
- di operare anzi, in coraggiosa
e lungimirante controtendenza,
riducendone
il numero complessivo in
accordo con gli operatori
economici interessati.

Una risposta a “No ai negozi aperti la domenica”

Commenti

  1. Alberto Busato 20 nov 2009 / 15:10

    Certo, che la confusione (mentale) è dura a morire. Magari si correggesse un po’. Qui si fanno diverse confusioni. Una è: negozi aperti alla domenica = mancanza del giorno festivo di riposo. Con “negozi aperti alla domenica” non si intende che i negozianti non abbiano più la festa, il riposo, la messa domenicale e le visite ai parenti. Si può trovare il modo di una “rotazione” che preveda “liberamente” di scegliere il giorno di riposo per le persone, non per i negozi! Quante volte sono uscito per comprare una cosa urgente e voilà trovo il negozio chiuso perché è giovedì (o qualche altro giorno settimanale!). Una seconda confusione è questa: i negozianti devono avere il loro giorno di festa e sta bene. E gli altri cittadini? Non è una festa per loro trovare la città gioiosa e illuminata e la loro passeggiata allegra per i negozi aperti e occasione di sosta? Una sosta benefica anche economicamente per tutti, e possibilmente artefice di altre occasioni, anche di lavoro. A Tokio tutti i negozi sono aperti anche di notte. Forse che i negozianti giapponesi non dormono mai? Rotazione, rotazione, questa è la vita, non fare tutti la stessa cosa nello stesso momento. Questo accade nei cimiteri!
    Alberto Busato

Lascia un commento

Attenzione, i commenti sono moderati.

I nuovi utenti devono aspettare l'approvazione del loro primo commento.

Se firmati con nome e cognome è possibile che i commenti inseriti vengano pubblicati anche nell'edizione cartacea del settimanale.

Archivio Documenti

Ultimi articoli

Ultimi interventi