Eluana
di Francesco Zanotti
Inaudito. Non ci sono altre parole per commentare il drammatico caso di Eluana, ormai “al sicuro, nella struttura dove morirà”, come ha scritto l’agenzia Ansa in una nota di martedì 3 febbraio, con una formulazione che lascia a dir poco sgomenti.
Ha rimesso un po’ di ordine nel baillame generale il professor Giulio Dolce di Crotone, interpellato martedì notte da Bruno Vespa durante la trasmissione ’Porta a porta’: “Morirà di fame e di sete e questa è una tortura bella e buona”, ha affermato senza alcun timore davanti a milioni di telespettatori.
Il mio pensiero, in questi giorni in cui la tristezza sta attanagliando molti, va subito alle esperienze simili a quelle della Englaro raccolte dal nostro giornale in questi ultimi tempi.
Prima di tutto ripercorro con la mente la storia di Rosy di San Piero in Bagno, ammalata di Sla e immobile in un letto da oltre 18 anni, accudita in casa dalla famiglia e da una cerchia di sanitari e amici.
Così come accade anche per Giulio di Cesenatico e Alfio di Gambettola, che vivono grazie all’amore delle mogli e al bene che ogni giorno dimostrano loro in tanti.
Per non parlare del piccolo Andrea di Bulgarnò affetto dalla rarissima sindrome di Charge che, stando a quanto dissero ormai vent’anni fa i sanitari, non sarebbe dovuto venire al mondo, e invece ha una sua vita serena, anche se non facile.
Tutti, evidentemente, armati di sondino o di peg, alimentati grazie a ciò che la scienza oggi mette a disposizione dell’uomo.
Siamo su una china pericolosissima. Non esistono più valori assoluti condivisi. Chi, fino a poco tempo fa avrebbe pensato che sulla vita ci sarebbe stato da discutere? Pur ribadendo l’assoluta nostra vicinanza a Eluana e alla sua famiglia, ci chiediamo come può un padre chiedere con insistenza che vengano staccati cibo e acqua alla propria figlia? Chi è padrone dell’esistenza altrui?
Quesiti che emergono con forza, anche forse con violenza. La posta in gioco è altissima. Se si andrà avanti con il protocollo che condurrà alla morte, dopo la Englaro quante altre ne seguiranno come lei? Siamo di fronte a un capovolgimento del sentire comune.
Un figlio in arrivo crea problema? Nessuna paura, c’è una legge dello Stato che legittima l’aborto e aiuta a togliere di mezzo l’impiccio.Un altro figlio resta in coma per tanti anni e non si è più in grado di sopportare tanto strazio anche se altri lo accudiscono con amore senza farlo pesare? Nessun problema ancora: lo si lascia morire di fame e di sete, con terapie imposte dal giudice per sedare il dolore che gli verrà provocato.
Siamo alla barbarie? La domanda aleggia su di noi come un macigno che sta per rovinarci addosso. La paura è tanta, ma la speranza che qualcosa possa succedere ancora rimane. Per il momento ci affidiamo alla preghiera incessante, ma non chiedeteci di restare in silenzio. Continueremo a indignarci ogni volta che verrà calpestata la persona.
Sono stravolta dal grande bisogno di amore che grida in noi, dalla sete di amore che porta l’uomo, per antitesi, a far morire di stenti un proprio figlio. Se un padre ariva a tanto è perchè lui stesso, per primo ha avuto sete e non ha bevuto, ha avuto fame e non si è saziato; il suo bisogno non è stato mai placato perchè ha cercato e non trovato o forse non ha mai cercato le braccia grandi dellOnnipotente che solo può soddisfare questo desiderio.
Per questo credo che sia così primaria l’importanza della trasmissione della fede nella famiglia per far nascere nei figli una coscienza viva del senso assoluto e primario della vita
Cardinale Martini ( gennaio 2007, Il Sole24Ore): “Le nuove tecniche che permettono interventi sempre più efficaci sul corpo umano richiedono un supplemento di saggezza per non prolungare i trattamenti quando ormai non giovano più alla persona. Occorre distinguere tra eutanasia ed astensione dall’accanimento terapeutico, termini spesso confusi. La prima si riferisce ad un gesto che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte; la seconda consiste nella rinuncia all’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo”.
Monsignor Giuseppe Casale, vescovo di Foggia, ( 5 febbraio 2009 -La Stampa): “Mi sento vicinissimo a papa’ Beppino. Quella di Eluana non e’ più vita, porre termine al suo calvario e’ un atto di misericordia.Alla fine anche Giovanni Paolo II chiese di non insistere con interventi terapeutici inutili ed imploro’ esausto ” lasciatemi andare al Padre”.
Saranno anche “barbari” ma quanta cristiana carita’ in queste parole!
Quanta ipocrisia in quei parlamentari, anche locali, dalla doppia morale che mentre si proclamano “difensori della vita”
votano in parlamento quella legge razzista sulla denuncia dei medici che non ha alcun rispetto della salute e della vita degli immigrati irregolari!
