Stili di vita
di Francesco Zanotti
“Come credenti non possiamo non desiderare che i giovani che guardano al matrimonio trovino anche l’aiuto dell’intera società dove vivono”.
Sono parole del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), pronunciate nell’omelia durante la messa presieduta giovedì della scorsa settimana a Cotronei (Crotone), a conclusione del Convegno organizzato dall’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia.
Certo, ha proseguito il presule, “le responsabilità sono di ciascuno”, ma “conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti”.
Anzi, ha ribadito con forza il cardinale Bagnasco, la Chiesa “ne parla con quel vento di profezia che è particolarmente urgente nel mondo contemporaneo, nel quale la realtà della coppia, e del matrimonio e della famiglia, ma direi dell’amore nel suo complesso, sembra essere affrontata dalla cultura e dal costume in modo relativistico ed emotivo. Come se il valore oggettivo di certi beni fosse vecchio e superato, e la ricaduta generale delle scelte personali non esistesse o, quanto meno, fosse irrilevante”.
Modelli di comportamento: sta qui una delle chiavi di interpretazione dell’intero intervento dell’arcivescovo di Genova. In mezzo alla bufera scoppiata sul caso del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e davanti a una deriva che pare investire buona parte della classe politica italiana fra scandali pubblici e privati, il richiamo all’esempio pare quanto mai opportuno. Come anche la presentazione di ideali alti e nobili, esigenti, che fanno avvertire grande stima verso la nuove generazioni.
È tornato in argomento anche papa Benedetto XVI, durante l’udienza di mercoledì scorso. Il Santo Padre ha sottolineato “l’importanza dei valori etici e morali nella politica”. In poche parole, non sono indifferenti i comportamenti di chi riveste incarichi pubblici. Anzi, si tratta di azioni che vengono prese ad esempio da chi si prepara al mondo del lavoro. Nessun moralismo, per carità, ma un richiamo, forte e chiaro, a uno stile di vita sobrio, essenziale, basato più sull’agire che sulle polemiche e le relative smentite.
Occorre una visione aperta e lungimirante sulla società che tenga conto non solo della maggioranza,ma di tutti, a partire dai più poveri. Non si può invocare il consenso delle folle come giustificazione a modelli a dir poco discutibili. Visioni emotive e relativistiche, come ha ricordato il presidente della Cei, non aiutano i giovani a farsi un’opinione corretta del mondo in cui sono chiamati ad esprimersi al meglio.
Si deve avere a cuore sempre e comunque il bene comune, che non è la somma di quello dei più o di chi ha votato una parte politica o l’altra, ma “essendo comune non è divisibile, perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo”. Insieme, senza lasciare indietro alcuno.
Ben a proposito vengono le parole del cardinale Angelo Bagnasco. Oggi si è fatta strada una “cultura”, figlia della mancanza di cultura. La vera cultura si è persa a partire dalle aule universitarie, ove la materia “Filosofia dello Stato” ha perso consistenza insieme al significato profondo che riveste questo studio. Non posso evidentemente addentrarmi nel problema in un Post; toccherò soltanto il punto della famiglia. Lo Stato ha interesse a ben definire e promuovere il concetto di famiglia, come il più piccolo elemento sociale cui è attinente il concetto di “amministrazione”. Il quale può essere posto nelle sue funzioni soltanto con un atto giuridico detto “matrimonio” di un uomo con una donna. In quanto solo in questo modo si raggiunge il fine primario della continuità della specie protetto dalla legge. La quale si deve quindi occupare di predisporre ogni facilitazione atta a perseguire lo scopo delle unioni matrimoniali (in quanto lo Stato ha interesse a che si formino le famiglie). D’altro lato, i contraenti matrimonio, nel momento di questo atto, devono avere formulato un “progetto condiviso” per la famiglia che vanno a costituire. Un progetto, atto a tendere di realizzare ogni aspetto promozionale dell’unione: i figli, la loro educazione, la realizzazione personale, la cultura, l’economia, l’ intrapresa, il lavoro, l’aiuto reciproco, ecc. In una parola: l’amministrazione della cellula famigliare. Solo attraverso il buon funzionamento di questi “motorini primi” (le famiglie) la Stato può diventare il grande motore del progresso (civile, materiale, morale)
Alberto Busato