Istruzione e accoglienza sui banchi

Alla fine dell’anno scolastico, tentiamo un bilancio sull’integrazione. Abbiamo ascoltato i pareri dei dirigenti scolastici di Mercato Saraceno e dell’Oltresavio di Cesena, Stefania Rossi e Luigi Migliori. Con gli alunni stranieri importante il ruolo delle mediatrici

Chiusura della scuola, tempo di bilanci. Quali cambiamenti ha portato la presenza di bambini stranieri nelle scuole di Cesena? Quali progetti è stato necessario mettere in atto per rendere possibile l’integrazione? Infine, come hanno arricchito il tessuto sociale i bambini stranieri e le loro famiglie?

La presenza di bambini stranieri nelle scuole cesenati è un fenomeno avviatosi circa dieci anni fa, con percentuali di presenza in progressiva crescita. Questo fatto ha fornito l’occasione per guardare a noi stessi e chiederci quali sono le condizioni che rendono il nostro territorio, in particolare attraverso il sistema scolastico, capace di aprirsi autenticamente a persone di cultura e nazionalità diversa dalla nostra. Abbiamo affrontato la questione con alcuni dirigenti scolastici e insegnanti delle scuole di Cesena.

L’esperienza di Mercato Saraceno

“Ogni attività didattica è il luogo di una possibile integrazioneâ€, afferma la professoressa Stefania Rossi, dirigente dell’Istituto Comprensivo Statale di Mercato Saraceno. Nel suo circolo la presenza di stranieri anche per questo anno è stata una delle più alte: 9,5 per cento a Bagno di Romagna e Verghereto, più del 10 per cento a Sarsina e oltre il 15 per cento a Mercato Saraceno. Sommando i dati forniti dall’istituto per le scuole d’infanzia, primarie e secondarie, su un totale di mille e cinquecento studenti, 178 sono di origine straniera.

“Oltre agli insegnamenti quotidiani in classe, gli alunni stranieri sono stati coinvolti in laboratori di teatro, musica, disegno e giocoâ€. Questi progetti rappresentano una reale possibilità di accoglienza ed espressione per gli studenti svantaggiati dalla ridotta conoscenza della lingua italiana.

Mediatrici culturali

La scarsa conoscenza dell’italiano riduce la possibilità di comunicazione e può essere fonte di solitudine e chiusura per i bambini stranieri che varcano per la prima volta la soglia della scuola. Il II Circolo di Cesena a tale proposito ha attivato il progetto di prima alfabetizzazione “Torre di Babele†rivolto agli alunni stranieri con scarsa conoscenza dell’italiano. Nel plesso della “Dante Alighieri†si sono formati due gruppi gestiti da due mediatrici linguistiche, insegnanti di ruolo del circolo stesso. Il progetto è stato svolto nell’arco di tre mesi, a partire da marzo, una o due volte la settimana, per un totale di 38 ore.

“Ho lavorato con un piccolo gruppo di alunne: tre di classe terza e una di classe quarta, ma tutte con una grande voglia di capire e di imparare – spiega Paola Foglieri, insegnante e mediatrice culturale -. È stato necessario differenziare il lavoro a causa dei diversi livelli raggiunti nella padronanza linguistica. Tutte le alunne hanno dimostrato entusiasmo e soddisfazione ogni volta che riuscivano a comprendere un termine nuovo, quando erano in grado di comunicare semplici esperienze personali e quando potevano trasmettere relative notizie al loro Paese. All’interno del gruppo si è creato un clima di fiducia e di collaborazione che ha reso più piacevoli tutte le attività proposte, migliorando anche la socializzazione all’interno della classeâ€.

L’insegnante spiega come spesso i bambini siano il ponte per la conoscenza della lingua anche per le famiglie di origine. Nei casi in cui i genitori, spesso le mamme, a casa seguano il figlio nello studio della lingua, accelerano notevolmente i tempi di apprendimento dei bambini e allo stesso tempo i genitori acquisiscono maggiore proprietà di linguaggio.