Carissimo Martino, il vescovo emerito di Foggia (emerito, ripeto) è stato subito smentito dal presidente del Pontificio Consiglio per la salute, il cardinale Barragan, che ha ricordato come il caso di Eluana sia profondamente diverso da quanto accaduto all’amato papa Giovanni Paolo II. Ti prego e ti scongiuro, non alimentiamo questa confusione. E’ altamente pericolosa. Ma tu, nel dubbio fra la vita e la morte, perchè di questo si tratta, se dubbio può esistere, da che parte ti schiereresti? Non applicheresti il principio di precauzione? Togliere acqua e cibo significa uccidere una persona, nè più nè meno. Hai seguito in questi giorni quanto scritto dal quotidiano Avvenire? Ti consiglio vivamente, e con tanta amicizia fraterna, di farlo. Siamo su una deriva molto pericolosa e noto molta confuzione di opinioni. Ho parlato con chi ha visto di persona Eluana: mi assicurano che respira da sola, non è attaccata a nessuna macchina. Non c’è accanimento terapeutico. Per farla morire, infatti, le devono togliere pane e acqua. Pazzesco. Davvero, ormai non ho più parole. Con tanta amicizia. Ciao.
Francesco Zanotti
Direttore
Ho appena ascoltato in tv, su Raitre, l’intervista al fratello di Salvatore Crisafulli di Catania, rimasto in coma per due anni. Oggi Salvatore si sta riprendendo e comunica grazie a un computer, come fanno gli ammalti di Sla. Dice a chiare lettere che quando era in coma sentiva e capiva benissimo tutto. Riferisce che sentiva quando i medici vedevano qualche suo movimento e discutevano se fossero atti riflessi o gesti volontari. Era lui che voleva farsi capire, ma non ci riusciva, non gli davano ascolto. Una volta uscito dal coma sta raccontando tutto. Sono questi gli ammalati, come Eluana, a cui non gli si vuole più da mangiare e da bere? Ma dove ci stiamo avviando? Abbiamo smarrito la ragione! E poi un padre che si ostina così tanto, che ha tolto (questa sì che è stata una violenza!) la propria figlia all’amore delle suore misericordine di Lecco… Non ho davvero più parole. Perchè non è stata lasciata alle cure amorevoli delle suore? Che fastidio dava? In 15 anni non le hanno mai dato un solo antibiotico, non ha mai avuto una piaga da decubito.
Un ultima parola voglio dirla sul presidente della Repubblica. Ricordo con grande affetto le ore che tutti vivemmo davanti alla tv quando cadde in un pozzo il piccolo Alfredo Rampi di Vermicino. Per interpretare il sentimento della gente, l’allora presidente della Repubblica si recò personalmente sull’orlo di quel pozzo per fare sentire tutta la solidarietà della nazione alla famiglia e a chi si stava prodigando per salvare Alfredino. E ci rimase per ore, in attesa di una buona notizia. C’era un bambino che si trovava in pericolo e occorreva fare di tutto per salvarlo. Non ce la si fece, ma furono provate tutte le possibilità. Si fece arrivare anche una trivella da Cesena, dalla ditta Trevi-Soilmec, per scavare un pozzo di fianco a quello in cui cadde il piccolo Rampi. Poi tutti sappiamo che non ci fu nulla da fare, purtroppo, e alfredino morì in quel pozzo. Ora, un altro presidente della Repubblica, dicendo che non ci sono i requisiti di necessità e urgenza per il decreto del Governo (a mio avviso giunto tardi, quando era stato chiesto da più parti da tempo) non sta allungando la mano per togliere dal pozzo un altro cittadino italiano: il suo nome è Eluana Englaro. Io spero ancora in un miracolo e per questo prego e farò digiuno per tutta la giornata di domani, come ci ha invitato a fare il nostro vescovo Antonio. Affidiamoci alla preghiera incessante, ma facciamo sentire anche forte la nostra voce (quelli della comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi hanno detto di urlare) la nostra voce affinchè non venga attuata questa sentenza di morte.
Francesco Zanotti
Il sen.Andreotti in una intervista a sky tg 24 oggi ha detto : ” il governo non doveva impicciarsi, e’ un problema privato”. Non si tratta di scegliere fra la vita e la morte, ma di lasciare liberta’ di scelta,senza fare battaglie ideologiche e fanatiche come sta avvenendo in questo caso. Il sig. Luciano Di Natale di Ragusa con una figlia di 25 anni nello stesso stato di Eluana in una intervista pubblicata ieri dice” Sara e’ ormai un laboratorio chimico. Vita? Si chiama vivisezione. Prima l’asportazione di mezzo polmone, quindi una cannula alla gola per respirare e un buco nella pancia per nutrirla.Ma e’ come mettere benzina in auto .Nient’altro. Sa da quanto aspettiamo in Italia una legge per il prepensionamento dei familiari di persone in stato vegetativo? Da 14 anni. Per Berlusconi hanno fatto il ” lodo ” in tre giorni. Che rabbia ora sentire dal Presidente del Consiglio che Eluana potrebbe avere dei figli. Io che so , ho provato ribrezzo. Non si specula sulla pelle di chi vive una tragedia. Adesso faranno una legge d’urgenza per imporre l’alimentazione. Che assurdita’, l’acqua , il cibo. Eluana e Sara non possono deglutire, inghiottire.Per loro quelli sono solo elementi chimici. Sappia, chi non lo sa o fa finta di non saperlo, che non e’ vita quella di chi ha il cervello devastato. Mia figlia e’ ridotta ad un laboratorio chimico.
