La morte e la sofferenza come strumento di conversione

Cari amici, volevo mettervi al corrente di come la morte di mia zia Annamaria abbia inciso sulla consapevolezza di ciò che sono e di ciò che desidero.

Il weekend scorso, per l’esattezza venerdì mattina, Annamaria ha iniziato ad aggravarsi dopo due anni spesi a combattere in ogni modo un cancro al colon estremamente aggressivo.

In poco tempo tutta la mia famiglia, sempre sparsa per il mondo, si è riunita intorno a lei per accompagnarla nell’ultimo scorcio del suo cammino.

Assistere al venir meno di una persona così buona, respiro dopo respiro, vederla soffrire, guardare suo marito amarla sempre di più man mano che si avvicinava il compimento della sua vita, vedere mio padre davanti alla morte della sua sorellina divenire sempre più fragile e certo, triste ma sicuro, è stato terribile e straordinario.

Tante volte mi sono chiesto cosa servisse alla mia vita per diventare più vera o cosa potessi fare io per le persone che amo e per la mia e la loro conversione. Lì, in quella casa appoggiata ad una curva di uno sperduto paesino di campagna, è come se il Signore mi avesse urtato con tutta la sua potenza.

L’unica cosa che potessi fare per quella donna tanto amata che moriva davanti a me, era chiedere un miracolo. Non c’era altro da fare, niente altro da desiderare. Solo un miracolo poteva rispondere al mio cuore e a quello di ogni persona che guardava l’Anna morire. Il mio desiderio era che qualcuno entrasse dalla porta, la toccasse e la guarisse. Il cuore urlava l’enorme distanza tra ciò che desiderava e quello che stava accadendo, ma urlava anche la risposta: un miracolo!

Annamaria è stata chiamata molto presto, altri ancora prima, qualcuno a 100 anni, ma mi fu chiaro in quell’istante che la vita di ognuno ha bisogno di un miracolo altrimenti il cuore grida invano perché tutti finiamo sotto terra, chi prima, chi poi. I miei figli finiranno sotto terra, i miei genitori, gli amici più cari, è un conto alla rovescia tragico e disumano se non accade un miracolo. È così anche per le esperienze che si fanno durante la vita, il cuore desidera che siano per sempre, che l’amicizia, il matrimonio siano per sempre. Ma tutto muore, respiro dopo respiro, se non c’è un miracolo che lo salva. Ecco allora che davanti alla mia zia ho capito che non è sufficiente tutto il mio fare, ho compreso che tutti i miei pietosi tentativi di convertire me stesso e gli altri sono tristi e inutili se non partono dalla domanda che Gesù cambi la mia vita, la rinnovi, la guarisca.

Allora ho iniziato a pregare perché quel miracolo che desideravo per mia zia avvenisse anche per me, per la mia guarigione, per la guarigione dei miei figli che stanno benissimo, perché mai come in quel momento drammatico mi è stato chiaro come questo sia il mio vero bisogno.

Contemporaneamente ho scoperto dentro di me un’affezione alla Chiesa e quindi al movimento che non pensavo di avere; è la mia esperienza di fede infatti, imperfetta ed incoerente quanto solo io so, che mi permette di domandare questo miracolo, e lo posso domandare perché nella compagnia che ho incontrato ne vedo accadere continuamente. È il miracolo di Gesù che entra nella mia vita, mentre tutto di me sta morendo, mentre ogni esperienza ed ogni cellula è un po’ più morta di un attimo prima, il miracolo di Lui che mi tocca e mi salva; è un’azione sua, desiderata, gridata, voluta da me, ma totalmente Sua.

Grazie Anna, perché attraverso la tua sofferenza il Signore che ha salvato la tua vita è entrato ancora più intensamente nella mia, riducendo la mia resistenza orgogliosa ad una docile domanda: veni sancte spiritus.

Vi scrivo amici perché mi conosco e so che per mantenere questa posizione ho bisogno di voi, ho bisogno di amici che mi aiutino a permanere nella domanda, che mantengano aperta la ferita e la richiesta di un miracolo. Di questo ho bisogno veramente, il resto sono chiacchiere.

Grazie tanto,

Andrea Alberti

Pubblicato mercoledì 19 novembre 2008 alle 09:00

2 risposte a “La morte e la sofferenza come strumento di conversione”

Commenti

  1. Romolo Medici 20 nov 2008 / 15:49

    Grazie, per quello che hai scritto.
    Grazie perchè mi sembra che hai messo al primo posto la cosa più importante: la Vita (quella vera).
    Pregherò per te.

  2. ale 20 dic 2008 / 20:50

    é bello cercare il sostegno di altri, ma ricorda caro Andrea, che Dio vuole Te e il tuo amore, e non che tu mantenga la tua posizione perchè altri la sostengono. Tu amalo e il resto verrà da sè.

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