Una sferzata al mondo cattolico
L’intervento di monsignor Mario Toso, relatore all’apertura della Settimana sociale. Presentata l’enciclica sociale di papa Benedetto XVI
“Un’enciclica dirompente, che ha tutte le potenzialità per diventare una nuova Rerum Novarum”. Non ha usato mezzi termini don Mario Toso, professore ordinario di Filosofia sociale alla Pontificia università salesiana di Roma, per descrivere l’enciclica di papa Benedetto XVI “Caritas in veritate”.
Per don Toso, nominato appena due settimane fa nuovo segretario del Pontificio consiglio Giustizia e pace, l’ultimo documento di papa Ratzinger è passato un po’ troppo in sordina nel mondo cattolico: “Secondo questa enciclica il primo e principale fattore dello sviluppo è l’annuncio di Cristo. Per questo se si vuole vera giustizia sociale bisogna prima di tutto leggere e rileggere questo documento. Tutti i cattolici sono chiamati ad approfondirne il testo, per vivere un nuovo umanesimo cristiano in grado di superare l’etica secolare”.
E proprio alla lettura e all’approfondimento della “Caritas in veritate – lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale nella carità e nella verità”, la diocesi di Cesena- Sarsina ha dedicato la sua quinta settimana sociale cesenate. Un ciclo di quattro incontri, uno per ogni lunedì di novembre, inaugurati da don Toso lunedì 9 nella sala Pinacoteca della Cassa di Risparmio, in via Tiberti a Cesena.
Il professore salesiano nel corso dell’incontro non ha risparmiato critiche al mondo cattolico: “Se vogliamo costruire un umanesimo cristiano, principale forza allo sviluppo dei popoli, dovrebbe esserci un’evangelizzazione costante a tutti i livelli. Una seria catechesi degli adulti, in grado di formare persone dotate di spirito critico e pronte a denunciare il male, anche nella Chiesa, dedicandosi alla costruzione della propria comunità. Persone che vivano appieno l’anti-convenzionalità del Vangelo”.
Don Toso ha sferzato all’azione e all’impegno i cattolici di ogni ambito: “Come possono certe istituzioni cattoliche, scuole fondazioni o seminari, costruire un umanesimo cristiano basandosi anche su antropologie non cristiane? Quante parrocchie spendono energie in opere e attività di basso cabotaggio anziché investire nell’alta formazione? E come possono certe banche, che si definiscono eredi delle casse rurali, limitarsi a dare credito solo ai più forti o in presenza di garanzie spropositate? Il concetto di fraternità va coniugato anche a livello di credito cooperativo. Una parte del mondo cattolico, ormai, si è un po’ infangata in certe mentalità, quelle degli stipendi spropositati per i vertici di istituzioni e banche”.
Per vivere in pieno il Vangelo bisogna andare controcorrente. Per questo don Toso invita tutti i cattolici a farsi portatori di una nuova morale: “Il pontefice vuole avviare una rivoluzione morale e spirituale in grado di portare i cittadini a vivere il bene comune. Per questo il Papa indica una serie di dicotomie da superare. Prima di tutto quella tra etica e verità, contro chi sostiene che si possa vivere in modo etico senza riconoscere la verità. Poi la dicotomia tra etica personale ed etica pubblica, superando il retaggio di Tommaso Hobbes: i vizi non diventano legittimi se restano sul piano personale. E ancora la dicotomia tra etica e consenso civile, non basta una maggioranza per definire cosa è etico, quella tra famiglia e giustizia sociale, la dicotomia di chi difende la vita o l’ambiente solo in certe occasioni, quella tra cultura e natura umana. Infine la dicotomia tra etica e tecnica: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è lecito”.
Il finale è un invito a “globalizzare la figura di Cristo”: “Questa enciclica vuole una trasfigurazione dei cristiani in tutti gli ambiti della società, un umanesimo cristiano tragico ed eroico. Operazione difficile oggi, tempo in cui molti valori sono andati perduti, e dai tempi lunghi. Questa l’enciclica comunque non salverà il mondo. A salvarlo sarà Gesù, unico artefice dello sviluppo integrale”.
Michelangelo Bucci
Con parole concrete leggo solo ciò che si riferisce all’atteggiamento delle Banche, prigioniere del concetto di garanzia solo in termuni di capitali. Concetto e conseguente comportamento cieco, che non aiuta i giovani imprenditori e in ultima analisi l’economia della Nazione. E quando l’anello si chiude, l’interesse stesso della Banca. Vorrei vedere desunti dall’enciclica altri esempi concreti di applicazione ed etica cristiana. Sottoforma di progetti concreti, altrimenti resta tutto nel vago e non si capisce.
Alberto Busato