Questi padri e madri colpiti da tali tragedie vanno rispettati e non bollati come “boia ” o ” assassini ” proprio da quelli che predicano l’amore di Cristo.
Il cardinale Barragan afferma che il caso di Giovanni Paolo II e’ diverso da quello di Eluana? E’ una opinione rispettabile come quella di Monsignor Casale.
Non vedo poi il nesso tra questo caso e la tragedia di Vermicino. Invece di dire sciocchezze il Sig. Berlusconi potrebbe adare di persona a verificare le condizioni in cui si trova Eluana!
Per quanto riguarda l’iniziativa del digiuno promosso dal Vescovo, perche’ non e’ stata fatta quando venivano massacrati centinaia di bambini palestinesi a Gaza? Non erano vite umane da difendere anche quelle!
Carissimo Martino, il senatore Andreotti è un libero cittadino italiano e ha il diritto di dire quel che pensa. La mia citazione per il caso di Verimicino, che molti ricordano, era solo per dire di stare attenti alle diverse emozioni che si provano in situazioni molto variegate, ma per altri versi anche molto simili. Cito, dal settimanale diocesano di Carpi, un brano dell’editoriale del direttore Luigi Lamma: Si resta “attoniti di fronte a tanta povertà umana, a questo prodigarsi indegno per procurare la morte a una giovane disabile, per poi scandalizzarsi, giustamente e con vigore, di fronte all’immigrato bruciato dai bulli o alla ragazza stuprata dal branco. La dignità di ogni essere umano non è frammentata a settori, è sempre la stessa e va preservata dall’inizio alla fine dell’esistenza, in ogni situazione di salute o di malattia, di povertà o di ricchezza”.
Poi, carissimo, non mi hai risposto sul principio di precauzione, che io invece ti ripropongo. Nel dubbio, fra la vita e la morte, da che parte ti schieri? E non aggiungi nulla sul caso di papa Giovanni Paolo II, del tutto diverso, nonostante quel che tu dici, rispetto a quello di Eluana. Lui era morente, Eluana no. Ti ripeto: perchè non l’hanno lasciata alle suore? A chi dava fastidio? Mi chiedo inoltre, con grande timore, al momento della morte di Eluana come si comporteranno quelli che gliela hanno procurata? Esulteranno o piangeranno? In ogni caso, se la morte arriverà significa che oggi la Englaro è viva.
Poi ancora: sono solo opinioni quelle di monsignor Casale o del cardinale Barragan? Ne sei convinto? Io non tanto. Credo che siano profondamente diverse. Comunque…
Sulla vena polemica circa il comunicato della diocesi con l’invito del vescovo alla preghiera e al digiuno per il caso di Eluana e al presunto silenzio sulla guerra a Gaza credo che ci sia solo il desiderio di trovare motivi di scontro. Non scendo su questo piano. La Chiesa si schiera dalla parte della vita, sempre. Con tanta amicizia. Ciao.
Francesco Z.
Perchè non l’hanno lasciata alle suore? A chi dava fastidio? Ma cos’è un oggetto, una pianta? Eluana è un essere umano e qui è in ballo il principio di libertà di decidere sulla propria fine vita. La vita appartiene a Dio, è vero, che però ha lasciato all’uomo la libertà di scelta. Quella di Eluana è certamente una vita degna di essere vissuta, come tutte le altre, ma è giusto che le persone debbano scegliere se viverla o meno questo tipo di vita. E soprattutto che nè la Chiesa nè lo Stato debbano interferire in questo modo nella vita privata dei cittadini.
Rimango sbigottita da come certe persone – che si definiscono cattolici ma in loro non c’è ombra di pietà cristiana – si permettono di giudicare un padre che da tanti anni vede ogni giorno sua figlia, in quello stato. Che non è un bello stato, come sostiene invece il nostro premier.
E’ incredibile pensare che il Governo italiano voglia legiferare in pochi giorni su una legge che riguarda un tema così importante per tutti i cittadini, che meriterebbe un serio approfondimento e confronto. E per cosa poi? Solo per avere più voti. Davvero la Chiesa vuole farsi rappresentare da personaggi immorali e discutibili come Berlusconi?
Nessuno giudica il padre: le persone vanno sempre salvate. Sui comportamenti si può esprimere un giudizio. E quando sono sbagliati occorre avere il coraggio di dire che quel dato comportamento è sbagliato.
Permettimi di dirti che nessuno può farsi del male, nè può farlo ad altri. Che poi accada è un altro discorso, ma non può avere l’avallo di nessuno. Anzi, deve trovare l’opposizione nostra e della comunità in cui si vive. Quindi dire che “le persone debbano scegliere se vivere o meno la propria vita” è un concetto sbagliato. Basta pensare a questa domanda: chi ci ha chiesto di venire al mondo? Prova a rispondermi. Chi di noi sa come moriremo? Avere la pretesa di scegliersi la morte è un po’ come sostituirsi a Dio. Nessuno di noi sa quale sarà la sua ora, nè in che modo verrà.
Le polemiche politiche in questo momento, francamente, non mi interessano. C’è in ballo una vita umana? Se è sì mi devo sentire interpellato. Non posso fare finta di nulla. Anzi, direi di più, non posso essere connivente o avere atteggiamenti pilateschi.
