Domeniche aperte, Iacuzzi “Così si banalizza la festa”
CESENA - “Mi viene la pelle d’oca nel vedere come alcune forze politiche cosiddette progressiste si battano per tenere sempre i negozi e i centri commerciali aperti. Dove è andata a finire la tutela dei lavoratori e anche quella dei credenti?”.
Non ha mezze misure Roberto Iacuzzi, noto avvocato cesenate, promotore e anima della lettera aperta che un gruppo di famiglie di scout ha indirizzato agli amministratori locali perché facciano qualcosa per non incrementare le aperture domenicali, auspicandone la riduzione in accordo con gli operatori interessati.
“Ci siamo detti che non potevamo tacere e dovevamo prendere carta e penna – prosegue Iacuzzi – per fare sentire la nostra voce. Il vescovo Antonio è stato chiaro nella sua lettera pastorale, così come molto chiara è la lettera apostolica di Giovanni Paolo II “Dies Domini” del 1998. Abbiamo avuto l’impressione, invece, che il livello del dibattito apertosi in città nelle ultime settimane fosse abbastanza povero. Tenere aperto la domenica “per fare reddito”, come ha detto il sindaco Paolo Lucchi, non ci pare un’argomentazione sufficiente per dare ragione di uno stravolgimento nel nostro modo di vivere la città. Ci siamo detti che si doveva reagire perché la fede implica la vita e la cultura”.
Inoltre la domenica è importante soprattutto per i credenti, oltre che per coloro che hanno bisogno di riposo e di staccare dalle occupazioni quotidiane.
“Se padri e madri sono impegnati in attività lavorative, come ad esempio l’apertura dei negozi in centro storico – prosegue Iacuzzi - come si può pensare a una partecipazione di tutta la famiglia alla celebrazione della messa che è prima di tutto un gesto comunitario?”.
Ma non tutte le attività aperte sono servizi essenziali e quindi la battaglia potrebbe apparire solo contro i negozi di abbigliamento o poco più.
“Se la domenica serve anche come giorno di svago, allora è necessario che alcune attività restino aperte. E’ vero, però, che fino ad alcuni anni fa i bar facevano i turni per stare aperti la domenica. E anche i tabaccai. Poi, diciamoci la verità, tutto questo non ha nulla a che fare con l’apertura indiscriminata di tutti i negozi per le 18 domeniche previste a Cesena. Quale reale necessità si avverte che un esercizio commerciale di scarpe o di alimentari stia aperto la domenica? C’è già il sabato che può soddisfare tante esigenze”.
La città, comunque si riempie nelle giornate di festa in cui i negozi sono aperti.
“Vedo stracolmi i centri commerciali – annota subito Iacuzzi -. Inoltre, leggere il dato sociologico ci pone al riparo dal non dovere intervenire? Noi siamo convinti proprio del contrario”.
Alla lettera ogni cittadino cesenate può aggiungere la propria firma fino all’8 dicembre. E lo si può fare anche in maniera elettronica cliccando sul sito www.montifor.altervista.org/domenica/
Ho letto la lettera cliccabile e mi sono ben guardato dal porre la mia firma di adesione. Scusate se lo dico in maniera cruda. Ma vorrei farmi capire. La chiusura dei negozi alla domenica o altri giorni festivi, non “santifica” la festa, ma la deprime. Tutte le attività spirituali elencate come benefica correlazione alla giornata di riposo, non vengono ostacolate dai negozi aperti, ma vivificate per la presenza di un ambiente di vita allegro e illuminato. Il contrario si chiama “mortorio” e un mortorio non è mai stato edificante. E’ chiaro che i commercianti devono avere il loro giorno di riposo anche domenicale, ma scelto in piena autonomia e libertà in virtù di progettate rotazioni di gestione dei negozi. Non bisogna escludere questa possibilità. Dire poi “passare dalla produzione al consumismo” (come è scritto nella lettera) ne sa tanto di ideologia! Ma passiamo al lato religioso. Quando mai un negozio aperto ostacola la religione? Il monito di Giovanni Paolo II è giustappunto un monito, un avvertimento perché Dio sia presente in ogni manifestazione. E ogni manifestazione si presta per onorarlo e ispirarsi al suo insegnamento. Per i cristiani, Dio è nel cuore, non nei segni esteriori, che a volte possono essere l’escamotage o il lasciapassare per una condotta un po’, nel segreto, obliqua. Quando all’invito di Gesù a seguirlo, alcuni suoi seguaci risposero: “Aspetta un momento, dobbiamo seppellire un parente”, Gesù rispose: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti, ciò che vi deve attirare è la vita!”. Nella città viva, illuminata, gioiosa, i cuori si aprono più in fretta alla comunione fraterna a alle lodi al Signore dei vivi, non dei morti!
Alberto Busato
una vera assurdità tutte queste domeniche con apertura di negozi.
una volta tanto mi trovo d’accordo con il sig. Busato…
Caro Alberto io credo che il problema non sia per quanto riguarda le aperture domenicali legato tanto alla religione ma quanto alla persona e allo strumentalizzare queste aperture come opportunita che si dà alla città per renderla viva.
Io credo che se questa amministrazione ha deciso di aumentare le domeniche di apertura lo abbia fatto solo per puro interesse in termini economici. Ci si dimentica che molto spesso i negozianti oltre ad avere una propria vita privata hanno dei dipendenti che a volte sono una o due commesse a seconda della grandezza dell’attivita e spesso con scarse tutele e diritti.
Mi meraviglia molto che si perda di vista la persona e il suo bisogno di riposo e di espressione religiosa. Ci stiamo lamentando a più riprese della questione crocifisso ma qella delle aperture domenicali per noi cattolici non sullo stesso piano? Altresì mi meraviglia la disponibilità di un sindacato per antonomasia di sinistra sempre pronto alle battaglie per i diritti di tutti tipi (anche quelli che non lo sono) ad accettare questa cosa, evidentemente bisogna appoggiare quando i governi sono amici. Credo che un buon politico non sempre sia un bravo amministratore e questo lo dico al nostro caro sindaco che ha improntato la sua gestione come gestione politica. Il riposo domenicale è un sacrosanto diritto di tutti, cattolici e non. Cordiali saluti. Gian Luca Ceccarelli
Caro Gian Luca,
la tua lettera non è criticabile. E’ un buon documento che si contrappone al mio (che naturalmente io ritengo “superiore”), degno di andare democraticamente in votazione. Io auspico che sia promosso il mio, tu sei legittimato a sperare che sia promosso il tuo. Quando si prospetta “il nuovo” è una reazione naturale quella conservatrice. La discussione poi continua, in termini civili come io e te facciamo, finché non si raggiungerà una “maturazione” di pensiero. Cordiali saluti
Alberto