Il Vangelo visto da un laico
Il Maestro
di Alberto Busato
Commento al Vangelo di domenica 5 luglio 2009.
Dal Vangelo secondo Marco (6.1-6)
In quel tempo Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?» Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere alcun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
I discepoli chiamavano Gesù con l’appellativo di Maestro. Avevano ben chiaro il ruolo di Gesù nei loro confronti e nei confronti della gente: Gesù insegnava. Con la parola e con l’esempio. E ora il brano che abbiamo letto sottolinea questo aspetto della missione di Gesù: Gesù insegnava nella sinagoga e nei villaggi. Si può dire allora, che la missione di Gesù si esplicava attraverso l’insegnamento.
E qui dobbiamo fare una duplice osservazione, dopo esserci posta la domanda: “Insegnamento riguardo a che?”. Evidentemente la prima osservazione è “riguardo al perfezionamento della Legge antica richiesto dalla Nuova Alleanza di Dio con gli Uomini”. Ma Gesù insegnava nella sinagoga, quindi insegnava sui Vecchi Testi, sulla Legge antica dei profeti d’Israele. Il punto di partenza del suo messaggio nuovo. Il “nuovo” per essere “garantito” non può che svilupparsi dalle radici del vecchio “consolidato”, non può che essere una evoluzione che tenga conto dei valori già acquisiti e conquistati, già “rivelati”, se vogliamo. La rivelazione di Dio è costituita da successive fasi, quella attraverso i profeti, quella attraverso il Figlio di Dio, quella attraverso la Chiesa. Alla quale è devoluta l’estensione del messaggio attraverso i tempi.
Ogni fase è legata alla precedente. E’ qui il concetto di insegnamento: legare il nuovo al vecchio, l’attuale al precedente. E allora, se vogliamo concludere con le esperienze viste e constatate nel mondo in questi ultimi decenni, ci convinciamo di come le “nuove dottrine”, presentate come conquiste “civili” dai nuovi profeti, siano state concepite e impostate erroneamente. In modo dichiaratamente avulso e in contraddizione con le affermate filosofie del passato. Si è voluto far credere che il “progresso” cancella l’esperienza dei secoli, anziché essere una logica evoluzione del pensiero dell’umanità consapevole delle parole e del metodo d’insegnamento di Gesù. Cancellare l’esperienza del passato e dimenticare le proprie radici significa cancellare una parte dell’Umanità nella presunzione di creare un “uomo diverso” da quello creato da Dio. Una grande bestemmia.
I nuovi falsi maestri, nella loro boria, non se ne rendono conto. Sta a noi cristiani porre con forza dinanzi agli occhi del mondo la nostra identità, quella identità che nei principi fondamentali è l’identità dell’umanità creata da Dio, sancita dal primo comandamento: “Non avrai altro Dio fuori di me”.