Omelia del vescovo Antonio per la natività di San Giovanni Battista

Nella figura di San Giovanni Battista si rispecchia la missione della nostra Chiesa

La festa della natività di San Giovanni Battista, patrono della nostra città, è un momento importante per consolidare il legame profondo tra la comunità cristiana e la città tutta, un’occasione privilegiata offerta per sentirsi, come ho sottolineato più volte, sempre più ” Chiesa nella città”, partecipe della vita della città, con una missione verso questa città.

La presenza delle autorità, a cui va il mio grato e deferente saluto, è un segno eloquente di questo legame.

Vorrei rivolgere un saluto particolare al neo Sindaco, Paolo Lucchi. A lui, alla sua Giunta, a tutto il Consiglio Comunale, formulo sinceri auguri perché possano operare per il bene della città con passione, lungimiranza, disinteresse, assicurando, nel rispetto del ruolo proprio di ognuno, tutta la mia cooperazione nella costruzione del bene comune.

Consapevole dell’importanza di questo momento, ogni anno ho cercato di evidenziare un messaggio particolarmente rilevante per la città, legato alla figura del santo patrono.

Mentre m’interrogavo sul messaggio da proporre, non ho potuto non andare al tema che ci ha accompagnato tutto l’anno: “Amiamo e viviamo la Chiesa” e così si è fatto forte il pensiero di partire direttamente dalla Chiesa stessa in riferimento alla città, più che dalla società.

E’ alla Chiesa di Cesena che vorrei anzitutto parlare in ordine alla sua missione verso la società tutta, a partire dalla figura di Giovanni Battista. Chiesa di Cesena: che dice di te stessa in ordine a questa amata città? Che cosa vorresti comunicare? Come vorresti essere colta?.

So bene che la risposta non può che essere abbozzata, ma credo che anche solo questo possa essere utile.

In questa prospettiva vorrei vedere nella natività di Giovanni Battista la natività della nostra chiesa, nella sua missione cogliere l’essenza della missione e della testimonianza della Chiesa.

I Vangeli presentano Giovanni Battista soprattutto come precursore e testimone.

” Precursore” vuol dire uno che corre avanti, quindi fondamentalmente prepara, attende.

Il ” testimone” è di più: non cammina avanti, ma indica, fa vedere, quello che è presente, che sta davanti a noi come un mistero da comprendere e da interpretare.

Precursore e testimone: come a dire che Giovanni non trova la sua identità, la sua grandezza nell’attirare 1′attenzione della gente su di sé ma nell’orientare a Gesù.

Un giorno la gente chiese a Giovanni di presentarsi, di definirsi: ” Sei tu il Messia?”. Giovanni avrebbe potuto rispondere di sì; la gente lo avrebbe seguito, avrebbe avuto successo. Ma egli non esitò a rispondere: ” Io non sono quello che voi pensate che io sia! Ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di sciogliere i sandali” ( At 13.23). ” No, non sono io il Cristo. Non lo sono”.

Giovanni non va in prestito della sua vocazione dalla gente, dalle pretese delle persone; la sua identità l’ha ricevuta da Dio e consiste nell’essere riferimento per richiamare l’attenzione su Gesù.

Giovanni non è il Cristo, è semplicemente il precursore; Giovanni è solo lampada, mentre Gesù è la luce (cfr Gv 5,35); Giovanni è solo la voce, mentre Gesù è la Parola (cfr Gv 1,23); Gesù è lo sposo e Giovanni è solo l’amico dello sposo (cfr 3,29).

Ma c’è bisogno della lampada fino a che non spunta il sole; c’è bisogno della voce, fino a che la Parola non è stata accolta e capita; c’è bisogno dell’amico dello sposo perché la sposa possa incontrare lo sposo.

Giovanni è indice puntato su Gesù, voce che ne indica la presenza , capace di orientare tutta la vita. A due suoi discepoli, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio”. E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. (cfr Gv 1,37-38).

