La scienza scopre le impronte di Dio
Si è concluso il secondo ciclo di incontri “Dialoghi per la città” promosso dalla diocesi. Tantissima gente alla serata con il professor Antonino Zichichi
“In Francia il 70 per cento di un campione di persone col cellulare, fermate per strada, ha risposto che è il sole a girare attorno alla terra. Questa è la cultura moderna: telefonino e ignoranza”.
Con giudizi trancianti e grande capacità d’affabulazione il professor Antonino Zichichi lunedì sera ha chiuso la seconda edizione dei “Dialoghi per la città” promossi dalla diocesi di Cesena-Sarsina.
Il fisico siciliano, alla soglia degli 80 anni, ha parlato per due ore e mezzo sul tema “Ragione, scienza e tecnologia” in un’aula magna di Psicologia stipata di persone.
Partendo dal concetto di infinito, e dopo un breve excursus filosofico, Zichichi ha subito reso chiaro il suo pensiero: “La scienza è nata 400 anni fa, ieri l’altro agli occhi di uno storico, ed è stata scoperta dal cattolico Galileo Galilei. Fu il primo a definire la prima proprietà dell’infinito: una parte è uguale al tutto. Un concetto rivoluzionario per chi, come noi, è abituato a ragionare di cose finite, numerabili. Nessuno prima di lui aveva scoperto una legge fondamentale della natura, parte di quelle che lui chiamava ’le impronte del creatore’”.
Lo scienziato pisano riuscì là dove molti avevano fallito facendo fare un bagno di umiltà alla propria intelligenza: “Per millenni le più grandi intelligenze del pianeta avevano pensato che le grandi verità fossero scritte nelle stelle e non nelle pietre. Ma le pietre chi le ha fatte se non il creatore? E a quale civiltà erano mai mancate le pietre, lo spago o piani inclinati usati da Galileo? O misurato, come lui, il tempo con il polso? Avrebbero potuto farlo anche i cavernicoli! Ma tutti hanno peccato di arroganza intellettuale, greci inclusi, pensando che la sola intelligenza bastasse per capire il mondo. Così a scoprire la scienza è stato il cattolico Galileo che definiva le leggi fondamentali della natura come le impronte del creatore”.
Saltando a piè pari le polemiche tra Galileo e la Chiesa del tempo, Zichichi ha proseguito il suo intervento con una critica all’Illuminismo e alla pretesa della matematica di voler scoprire come è fatto il mondo: “Solo dopo duecento anni di grandi scoperte riproducibili, elettricità, magnetismo e ottica, il fisico Maxwell riuscì a sintetizzarle in modo rigoroso in 4 equazioni, scoprendo la radice comune dell’elettromagnetismo. Ma a posteriori. Maxwell poi non si accorse della proprietà di invarianza delle sue equazioni, opera di Lorentz, che lega spazio e tempo, non separabili. La trasformazione della massa in energia, come quando si mangia, può avvenire solo se spazio e tempo non sono entrambi reali, ma uno dei due è immaginario. Einstein ci credette fino in fondo, portando avanti nei suoi studi l’invarianza di Lorentz. Mentre se il mondo avesse seguito le idee di Kant la vita non sarebbe stata possibile”.
Zichichi non è stato tenero nemmeno con gli evoluzionisti: “Quanti milioni di anni avremmo dovuto aspettare affinché, per evoluzionismo biologico, l’essere umano potesse arrivare a volare al doppio o al triplo della velocità del suono? O arrivasse a sviluppare una visione tale da fargli osservare, dalla terra, il lato nascosto della luna? L’uso della scienza e l’interpretazione delle leggi fondamentali della natura hanno permesso una forma di evoluzionismo culturale che batte 100 a zero quello biologico. Io non sono contro il darwinismo, dico solo che non è scienza. Per esserlo dovrebbe esistere un sistema di equazioni legato ad esso che ci dimostri come si passa dalla materia inerte a quella vivente. Ad oggi questo secondo big bang, dopo il primo che riempì l’universo di un numero di stelle pari a 10 alla 22esima potenza, non è stato ancora spiegato da nessuno”.
Michelangelo Bucci
