“Il Consiglio comunale è cambiato”
Intervista al consigliere di minoranza Antonio Prati (Udc)
CESENA - Antonio Prati non è certo un novellino della politica. Per 15 anni, dal 1975 al 1990, ha fatto parte del Consiglio comunale di Cesena tra i banchi della Democrazia Cristiana.
Eppure, al rientro a palazzo Albornoz dopo quasi 20 anni, l’attuale capogruppo dell’Udc ha trovato oggi un Consiglio che poco o nulla ha a che spartire con quello di un tempo.
“Dalle riforme Bassanini in poi – spiega – il ruolo del Consiglio comunale è cambiato profondamente. Un tempo eravamo chiamati a votare qualsiasi cosa, anche l’acquisto della carta igienica del Comune, con ordini del giorno di 200 punti e oltre. Oggi, invece, il Consiglio si esprime solo su grandi temi come il Piano regolatore o il bilancio. Il resto sono ordini del giorno e interpellanze, mentre il grosso dell’attività resta in capo a Sindaco e Giunta, che hanno grandi poteri. Così noi consiglieri, spesso, veniamo a conoscenza di molti provvedimenti direttamente dai giornali”.
Il rapporto tra capigruppo e giunta comunale è diventato così ancora più importante di un tempo. Un rapporto che Prati non giudica entusiasmante: “Qualche spiraglio da parte del sindaco c’è stato, ma penso che di “ascolto, dialogo e soluzioni”, per parafrasare il motto della campagna elettorale di Paolo Lucchi, fino ad ora se ne sia visto ben poco. Pensiamo solo al modo con cui il sindaco ha affrontato la questione dell’apertura dei negozi il giovedì pomeriggio e la domenica. O come la maggioranza abbia fatto quadrato nel respingere le critiche dei diversi comitati su traffico e parcheggi”.
A proposito di viabilità e sosta, qual è la posizione dell’Udc?
“Non troviamo giusto che tutta la fascia di parcheggi a nord della città sia stata messa a pagamento. Ormai gli unici posti auto gratuiti si trovano al di là della ferrovia. Siamo contrari inoltre alla scomparsa dei parcheggi dal cuore del centro storico. Piazza della Libertà dovrebbe essere riqualificata come previsto dal piano vincitore del concorso d’idee del 2003, con due piani di parcheggio sotterraneo, uno per residenti e uno no. Allo stesso tempo, però, bisognerebbe ripensare il traffico d’attraversamento sui viali attorno alle mura, dalle vie Cavallotti e Padre Vicinio da Sarsina ai viali Carducci e Finali. In ogni caso il traffico e la fame di posti auto sono strettamente legati a pianificazioni sbagliate fatte in passato. Non saremmo arrivati a questo punto se negli anni ’70 si fosse dato seguito alle ipotesi di trasferimento dell’ospedale o dello stadio Manuzzi”.
Su questi temi in città sono attivi diversi comitati. Come dovrebbero essere coinvolti i cittadini?
“Noi abbiamo sempre pensato al sistema di democrazia deliberativa caldeggiato dal professore Stefano Zamagni. E’ positiva, comunque, la decisione di non far venir meno l’esperienza dei quartieri, trasformati in punto di riferimento per le richieste dei cittadini. Peccato che i quartieri si ritroveranno a dire quasi sempre di no. Significativo il fatto che, per mancanza di progetti esecutivi, l’Amministrazione abbia ridotto di 320mila euro, sui 400mila previsti inizialmente, il budget riservato alle opere da realizzare nei quartieri”.
Ci sono politiche dell’Amministrazione che richiedono un cambio di rotta?
“Andrebbe rivisto del tutto il ruolo di Cesena capocomprensorio, guardando al futuro, dopo che la scorsa Giunta su questo tema non ha fatto nulla. Non cedere le proprie reti ad Hera è stato un atto importante, ma sarebbe stato meglio vendere la nostra partecipazione nella società qualche anno fa, quando le azioni avevano un valore più elevato. Ora come ora il sindaco si trova in conflitto d’interessi: deve pensare a difendere le reti pubbliche ma anche a fare cassa. Pensiamo poi alla società Avm che raggruppa Atr con le altre aziende di bus vicine: rischia di diventare una Hera del trasporto pubblico. O al Teatro Bonci gestito da Ert, all’aeroporto di Forlì al quale Cesena copre una parte di debiti, al sistema fieristico che sarebbe da ripensare del tutto, dato che anche grandi fiere come Bologna sono in crisi. Per non parlare della sanità e dell’Area Vasta che, con il laboratorio unico di Pievesestina, ad oggi non ha prodotto grandi economie o fornito servizi migliori. Ecco, penso che su tutti questi grandi temi sovra-comunali manchi una visione globale del futuro”.
L’occasione per riflettere su di una nuova idea della città potrebbe essere il percorso che porterà al nuovo piano regolatore?
“Di nuovo Prg si parlerà solo nel 2010, prima l’Amministrazione deve completare le varianti al vecchio piano. In ogni caso a Cesena i privati hanno già speculato tanto negli anni passati mentre le aziende sono rimaste al palo, aspettando invano aree produttive. Salvo poi trasferirsi appena fuori i confini comunali. Al di là del Prg, l’Amministrazione dovrebbe impegnarsi in modo forte nell’affrontare la burocrazia, snellendo molti passaggi. Il sindaco lo ha promesso, spero che coinvolga l’opposizione in questa partita”.
Come valuta i primi provvedimenti della Giunta Lucchi, rivolti al sociale?
“L’attenzione è positiva, ma i contributi andranno solo a 88 famiglie in tutto, quelle con quattro o più figli. Bisognerebbe andare oltre, adottando ad esempio il “modello Parma”. Nel capoluogo emiliano hanno ridefinito gli Isee, usati per l’accesso ai servizi, aumentando il parametro per i figli successivi al primo, anziché diminuirlo come avviene in genere”.
Una considerazione sull’Udc. Come sta andando la fusione con l’area della Rosa per l’Italia?
“Ad oggi siamo già oltre. Nell’ultima tornata elettorale abbiamo cercato di far leva sull’elettorato cattolico, ma ormai la diaspora c’è stata e molti ex Dc sono stati eletti nei grandi partiti dei due poli. Noi restiamo al centro moderato, né con gli uni né con gli altri, rimanendo aperti alla creazione di un polo liberaldemocratico che possa ricomporre varie forze. Nel centro sinistra ora c’è fermento per l’addio di Rutelli al Pd. Ma anche a destra ci sono parecchi mal di pancia. Le nostre porte restano aperte”.
Michelangelo Bucci