Voce e amico dello sposo . Sotto queste due caratteristiche di Giovanni Battista vorrei richiamare la missione della nostra Chiesa.

Come Giovanni, la Chiesa voce.

Nel vangelo Giovanni si definisce “voce di uno che grida” ( Gv 1,23), mentre Gesù è detto ” Parola di Dio” ( cfr Gv 1,14).

Partendo da qui Sant’Agostino sviluppa il rapporto tra Giovanni e Gesù.

Voce e parola. La voce passa, la parola rimane. La parola è il presupposto della voce, la voce porta la parola all’altro. Soltanto la parola entra in lui e rimane. La voce è per così dire solo veicolo della parola. La voce serve la parola. Senza lo strumento della voce la parola non può camminare in questo mondo, non può penetrare in coloro ai quali è destinata.

La vocazione della Chiesa è di essere voce per la Parola, che è Gesù. Voce a tutti testimone di una presenza parlante che ove accolta genera gioia, perché portatrice di senso, di luce, di gioia, di speranza, di novità di vita.

Nella lettera pastorale riportavo un’affermazione dell’allora Card. J. Ratzinger: “La fondamentale liberazione che la Chiesa può darci è stare nell’orizzonte dell’Eterno, è l’uscire fuori dai limiti del nostro sapere e del nostro potere”. L’importanza e la bellezza della Chiesa è nell’aprirci sul mistero di Dio, che in Gesù salva l’uomo.

L’angelo Gabriele, apparendo a Zaccaria nel tempio e annunziandogli che Dio aveva esaudito il suo desiderio di avere un figlio e che questo figlio si sarebbe chiamato Giovanni, ossia “Dio fa grazia”, aggiunse “Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita”. Quella nascita è motivo di gioia perché legata a Giovanni c’è la salvezza portata da Gesù.

Il popolo, quando l’angelo apparve, stava fuori del tempio, era privo della Parola: da tempo ormai tacevano i profeti, mentre il popolo aveva un vivo bisogno di salvezza. Ma stava per venire la “voce” – Giovanni – che veicolava la parola, Cristo Gesù.

Credo che anche oggi, come allora, abbiamo bisogno di questa “voce” perché abbiamo bisogno della Parola di salvezza che è Cristo Gesù.

La crisi che attraversiamo, dall’economico, al degrado morale, al progressivo disgregarsi del tessuto sociale, all’emergenza educativa, ci interpellano seriamente e il tema di Dio, centrale nella fede e nella vita della Chiesa, per me diventa centrale, oggetto di una rinnovata attenzione. Con Lui o senza di Lui può cambiare tutto. Occorre interrogarsi in profondità, aprendosi al mistero, superando ciò che facciamo passare per ovvio, normale, abituale, frutto semplicemente delle proprie idee.

La Chiesa voce che richiama, che prepara, che indica una Presenza, quella di Gesù Cristo, inviato da Dio Padre, perché l’uomo trovi in lui il senso della sua vita.

La Chiesa sarà voce nella misura in cui sarà come Giovanni “l’amico dello Sposo” dell’umanità, che è Gesù. Lo sarà nella misura in cui vivrà nella compagnia umana, “Chiesa tra la gente”, appunto, come ci siamo detti tante volte, nella consapevolezza di una comunione di destino e nella misura in cui alla voce accompagnerà la testimonianza della vita, come Giovanni.

Invochiamo dal Signore, per intercessione del nostro Patrono, per la nostra Chiesa il dono di essere voce, a tutti testimone di una presenza, quella di Cristo, Parola che porta luce, che genera gioia, che suscita legami di fraternità e di solidarietà, che apre ad un futuro di speranza.

Antonio Lanfranchi
Vescovo di Cesena-Sarsina

Cesena, 24 giugno 2009

Pubblicato mercoledì 24 giugno 2009 alle 17:32

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