Il Fondo di solidarietà per le famiglie e la tenerezza di Dio verso gli uomini

Caro direttore,
mi piace definire “una tenerezza di Dio” l’intuizione della Chiesa di istituire un Fondo di solidarietà per andare incontro a chi vive situazioni di indigenza grave a causa della crisi economica che incombe su chi sopporta già una povertà materiale e di integrazione sociale.

“Vieni, prendi con gioia e generosità ciò che c’è, condividi il sollievo tangibile di un aiuto economico e riparti con fiducia”. Questa è la gioia del donare, snellendo le pratiche burocratiche, per non far cadere nell’umiliazione coloro che le umiliazioni del rendere conto delle proprie inadeguatezze, dei propri insuccessi, delle proprie povertà le vivono già da tempo.

“Non caricate sui poveri pesi che voi non sfiorate nemmeno con un dito”, dicono le Scritture. Forse un po’ di spregiudicatezza e incoscienza nella fiducia nel Signore sono necessarie, anche se siamo consapevoli che prima o poi il Fondo finirà, essendo un intervento straordinario, o forse non basterà per tutti… ma non si sa mai. Il miracolo delle ceste piene potrebbe ripetersi anche oggi e il titolo di straordinarietà potrebbe trasformarsi in uno stile ordinario di condivisione, perché il bene porta altri frutti di bene!

È un sogno forse immaginare bellissime testimonianze di persone e di famiglie che grazie al Fondo ce l’hanno fatta a risollevarsi dalla crisi. “Quando cominci ad amare senti un gusto, una gioia profonda che non puoi più fare a meno di amare”, diceva Sant’Agostino.

Anche per noi, umili servi che facciamo parte di associazioni, che pur non avendo nulla da donare ci impegniamo a mettere ogni giorno la nostra spalla sotto la loro croce, soffriamo con loro, sentiamo e percepiamo l’intuizione del Fondo come un caldo abbraccio della misericordia del Padre nel poter dire al fratello “non temere, la nostra grande famiglia ti verrà in aiuto attraverso l’accoglienza e l’incontro con il parroco (penso alle tante famiglie di immigrati che non hanno conosciuto l’amore di Cristo), prenderai parte a questo bene condiviso, pane spezzato per tutti e per ciascuno. Consapevoli che non è quell’aiuto materiale il fine ultimo, ma l’amore di Dio che passa attraverso la nostra vicinanza, affetto, amicizia. Con la certezza che in questa condivisione è più quello che riceviamo rispetto a quello che riusciamo a dare, e in ginocchio chiediamo perdono perchè alcuni sono nel bisogno e noi no, perché soltanto per il nostro amore i poveri ci perdoneranno il piatto di minestra che diamo loro, come diceva San Vincenzo de’ Paoli.

Nell’ottica della condivisione, è fondamentale rendere consapevoli coloro che chiedono aiuto, che oggi questo beneficio è riservato a loro, ma un domani potrebbero essere loro stessi a condividere con chi è nella necessità, non solo materiale, ma anche morale, di aiuto e disponibilità del cuore, perchè una mano aiuta l’altra e insieme ci si abbraccia. La Provvidenza c’è e cura i suoi piccoli.

Cordialmente.

Tania Mariani
Cesena

Bene, carissima Tania, ti ringrazio per la tua lettera appassionata.
Aggiungo solo che lo spirito che dalle tue righe emerge è lo stesso che ha mosso sia il vescovo Antonio sia chi oggi opera per la gestione del Fondo che si muove per cercare di condividere le sofferenze di chi si trova, a causa delle grave crisi economica, in situazioni di difficoltà economica.

Prendo l’occasione per dire che la prossima settimana, su queste colonne, come da impegni presi a suo tempo, daremo conto pubblicamente di quanto distribuito a diverse famiglie. Cordiali saluti.

Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it

Pubblicato venerdì 8 maggio 2009 alle 00:01

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