Il Vangelo visto da un laico
La parola “Fede”
di Alberto Busato
Commento al Vangelo di domenica 8 novembre 2009.
Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44)
In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle Sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri, Tutti, infatti, hanno gettato parte del loro superfluo. Lei, invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Don Oreste Benzi riguardo a questo brano faceva osservare come noi nel dare ad opere buone il superfluo di ciò che possediamo, in realtà non diamo tanto il superfluo, ma l’inutile o l’inutilizzabile per noi. Come quando, per esempio, mandiamo vestiti smessi alle Missioni. Associamo all’opera buona un favore a noi stessi sbarazzandoci della moda vecchia per far posto alla nuova. Va bene, un pensiero di “buon riciclo” c’è, ma è inutile gloriarsi tanto per questo tipo di elemosina.
Rischiamo di assomigliare agli Scribi desiderosi di omaggi. I quali equivocano sulla Fede che proclamano, una Fede che per essere valorizzata ha bisogno della “visualizzazione”, come si direbbe oggi, cioè del mettersi in mostra. Ma Gesù insegna che la parola “Fede” non deve essere intesa come l’adesione, anche convinta, ad un “sistema religioso”, come una mostrina da attaccare sulla veste per la quale andar fieri, ma piuttosto come “la fiducia” nel Dio della Provvidenza.
E’ ciò che testimonia la vedova povera. Essa dà in elemosina tutta la sua piccola sostanza, quella che serviva al suo immediato sostentamento. Evidentemente, nel suo cuore c’era la certezza che Dio non la avrebbe abbandonata, c’era la certezza d’essere perennemente sotto lo sguardo della Provvidenza.
Purtroppo questo atteggiamento di Fede oggi manca. E proprio nei giovani, nelle coppie che vorrebbero sposarsi e in quelle sposate che vorrebbero avere figli. “Non è questo il momento, il lavoro è precario, la casa non c’è”. Certo, questa situazione è un “deterrente” al quale in primis lo Stato dovrebbe studiare i rimedi. Ma da parte dei giovani, non c’è un progetto di coppia, e si prende il mondo così come si offre. Senza una volontà di modificarlo con un disegno in cui sia presente Dio. Si lascia decidere tutto ai numeri e alle statistiche dimenticando la Provvidenza e la necessità di una Fede nel senso di Fiducia.