Ma facciamo un passo indietro e focalizziamo l’attenzione su un momento decisivo per gli alunni stranieri, cioè il loro inserimento al momento del primo ingresso nella scuola. Nelle classi arrivano, anche in corso d’anno, alunni di 6-7 anni con una breve o nessuna precedente esperienza scolastica. Altri giungono più tardi, a 9-11 anni, e per loro la frattura con la propria terra d’origine è più evidente.

Circolo Oltresavio

Nel Circolo Oltresavio per l’anno scolastico 2008-09 la percentuale di alunni stranieri nelle scuole primarie è stato superiore all’11 per cento (111 alunni stranieri su un totale di 954). L’incidenza maggiore è stata quella presente presso la scuola Moretti (12,6 per cento) e in valore assoluto presso l’Alighieri dove sono 46 gli alunni di origine straniera. I Paesi di provenienza dei bambini sono prevalentemente quelli dell’est Europa e del nord Africa, Marocco, Tunisia, Algeria. Nella fase di inserimento è importante conoscere la storia scolastica, personale e linguistica del nuovo alunno.

Il livello di conoscenza della lingua andrà a incidere sulle possibilità di apprendimento e deve essere oggetto di riflessione per individuare in quale classe inserire il bambino. Ma questo non sembra sufficiente. “Le indicazioni ministeriali – spiega il professore Luigi Migliori, dirigente del Circolo Oltresavio – suggeriscono di inserire i bambini nella classe di età di appartenenza o in quella inferiore. La scarsa conoscenza della lingua, per quanto rappresenti una difficoltà per gli studenti stranieri, non è l’unico aspetto da tenere in considerazione. Il primo inserimento deve tenere presente anche il fattore culturale e i diversi stili di vita che derivano dai Paesi di origine. Il livello di conoscenza della lingua italiana incide sull’apprendimento, ma ritengo necessario prediligere, per favorire l’integrazione, l’inserimento nella classe di età dell’alunno. Questo nel tempo diminuisce il rischio di isolamento e favorisce le relazioni con i coetaneiâ€.

La presenza degli alunni stranieri rappresenta un’opportunità per riportare maggiore attenzione alle politiche scolastiche. Dal breve viaggio effettuato nel nostro territorio, pare di capire che si è in grado di integrare i bambini stranieri nelle scuole nella misura in cui si è consapevoli della propria identità, soprattutto culturale, e anche se si è in grado di agire in modo organico sull’intero sistema scolastico. Anche nella scuola sembra poter essere vero l’assunto che quanto si è più accoglienti con chi è diverso da noi tanto più acquisisce consapevolezza di noi stessi.

Elisa Romagnoli

6 risposte a “Istruzione e accoglienza sui banchi”

Commenti

  1. Alberto Busato 30 giu 2009 / 19:16

    “Dal breve viaggio effettuato nel nostro territorio, pare di capire che si è in grado di integrare i bambini stranieri nelle scuole nella misura in cui si è consapevoli della propria identità, soprattutto culturale, e anche se si è in grado di agire in modo organico sull’intero sistema scolastico.”

    Con queste frasi che non si sa cosa significhino, non si risolve niente!
    Alberto Busato

  2. francesco zanotti 01 lug 2009 / 19:09

    Carissimo Busato, forse non ci siamo espressi al meglio, ma credo che lei condivida in pieno quello che volevamo dire. Cioè, che solo se si è ben coscienti della propria identità, senza rinunciare a nulla, ci si può confrontare con serenità con chi proviene da un’altra cultura. Cordialità.
    Francesco Zanotti
    direttore