Sono appena rientrato dal Centro diurno gestito dalla associazione Papa Giovanni XXIII situato a San Tomaso di Cesena. Tutti dovremmo farci una capatina per comprendere qualche aspetto che forse ci resta un po’ oscuro. Anticipo una battuta del servizio che sarà pubblicato venerdì prossimo. “Attorno a Paolo (è un ammalato gravissimo) – mi hanno detto quelli del centro diurno – si crea un movimento d’amore infinito. E’ capace di smuovere chi non se lo sarebbe mai aspettato, come è successo la scorsa estate con i ragazzi della parrocchia di Roncofreddo”.
Alla fine mi permetto solo di ripetere: nel dubbio, se dubbio esiste, fra la vita e la morte cosa scelgo? Credo stia tutto qui. Con amicizia.
Francesco Z.
Sono ormai convinto che la vicenda di Eluana servirà a tante persone per capire perchè vale veramente la pena di vivere e che la vita è un bene indisponibile.
Fin dall’inizio la strumentalizzazione e la pubblicizzazione di questo caso mi hanno lasciato sgomento, ora di fronte al tentativo di introdurre l’eutanasia per atto giudiziario, credo che ci sia un senso anche a tutto questo: la grande e corale reazione del popolo cristiano per cui la difesa della vita non è un solo un comodo slogan di coerenza morale
Grazie a Sua Eccellenza il Vescovo e a SS Il Papa per le chiare parole di aiuto e di guida al popolo cristiano, altri commenti li considero superflui a parte la grande pena per il Presidente Napolitano che con il suo atto inconsueto in una materia eticamente delicata ha oggettivamente creato una divisione nel Paese
“L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie e sproporzionate rispetto ai risulati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’”accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese del paziente, se ne ha la competenza o la capacità, o altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.”
(Catechismo della Chiesa cattolica art. 2278)
Quindi stando a questo articolo veramente giustizia è fatta, ma il giornale della Chiesa Cattolica Italiana, l’Avvenire ci mette le virgolette. Chiesa contro Chiesa ? A quale dare ragione ? Un commento da parte sua, sig. direttore ?
Finalmente Eluana riposa in pace nella vita eterna, e se era morta lo era da 17 anni, in croce come Gesù Cristo. E chi protestava per impedire la volontà di Eluana era molto simile a chi gli sputava ed insultava il nostro Signore.
Non so più come ripeterlo, carissimo Mirco: l’alimentazione e l’idratazione non sono considerate procedure mediche, nè terapie nè come in altro modo le si vuole chiamare. Chiamiamo le cose con il loro vero nome: si tratta di dare da mangiare e da bere, come accade per i bambini piccoli, per numerosissimi anziani, per tutti quelli che non possono accudire da soli a se stessi. E’ tutto qui, nè più nè meno, tanto è vero che per fare morire Eluana le hanno dovuto togliere l’acqua e il cibo, non le medicine. E la questione è del tutto diversa da quel che si crede. E’ drammatica. Ma ci rendiamo conto di quello che stiamo combinando? A una persona indifesa, del tutto indifesa, abbiamo tolto l’acqua e il pane. Il solo pensiero mi opprime. Mi vergogno di questa umanità che fa scempio dei più deboli. “Le membra più deboli sono le più necessarie” ripeteva spesso don Oreste Benzi perchè sapeva benissimo quanto bene possono fare certi ammalati e quale amore sappiano suscitare. Come è accaduto per tanti anni con la stessa Eluana, accudita nel più assoluto silenzio dalle straordinarie suore misericordine di Lecco, le quali, a mio avviso (ma è un parere del tutto personale) avrebbero fatto bene in tutto questo tempo anche a chiedere la tutela della donna. Ma lasciamo stare questo versante. E’ la deriva sulla quale ci siamo avviati il fatto che più mi spaventa. Una persona non può mai essere considerata un inciampo, un ingombro. Mai, ripeto, mai. Eluana era viva e l’hanno uccisa togliendole il mangiare. Carissimo, se vieni in redazione, ti accompagno da Andrea De Blasi di Bulgarnò, un ragazzo di 20 anni alimentato tutte le notti con la peg, il sondino gastrico col quale sta in vita dalla nascita. Così, forse e spero, ti potrai rendere conto di cosa significa dare da mangiare e da bere con un sondino. D’altronde se la scienza e la tecnica hanno fatto passi in avanti non possiamo prenderle in considerazione solo per internet o per volare in poche ore dall’altra parte del pianeta. Oggi si può alimetare una persona in maniera diversa rispetto al passato? Vogliamo rifiutare questo sistema agli ammalati più gravi? Io non me la sento, pur nella difficoltà di vivere accanto a queste persone tanto disabili. La vita va sempre difesa, in ogni condizione e in ogni situazione. Senza accanirsi, ma anche senza togliere pane e acqua.
Francesco Z.
A Pierpaolo Bravin vorrei ricordare che il presidente Napolitano è il garante della Costituzione italiana. Non firmare quel decreto legge è stato un atto obbligato, perché si trattava di qualcosa di incostituzionale. Se poi lui e tanti altri cattolici integralisti rispetto di più il Vangelo che la Costituzione è affar loro.
Ricordo inoltre che il nostro presidente ora ingiustamente dileggiato, già dal 2006, dal caso Welby, ha chiesto al Parlamento di legiferare sul testamento biologico. Chi invece non aveva un minimo interesse per questa legge era la Cei, che ha aperto a questa possibilità solo dopo che la magistratura ha dato ragione al papà di Eluana, considerando la legge un “male minore”.
