Continua il dibattito sull’ora di religione: non si possono dimenticare le radici cristiane

Carissimo direttore,
vorrei intervenire sul tema dell’insegnamento dell’ora di religione.

Non si possono studiare tutte le religioni e poi sceglierne una a seconda del gradimento: sarebbe come guardare da lontano dieci ragazze e decidere quale sposare! La fede si vive, non si studia.

Di quella che credo possa diventare mia moglie non studio il curriculum vitae, ma ci spendo volentieri del tempo insieme e investo me stesso nel nostro rapporto! Lettura dei vangeli apocrifi, formazione del Canone Biblico, interpretazione degli errori contenuti ne “Il codice da Vinci”, eutanasia, lotta all’Aids e ancora. Natura del matrimonio, diritto canonico, leggi per la famiglia. E poi tutto quello che c’entra con Dante, storia, filosofia, matematica e scienza.

Non un’ora persa, ma una grande occasione. L’occasione di stare a scuola da grandi protagonisti, per diventare uomini con una capacità di giudizio e critica.

L’Irc uguale al catechismo, una sciocchezza! A scuola non si fa catechismo, ma cultura cattolica, quella che impernia ogni libro contenuto negli zaini dei nostri ragazzi. Perché negare tutto questo? Perché stimolare all’allontanamento della nostra tradizione, perché favorire lo studio dell’Islam e del Buddismo tanto quanto quello cattolico? Meglio un confronto per riscoprire le proprie radici e comprendere meglio le culture che arrivano da lontano. Ma il confronto è possibile solo se si possiedono molti dati di partenza, soprattutto della propria esperienza. E allora perché ci affanniamo a studiare meglio la storia del nostro Paese quando parallelamente nel ‘700 e nell’800 nel mondo conosciuto accadevano fatti che segnavano interi popoli? Perché spendiamo tempo con Manzoni e non leggiamo interamente Dickens o i Miserabili? O ancora, perché nei licei studiamo solo il latino e non approfondiamo anche la lingua d’oc o d’oil? Semplicemente perché la nostra scuola non è priva di tradizioni, perché è italiana e perché come italiani sarebbe meglio conoscere la nostra storia, letteratura, tradizione e da qui partire.

Quante sciocchezze leggo nei siti degli agnostici razionalisti. L’aspetto che più mi rattrista è che ancora una volta gli adulti si sono messi a strumentalizzare i ragazzi per far passare solo un’ideologia. Mi dispiace che quelli che hanno liberamente scelto di non avvalersi dell’ora siano diventati il mezzo di altri per far passare il concetto di un’ora persa. E pensare che a scuola mi sono trovato a imparare oltre 400 nomi di ragazzi pur vedendoli circa 30 ore in anno. Quale prof universitario ricorda i volti e i nomi dei suoi alunni dopo un corso annuale con nove ore a settimana?

E poi, grazie al tanto scomodo prof di religione, i ragazzi hanno aperto i giornali, chiarito punti nodali sulle leggi, imparato a guardare tutto come buono e non sempre come una fregatura. Hanno studiato i Vangeli apocrifi, approfondito in compresenza al prof di Storia il protestantesimo, i nuovi movimenti religiosi, i caratteri settari di alcuni gruppi. Hanno cercato di capire perché c’è l’Immacolata Concezione, perché esiste l’infallibilità del Papa, troppe volte mal interpretata per ignoranza. Sono stati in grado di andare al cinema per guardare “Angeli e Demoni” conoscendo tutto su come funziona il Conclave, lì descritto in alcuni punti erroneamente. E ancora, studiando storia dell’arte hanno imparato a riconoscere i simboli cristiani, i santi con i loro particolari. Saper guardare la pianta di una chiesa e comprenderne anche la simbologia.

Vorrei suggerire al prof Marani di non accanirsi contro l’ora di Religione, ma eventualmente proporre dei lavori in compresenza. Esempio: sfruttare l’occasione dell’anno dedicato a Darwin per un approfondimento sull’evoluzionismo anche dal fronte cattolico. O forse si teme che con l’Irc crescano troppi giovani intelligenti con tendenze cattoliche?

Alla base del continuo dibattito attorno all’Irc c’è un forte equivoco. Non c’è lo scopo di un insegnamento dottrinale, ma il desiderio di educare alla tradizione che impernia il nostro Paese. Perché volenti o nolenti, atei o cattolici, musulmani o induisti, chi vive in Italia ha come punto di riferimento la Costituzione italiana e le tradizioni di un popolo che respira cristianità.

