Il Vangelo visto da un laico

Sapienze pericolose

di Alberto Busato
.

Commento al Vangelo di domenica 6 luglio 2008.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo, Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del Cielo e della Terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi, e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero.

Se è vero che la rivoluzione portata dal messaggio di Gesù è l’amore, allora come conseguenza questo messaggio è capito dai cuori semplici. I dotti e i sapienti corrono il pericolo di amare la loro sapienza senza porre lo sguardo al di fuori di essa, ove può allignare altra sapienza forse più grande. Forse più degna d’un amore maggiore.

Questo è il pericolo dei sapienti. La sapienza che si chiude in se stessa e nelle proprie certezze è una sapienza pericolosa che genera una figlia perversa che si chiama autostima. L’autostima è una dea che generalmente rifiuta di confrontarsi con i comuni mortali, se non per affermare la propria invulnerabilità. Perciò è una dea incline all’egoismo. E l’egoismo non apre al prossimo. E ai suoi problemi. E se per caso li considera, vi getta la soluzione della sua sapienza. Che è diversa dalla soluzione dell’amore.  La soluzione che ha per oggetto una Persona, non la promozione di una sapienza. A meno che questa non diventi saggezza.

La saggezza non si chiude in se stessa, ma opera al di fuori di essa. Opera nell’incontro, non nell’arido isolamento. Allora nella saggezza c’è l’amore. C’è la facoltà di cogliere i misteri del Creato, c’è l’anelito verso Dio e le sue creature, grandi e piccole. E a queste piccole, e anche alle grandi che si fanno piccole, Dio rivela i suoi segreti e la gioia della speranza. Perché le piccole creature e le grandi che si fanno piccole, hanno un cuore libero entro il quale il Signore può penetrare senza la violenza che rifugge, per mezzo della mitezza e dell’umiltà di cuore del Figlio, che si erge ad emblematico esempio di come sfuggire alle sapienze pericolose.

Lascia un commento

Attenzione, i commenti sono moderati.

I nuovi utenti devono aspettare l'approvazione del loro primo commento.

Se firmati con nome e cognome è possibile che i commenti inseriti vengano pubblicati anche nell'edizione cartacea del settimanale.

Archivio Documenti

Ultimi articoli

Ultimi interventi