E non si può utilizzare il termine “omicidio” perché c’era una sentenza della Cassazione che autorizzava lo stop dell’alimentazione.
Ognuno poi la pensi come vuole, ma le cose vanno dette come stanno veramente.
Carissima Elisa, per ben 7 volte un tribunale ha respinto il ricorso di Beppino Englaro. Ti dice niente questo? E poi anche i condannati a morte vanno sulla sedia elettrica in base a una sentenza e a una legge, ma non per questo noi non diciamo che si tratta di un vero e proprio omicidio. Non perchè se una legge regolamenta una materia ciò significa che sia un comportamento da approvare. Le leggi razziali, di cui si è fatta memoria proprio in queste giornate, erano appunto leggi, da tutti oggi considerate ingiuste, ma allora erano leggi e milioni di persone sono state mandate a morte in base a quelle leggi. Attenzione, quindi. Con questa vicenda della signora Englaro si vuole introdurre in Italia, in maniera strisciante, l’eutanasia. Non è solo questione della povera Eluana: si vuole arrivare a questa deriva. Io sono del tutto contrario. E tu? Chi è padrone della propria vita? Chi decide quando venire al mondo? Chi può decidere come morire? Chi si trasformerà esecutore di sentenze di morte? Dove è andato a finire il favor vitae? Chi non darà più da mangiare a questi ammalati?
In ultimo, un accenno sul comportamento di Napolitano e sul testamento biologico. Dire che non c’erano i requisiti di necessità e urgenza mi pare un’acrobazia molto azzardata, tanto è vero che Eluana è morta in pochi giorni. Sul testamento biologico dico solo di stare attenti. Legiferare sul fine lo trovo davvero complicato. Dovremo stare molto in guardia e fare sentire la nostra opinione. In ogni caso si dovrà dire a chiare lettere che alimentazione e idratazione non sono cure mediche.
Francesco Z.
Ad Elisa vorrei chiedere quali sono gli aspetti di presunta incostituzionalità che sono stati garantiti da Napolitano.
Bisognerebbe conoscere la Costituzione italiana invece di ripetere gli slogan della stampa laicista senza usare la propria ragione
Infatti apro la Costituzione e trovo:
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Nota: tra i diritti inviolabili dell’uomo come da concvenzione intetrnazionale ONU dei diritti umani a cui l’Italia aderisce troviamo il diritto alla vita
Art. 27
…
Non è ammessa la pena di morte. [5]
Art. 30.
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio….
e si potrebbe continuare …
Ma a quale Costituzione si riferisce Napolitano ? Andrebbe destituito e spedito nel più grande paese comunista del mondo che ha ancora la pena di morte, seleziona le bambine femmine e quelli con handicap, invia centinaia di migliaia di persone nei campi di concentramento (Lao Gai)
Infatti in Cina Eluana sarebbe stata soppressa immediatamente, in Italia per fortuna esiste ancora il valore e la dignità della vita.. in questi mesi abbiamo assistito a incredibili testimonianze di persone in grandissime sofferenze ma che hanno chiaro che la vita è un bene indisponibile ed ogni persona possiede una dignità ed un valore unico.
Questo concetto è alla base della civiltà occidentale e non capire che al di là della vicenda di Eluana è stato fatto un ulteriore passo verso la disgregazione della nostra civiltà… allora perchè non andate in Cina ? o in qualche altro paese dove la vita non conta niente? Io amo l’Italia e la nostra civiltà che si fonda anche sui valori cristiani. Solo un altra considerazione: quando verranno i risultati dell’autopsia si potrebbe scoprire che Eluana è morta per un infezione alle vie respiratorie causata durante il trasporto e che la casa di cura di Udine non è riuscita neanche a garantire una persona indifesa da una banale polmonite e quindi andrebbe chiusa perchè non avrebbe i requisiti richiesti dalla sentenza di morte di Eluana
Gentile direttore, non raccontiamoci della favole: non è vero che la vita è un dono per tutti, purtroppo per alcuni non lo sarà mai e hanno diritto di pensarla così. E’ una sconfitta per la società, è vero, ma non possiamo chiudere gli occhi su questo, tantomeno dovrebbe farlo la Chiesa. Non so lei, ma personalmente non riesco a concepire l’ipotesi di restare in uno stato vegetativo senza il mio consenso e che nel mio corpo venga introdotto qualcosa indipendente dalla mia volontà. E purtroppo è quello che prevede la legge in discussione sul testamento biologico. Tanto meglio sarebbe cercare un compromesso, come sull’aborto.
Se chiedessimo agli italiani, magari con un referendum, se l’alimentazione e idratazione debbano considerarsi o meno come accanimento terapeutico … come pensa che risponderebbero?
Non dobbiamo dimenticare infatti la lezione delle battaglie per il divorzio e l’aborto. E’ per questo che la Chiesa ha tanta paura della “libertà di coscienza”? Siamo in una democrazia ed è giusto che siano i cittadini a decidere sui temi etici – da cui sono toccati quotidianamente – in piena libertà e senza imposizioni da nessuna parte.