Che male c’è nella conoscenza? Vogliamo dei giovani che non sappiamo giudicare? Vorrei che i miei ragazzi potessero fare propri i contenuti della propria storia e poi scegliere se abbandonarli o trattenerli. Mi dispiace osservare come ancora una volta un insegnante abbia abbandonato la sua missione di educatore per essere vinto dall’ideologia. I docenti hanno il compito di offrire conoscenza attraverso l’esperienza e non di negarla.

Lettera firmata

Carissimo prof,
non posso che condividere le sue osservazioni.

Se non fosse che sull’ora di religione si sta realizzando una battaglia ideologica, nessuno starebbe qui a inquietarsi più di tanto. Ci sarebbe questa materia e non dispiacerebbe ad alcuno. Oggi, invece, chi non ama la Chiesa lavora su alcuni versanti divenuti molto sensibili: l’8 per mille, l’insegnamento della religione nelle scuole, le radici cristiane, i crocifissi nei luoghi pubblici, solo per citare i più noti.

Dovremmo impensierirci per queste battaglie? Dovremmo temere per il domani? A noi sta a cuore l’umanità nel suo complesso, cioè molto di più dei dibattiti di piccolo cabotaggio cui assistiamo ogni giorno. Andremo avanti per la nostra strada, convinti che prima o poi la verità emergerà.

Cordialità.

Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it

Pubblicato venerdì 12 giugno 2009 alle 00:01

3 risposte a “Continua il dibattito sull’ora di religione: non si possono dimenticare le radici cristiane”

Commenti

  1. Paolo Marani 13 Giu 2009 / 13:13

    Paragonare l’insegnamento dell’ora di religione a “prendere moglie” mi sembra, oltre che un accostamento azzardato, piuttosto sciocco e irrazionale.

    Se è vero che la fede va “vissuta” individualmente, a maggior ragione quando trascende e diventa cultura ed educazione deve essere studiata in maniera comparata e confrontata con le altre. Deve, non può.

    Si vorrebbe sostenere forse che dato che siamo italiani, e quindi verosimilmente affezionati alla nostra patria, dovremmo evitare di insegnare a scuola la storia di altri paesi e limitarci alla storia italiana ? Quale ottusa mente potrebbe sostenere mai questo ? Magari per paura di lasciare crescere sentimenti anti patriottici ?

    Non capisco perchè con l’insegnamento delle religioni non si debba avere lo stesso atteggiamento.

    Io abolirei in toto l’insegnamento della religione cattolica a scuola sostituendola con “storia delle religioni”, affidata a persone non di estrazione ecclesiale, ma a storici e filosofi, senza alcuna possibilità preferenziale di sostituirla con altri percorsi formativi.

  2. Alberto Busato 13 Giu 2009 / 21:31

    Sulla religione cattolica da insegnare o meno nelle scuole, occorrerebbe fare un’altra osservazione. Frequentando i forum, ascoltando dibattiti, conversazioni “intellettuali”, ecc. si sente una mole strabocchevole di falsità, pregiudizi, stereotipi, inesattezze, giudizi erronei, quando il tema verte sulla religione e sulla Chiesa. Nessuno ha la sensazione di essere “impreparato”, ma sfoggia la “sua” verità, come fosse la verità obbiettiva. Sa bene di non avere alcuna cultura derivante da studio, ciononostante crede nella cultura raffazzonata dal gossip imperante ed è convinto che quella sia la “vera” cultura in fatto di religione e di Chiesa. Ma se la sentirebbe questo “saggio” di parlare di matematica, di botanica, di storia, senza avere studiato queste materie? Eppure, al di là della fede, la Religione cattolica è una materia di studio. Questo si dovrebbe far capire. Prima di parlare (anche criticamente) di un qualsiasi argomento, occoprre avere di questo argomento un minimo di cognizione. Al ragazzo che rifiuta “l’ora di religione” bisognerebbe dire: «Guarda, vuoi essere libero di non studiare religione? Allora anche noi vogliamo essere liberi di non ascoltare critiche e giudizi in fatto di questa materia, che all’occasione ti verranno da esporre in forum e talk show, previa dotta elaborazione del “fai da te” (o piuttosto, “del sentito dire”)
    Albero Busato

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