  3. Alberto Busato 01 lug 2009 / 22:10

    Caro Direttore,
    provo a “tradurre”: se “essere coscienti della propria identità senza rinunciare a nulla” significa “conoscere la storia, i valori, la cultura, il credo cristiano, nei quali siamo nati, cresciuti e abbiamo formato la nostra mentalità, il nostro modo di essere, di pensare, di giudicare, in una parola, abbiamo la coscienza di appartenere a una Civiltà che siamo propensi a sostenere, difendere e divulgare (spiegazione di “senza rinunciare a nulla”), allora i casi sono due: 1) Abbiamo a che fare con bambini provenienti da diversa cultura; 2) abbiamo a che fare con adulti provenienti da diversa cultura. Nel primo caso, che è quello che sembra interessare, avendo di mira la sbandierata integrazione, non abbiamo nulla “da confrontare con serenità”, ma semplicemente da insegnare. Oppure, rinunciamo a parlare di integrazione. Nel secondo caso l’integrazione ce la scordiamo in partenza. Naturalmente parliamo dell’Islam, perché gli asiatici non danno problemi. Ma c’è dell’altro. L’Islam è cresciuto per la debolezza della controparte cristiana intimorita dalla sua violenza. Finché la Cristianità non capì che occorreva unire le forze in una opposizione decisa (Battaglia di Lepanto). Chi usa la violenza per intimorire, non è pronto a nessun colloquio finché non incontra pari forza. Ma abbiamo sentito le maestrine rinunciare ai Presepi per “rispetto” dei bambini islamici! Ecco perché “senza rinunciare a nulla” o peggio “confrontarsi con serenità” Sono frasi vuote, anzi risibili. E come tali percepite “dall’altra cultura”. Perché “i figli delle tenebre sono più astuti dei figli della luce!”
    Alberto Busato

  4. francesco zanotti 02 lug 2009 / 12:46

    Quello che io le ho detto non ha nulla da spartire con “le maestrine che hanno rinunciato ai presepi”. Non posso condividere, comunque, le sue parole. A mio avviso senza dialogo non si va da nessuna parte. Ovviamente ci vuole chi desidera dialogare. Se ci si arrocca, si starà solo in difesa. Io non mi sento in difesa, da niente e da nessuno. La questione penso riguardi molto noi e non tanto gli altri. Abbiamo annacquato noi stessi e poi temiamo chi ci sta davanti. E’ solo la logica conseguenza. La saluto.
    Francesco Zanotti

  5. Alberto Busato 02 lug 2009 / 14:18

    Non ho detto che non bisogna fare il dialogo, e la seconda parte del tuo messaggio, Caro Direttore, è esattamente quello che dico io: non arroccarsi e non essere in difesa! Ma far valere la propria identità, ciò che non è stato fatto e non si fa (però non ho notizie recenti e non so se è avvenuta qualche resipiscenza). La mancata integrazione degli islamici spesso è colpa nostra, perché non la vogliamo con forza e cediamo di fronte a quello che chiedono e che non va nel senso della integrazione. Come diceva Krusciov il soldato sale sul pendio facendo leva sulla propria baionetta, finché questa s’infigge sul terreno. Quando trova la roccia il soldato si ferma! Noi siamo tutto fuorché rocce! Per quanto riguarda la prima parte del tuo messaggio, i bambini “d’altra cultura” che vanno a scuola devono essere trattati come gli italiani. Cent’anni fa, ma anche meno, si presentavano in prima elementare bambini italiani che non sapevano l’italiano e ne uscivano che lo sapevano. Perché oggi non avviene? Perché la Didattica è regredita a causa dei cattivi maestri e della sbagliata psicologia dell’aprendimento. Troppe chiacchiere e poca operatività. Cordialissimi saluti
    Alberto

  6. Benzi Bruno 03 lug 2009 / 16:33

    Molto probabilmente gli insegnanti devono seguire un corso
    per comprendere gli islamici. Non ne hanno alcuna idea.
    Conosco il mondo inslamico da 35 anni. Hanno la loro religione
    che ritengono la vera ed unica. I genitori parlano arabo
    con i figli, le bambine come diventano donne iniziano a fare
    il Ramadan. Della nostra religione, idee, crocefissi e presepi e
    Comunione a loro non fa nè caldo nè freddo. Se uno di loro
    cambia religione lo accusano di apostasia (…). Si devono integrare, bene. Devono sapere che vivono in un paese diverso dal loro, con leggi e religione diverse. Il
    presepe si fa, è parte della nostra cultura, il crocefisso rimane.
    (…) Vedete signore maestre, i libri di testo
    dei ragazzini che vanno a scuola nei paesi arabi si impara il
    corano che farà parte della loro vita fino alla morte. Un loro
    proverbio dice che se hai un amico non devi parlare di religione
    o politica.

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