Il decreto legge su Eluana era incostituzionale perché si voleva impedire l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato, andando a creare così un grave conflitto tra potere esecutivo e giudiziario. Napolitano ha fatto il suo dovere, è rimasto imparziale in una situazione difficile e molto dolorosa, e lo ringrazio, come italiana, per aver dato un minimo di dignità a questa politica che ha utilizzato il corpo della povera Eluana per i suoi bassi fini.
Pierpaolo Bravin si è dimenticato, volutamente forse, di citare l’articolo 32 della Costituzione, che recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».
Carissima, visto che insisti, ma non rispondi alle mie domande, ti dico l’ultima. Tu forse non sai, o non vuoi sapere, che Eluana respirava autonomamente, che veniva solo alimentata con un sondino che le passava dal naso. Non era intubata, non aveva macchine a cui stava attaccata. Era serena, nel suo stato. La vera violenza è stata averla portata via dalle suore per farla morire. Questa è la verità, come scrive a chiarissime lettere oggi nell’editoriale il quotidiano Avvenire, che ripete per ben sette volte “Eluana è stata uccisa”. Il resto è solo bla bla. Sai qual è il mio vero rammarico, come ricorda appunto anche Avvenire? Quello di non avere contribuito abbastanza a far cambiare il corso della sentenza, pur nel mio piccolo, leggendo come tanti ancora in un certo senso plaudano alla morte di Eluana. E il fatto mi riempie il cuore di un’immensa tristezza. Non credi che con Eluana sia morta un po’ della nostra umanità?
Francesco Z.
Un saluto affettuoso ad Eluana, vicinanza alla sua famiglia e tanta solidarietà nel dolore delle suore misericordine di Lecco che in questi anni l’hanno materialmente assistita ogni giorno.
Gridare, urlare slogan, accusare e condannare non aiuta nessuno.
Ci preoccupa invece che possa passare l’idea che solo chi è sano abbia diritto alla vita. A chi ci vuole rassicurare, dicendo che trattasi di casi estremi, rispondiamo che è possibile uno scivolamento progressivo e che anche un singolo caso ci preme, perché è vita umana. Questa questione non è neutrale sul piano politico e della convivenza sociale. La dignità della persona non riguarda solo la sua individualità, ma anche i gesti con cui ci rapportiamo con lei, considerandola in tutte le situazioni in cui viene a trovarsi come essere umano. Avere cura delle persone è un obbligo che ogni uomo ha e il lasciare morire non è un atto di pietà.
Ci ha preoccupato anche il conflitto istituzionale che si è aperto, e non solo per questo caso; ne abbiamo vista tutta la pericolosità. Riteniamo altresì che si debba porre un limite al cinismo in politica; in questa circostanza avrebbe dovuto agire solo la coscienza e l’urgenza di evitare al Paese una ferita difficilmente sanabile nel futuro, senza mancare di rispetto alle istituzioni.
Non ci siamo iscritti anche in questo caso all’una o all’altra parte, ma abbiamo cercato di far compiere un salto di umanità che auspichiamo porti all’approvazione da parte del Parlamento di una legge giusta sul fine vita. Ciò senza altri colpevoli ritardi collettivi, non più sotto la spinta dell’emotività e con un atteggiamento di profondo rispetto delle posizioni altrui.
Il nostro impegno affinché non vi sia più un’altra Eluana, non è che parte di un lavoro più ampio: difendere sempre ed in ogni caso la dignità della persona ed il suo diritto ad essere nutrita, curata, accolta e sostenuta in ogni fase e circostanza della vita.
Unione di Centro – Cesena
A Elisa: Non ho volutamente dimenticato nessun articolo
Infatti Eluana non era sottoposta a trattamento sanitario aveva una cannuccia in cui gli davano da bere e da mangiare
Ti ricordo che tra i diritti dell’Uomo a cui l’Italia aderisce c’è anche quello della nutrizione ed il diritto all’acqua
E comunque rispondimi, per favore, su quale articolo della Costituzione il Presidente Napolitano ha rifiutato di firmare il Decreto che avrebbe salvato Eluana ?
Qual è questa famosa difesa della Costituzione ?
A Pierpaolo Bravin:
Con quel decreto legge si voleva impedire l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato. Inoltre non c’erano i requisiti di necessità e urgenza perchè il caso è già stato chiuso da una sentenza di un tribunale. Se lei ha studiato un minimo di diritto a scuola, sa bene che i poteri dello Stato, quello esecutivo e giudiziario sono ben divisi e non devono entrare in conflitto.
Questo Governo vuole incolpare Napolitano per scaricarsi la coscienza, ma i fatti sono che in tanti anni non è riuscito a produrre una legge su questo tema.
Io mi ritrovo in quello che dice Ignazio Marino, illustre medico. «Ebbene, la scienza è chiara in proposito: l’alimentazione artificiale è una cura, prescritta da un medico e consistente in un composto chimico prodotto da una casa farmaceutica. Non parliamo di pane e acqua dunque: io credo che in quanto trattamento medico il cittadino abbia diritto di poter riflettere ed eventualmente negare il consenso alla sua somministrazione o indicarne la sospensione».
Su questo punto ci sono opinioni discordanti. Ed è giusto così. Io non impongo quello che penso a lei, faccia altrettanto. Arrivederci.
