Diritti, doveri e arbitrio
di Francesco Zanotti
“Dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Dobbiamo farlo per un mondo più prospero, più giusto, più equo e più pacifico. E soprattutto facciamolo rapidamente: i poveri e gli affamati non possono aspettare”. Queste non sono parole di papa Benedetto XVI, come potrebbe apparire a una prima lettura. Sono del segretario generale della Fao, Jacques Diouf, pronunciate durante la conferenza stampa svoltasi al termine del vertice mondiale sulla sicurezza alimentare tenutosi a Roma da lunedì a mercoledì scorsi e riportate dall’agenzia Ansa.
Diciamolo subito: l’assise romana è stata in gran parte deludente. La mancanza dei grandi leader internazionali ha fatto comprendere come certi temi ancora non passino. Nel nord del mondo non si avverte il problema della fame, della malnutrizione. Non è percepito da ampi strati della popolazione. Qui si vive in un diffuso benessere e del resto poco importa. La grave crisi economica in atto ha acuito le distanze, con immense aree del pianeta abbandonate a loro stesse.
C’è una grande “questione sociale mondiale” da prendere in seria considerazione, perché, come ha ricordato il Pontefice nel suo intervento di lunedì scorso, “la fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale”. E nonostante quel che molti pensano, la fame non c’entra nulla con la crescita demografica, come scrive papa Ratzinger nella Caritas in veritate al n. 44, quando dice che “l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica. Grandi nazioni sono potute uscire dalla miseria anche grazie al grande numero e alle capacità dei loro abitanti”.
La storia centenaria della Chiesa vissuta da migliaia di missionari nei cinque continenti dimostra con evidenza che è possibile condividere ciò che si ha con chi ha meno. E’ questo quello che viene richiesto oggi a gran voce dai Paesi più emarginati. Con una novità non di poco rispetto al passato. Le nuove tecnologie informatiche fanno giungere le notizie in ogni angolo della Terra: non c’è più nessuno, o quasi, che non conosca cosa avviene accanto a sé. I grandi movimenti migratori in atto dicono che non sarà più possibile ritenere la fame strutturale allo sviluppo del pianeta. La gente continuerà a spostarsi e lo farà sempre di più, sospinta dal bisogno e dalla miseria.
Vengono in soccorso ancora le parole del Papa. “La solidarietà universale, – dice Benedetto XVI al n. 43 – che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere. Molte persone, oggi, tendono a coltivare la pretesa di non dovere niente a nessuno, tranne che a se stesse. Ritengono di essere titolari solo di diritti..” mentre “ i diritti presuppongono doveri senza i quali si trasformano in arbitrio”. Parole pesanti come macigni, da mettere in pratica subito, almeno da parte dei credenti.