Elisa, constato che non sei stata capace di rispondere alla mia semplice domanda: infatti la Costituzione italiana sul diritto alla vità è ben chiara
Non mi interessano le tue considerazioni politiche sulla responsabilità del Governo e il tuo vuoto argomentare sui concetti
Amo l’Italia e la nostra civiltà (e questa non è un opinione)
Ti invito ad andare insieme a visitare persone in stato vegetativo e capire concretamente cosa significa la dignità ed il valore della vita umana.
Pierpaolo Bravin, il suo integralismo cattolico non serve a nessuno e non fa certamente crescere il Paese.
Ok, carissimi. Ho dato spazio a tutti, cercando di favorire il dibattito e ascoltando tutte le opinioni. Direi di mantenerci su toni pacati, portando argomenti, senza lanciare strali verso alcuno. A questo punto vi rimando a quanto pubblicherà il Corriere Cesenate nel numero di venerdì prossimo, nel quale si racconteranno storie di ammalati gravi che chiedono, loro o chi per loro, di farli vivere. Allora, buona lettura a tutti. E grazie per gli interventi. Comunque, il dibattito continua, con l’obiettivo di crescere insieme.
Francesco Zanotti
Fin’ora mi sono astenuto nell’intervenire su questo triste e difficile argomento, prima di tutto perchè ritenevo disdicevole fare di una tragedia umana un argomento di battaglia politica e poi perchè io stesso mi sono chiesto più volte cosa avrei fatto se fosse toccato a me. Però ora, anche alla luce di alcuni interventi precedenti, vorrei sottolineare il risultato di mie riflessioni. Innazi tutto una sentenza non è, a mio avviso, per forza giusta solo perchè passata in giudicato. La nostra storia giuridica purtroppo è costellata di errori e, a volte, orrori giudiziari. E’ poi indubbio che nel caso specifico sia stato necessario un intervento esterno, la sospensione di idratazione e alimentazione, per causare la morte. Non si può ora togliersi dalla coscienza quella che è stata comunque la decisione di terminare la vita di un essere vivente.
Che la situazione di Eluana fosse poi ancora umana, non so dire, ma questo non basta a giustificare la volontà di sopprimerla.
Credo poi che alla mia domanda su cosa avrei fatto io nella fattispecie, direi che se avessi davvero pensato che una persona a me cara fosse in una situazione di insopportabile sofferenza non avrei aspettato d’avere il benestare nè della magistratura, nè della politica, ma avrei agito personalmente prendendomi tutte le responsabilità del caso.
Mi pare che invece si sia voluto creare un precedente, forse pericoloso.
In tutto ciò non capisco cosa sia c’entrato tirare fuori la costituzione, dato che mi pare nessuna norma costituzionale dica che il governo non può legiferare su queste materie nè che il presidente del consiglio non possa esprimere il suo parere, anche se difforme da quello del presidente della repubblica.
Piuttosto secondo la nostra costituzione il presidente della repubblica non ha il potere di impedire al governo e al parlamento di varare una qualsiasi legge.
Considerato che il livello si fa personale chiedo ad Elisa un incontro personale per spiegargli il mio contributo alla crescita del paese nei vari settori del volontariato e del sociale che ben conoscono i miei amici.
Troppo facile lanciare fango sulle persone di cui non si condividono le idee !!
Con toni molto pacati sig. direttore devo dire che trovo di cattivo gusto che lei strumentalizzi dei casi sollevati, con tanto di nome e cognome, casi diversi dove magari i genitori possono fare anche una scelta contraria da quella degli Englaro. Io rispetterei anche la loro di scelta se fosse opposta, ma se fossi in uno di quei genitori non so se accetterei così facilmente che mio figlio venga tirato fuori per una polemica politica.
Quanto alla cultura della vita proprio da cristiano quale sono noto una tremenda ipocrisia, evidentemente chi contesta la scelta di Eluana è così morbosamente attaccato a questa vita terrena da non credere nella Vita Eterna che va predicando.
Per ultimo, la ringrazio che mi ricordi cosa sono un sondino naso gastrico e una peg. Sfortunatamente per lei sono anche infermiere, quindi ho avuto modo di trovarmi a stretto contatto con pazienti di questo tipo. E le vorrei ricordare che la nutrizione enterale è considerata una cura, anche a domicilio del paziente.
“Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perchè io partecipo all’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.”
Ernst Hemingway
Carissimo Mirco, la peg o il sondino non sono considerate cure. Mi spiace per lei, nonostante quello che lei afferma. le allego, per completezza, alcune definizioni della peg appena scaricate da internet, dove non si parla mai di cure e sempre di nutrizione. Ma io non sono nè infermiere nè medico. Comunque se la scienza e la tecnica sono andate avanti e noi tutti usiamo il treno o l’aereo per fare migliaia di chilometri, non vedo perchè non si debbano utilizzare gli strumenti che la tecnica mette a disposizione per dare da mangiare e da bere a chi non lo può più fare da solo o con il cucchiaino? Cordialmente.
Francesco Z.
INTRODUZIONE
La nutrizione enterale (N.E.) ha indicazioni del tutto sovrapponibili a quelle della nutrizione parenterale risultandone appropriata l’applicazione quando stress fisici o disordini neurologici impediscono al paziente l’assunzione di cibo dalla bocca (1). Inoltre, rispetto all’accesso venoso centrale permette di mantenere maggiormente la funzionalita’ del tratto digestivo e di avere una piu’ facile gestione anche nel paziente domiciliare. Purtuttavia l’esperienza e la letteratura hanno a poco a poco evidenziato una serie di complicanze per fortuna raramente gravi, la cui conoscenza e’ indispensabile a chi desidera condurre programmi di N.E piu’ sicuri ed efficaci. Le complicanze della N.E sono diverse a seconda dei metodi e dei metodi utilizzati per la sua realizzazione.
Tra questi nel 1980 fu descritta per la prima volta da alcuni chirurghi pediatri (2) una nuova metodica, indicata con la sigla PEG ovvero Gastrostomia Endoscopica Percutanea, che nel corso degli anni ha subito numerose modifiche che ne hanno facilitato l’utilizzo rendendo piu’ raro il ricorso alla gastrostomia chirurgica.
La PEG e’ indicata per tutti i pazienti che hanno la necessita’ di una nutrizione enterale superiore ad 1 mese (malattie neurologiche, malattie dismetaboliche, malattie neoplastiche, sclerodermia, condizioni post-chirurgiche, malattie infettive) oppure dove sia necessaria una decompressione gastrica.
La nutrizione enterale attraverso PEG rappresenta un notevole salto di qualita’ in quanto il tradizionale sondino naso-gastrico e’ mal tollerato, viene spesso rimosso accidentalmente, puo’ dislocarsi nell’albero bronchiale, provocare decubiti e reflusso gastro-esofageo. Al contrario con la PEG il paziente puo’ svolgere le attivita’ e mantenere la stessa qualita’ di vita del periodo precedente la gastrostomia.
CONCLUSIONI
La Gastrostomia Endoscopica Percutanea (PEG), procedura relativamente recente, ma poco diffusa, e’ metodica di scelta per la nutrizione enterale a medio e lungo termine.
Articolo 40 del codice medico deontologico: “In nessun caso, anche se richiesto dal paziente o dai suoi familiari, (il medico) deve attuare mezzi atti ad abbreviare la vita di un malato. Tuttavia, nel caso di malattia a prognosi sicuramente infausta, il medico può limitare la propria opera all’assistenza morale e alla prescrizione ed esecuzione della terapia atta a risparmiare al malato inutili sofferenze”. Alcune osservazioni:
1. Innanzitutto, i medici non sanno se lo stato vegetativo persistente è una malattia a prognosi “sicuramente infausta”: certo, potremmo dire che “l’esito” di ogni vita umana può dirsi “sicuramente infausto” nel senso che prima o poi tutti moriremo, ma ciò di cui il codice deontologico parla è di una “prognosi sicuramente infausta” e, nel caso di Eluana, i medici questa prognosi non la potevano fare né 17 anni fa, né 7 anni fa, né 7 mesi fa. E se qualche medico si fosse azzardato a farla, sarebbe stato clamorosamente smentito dai fatti, tant’è vero che Eluana è vissuta 17 anni in questo stato e c’è stato bisogno dell’intervento dell’uomo per accelerare il verificarsi di un esito che nessuno sa quando, altrimenti si sarebbe verificato.
2. Anche ammettendo che la malattia di Eluana avesse una prognosi sicuramente infausta, l’eutanasia applicata a questa paziente è veramente “attiva”: essa prevede una sospensione di una “terapia” che fa risparmiare al paziente inutili sofferenze; inoltre sottrae uno dei mezzi di assistenza ordinaria (tra cui ricade l’idratazione) a un paziente non terminale, il quale, tra l’altro, non aveva espresso un consenso chiaro alla sospensione di qualsivoglia trattamento. Dunque non si è sospesa l’esecuzione di una “terapia atta a risparmiare al malato inutili sofferenze” di cui parla il codice deontologico. A dimostrazione che la sospensione dell’idratazione procura inutile sofferenze, il protocollo dell’anestesista De Monte dell’equipe di Udine, prevedeva non a caso la prescrizione ad Eluana di farmaci sedativi!
3. La Gastrostomia Endoscopica Percutanea (PEG), è uno strumento per somministrare l’idratazione (Eluana, per quanto si legge, aveva un sondino naso-gastrico) che è una terapia, ripeto, ordinaria e proporzionata alla condizione dell’Englaro. Ma l’idratazione è una cura? Cosa è una cura? La cura è quella terapia che un medico prescrive e somministra con l’intenzione di produrre una modificazione dell’andamento della malattia. In alcune condizioni cliniche, idratare significa certamente curare; ad esempio, pensiamo alla somministrazione di liquidi in corso di disidratazione o nello shock. Ma, scusate, voi non bevete e mentre bevete, pensate forse che vi state somministrando una terapia? Mi sembra proprio di no. Se, ad esempio, per un impedimento neurologico posizioniamo una infusione endovenosa o un sondino o una PEG, non facciamo una procedura straordinaria ma garantiamo con i liquidi, le funzioni vitali. Oppure dobbiamo lasciamo morire di sete la metà dei pazienti dell’ospedale “Bufalini”?
4. Che dire dell’assistenza morale? Non si può giudicare; dico solo che De Monte era in altra sede e il padre Beppino se ne stava a Lecco. Ad Eluana doveva essere garantita un’assistenza continuativa su 24 ore, mentre non è ben chiaro nemmeno l’orario della morte.
Un caro saluto al direttore.
Dott. Antonio Belluzzi, Terapia Intensiva Pediatrica e Neonatale – Cesena