Campi scuola, un’occasione unica per educare
di Agostino Clerici“PiĂą alto ti proponi di elevare un edificio, e piĂą profonde devi scavare le fondamenta… Ma se si tratta di innalzare l’edificio fino al Cielo, riserva le massime cure alle fondamenta”.
Queste parole di sant’Agostino guidano ogni autentico percorso educativo.
Sto pensando in modo particolare alle esperienze dei campiscuola organizzati dalle nostre parrocchie o dalle associazioni proprio in queste settimane estive.
Un’occasione unica per educare. Mi vengono in mente tre parole le quali segnano altrettante dimensioni educative che un campo estivo deve avere.
RealtĂ . Occorre ritornare al reale. Portare via i ragazzi, gli adolescenti, i giovani (e pure gli adulti!), anche solo per una settimana, dal terreno abituale in cui vivono per inserirli in un percorso diverso, scandito da
tempi e modalità inusuali, è già un piccolo traguardo. Ma occorre metterli a contatto con il reale. Ti capita, infatti, di trascinare gente annoiata in mezzo a un magnifico bosco di conifere, o di accorgerti che camminano in mezzo a prati splendidamente fioriti come camminerebbero lungo una via cittadina, e che, mentre esplodono i colori della natura, passano mezz’ore intere a raccontarsi le avventure virtuali (magari anche violente) dell’ultimo videogioco fatto in solitaria nel chiuso della propria camera. Paradossalmente la civiltà delle immagini ha ucciso la capacità di aprirsi al reale e ha inibito la percezione della bellezza naturale, costruendo soggetti tragicamente distratti.
E qui viene a galla la seconda parola: relazione. La civiltĂ dei messaggini e delle mailing-list ha creato immense possibilitĂ di comunicazione, ma ha spento la passione della relazione.
La comunicazione è tecnica, la relazione è vita. Tanti ragazzi e tanti giovani, purtroppo, vivono di monosillabi, con vocabolari poverissimi non solo di parole, ma anche di emozioni. Si accendono per entusiasmi collettivi che restano epidermici, mentre faticano a intessere una vita di relazione, in cui ci sia spazio per il silenzio, la riflessione, la lettura, lo scambio di contenuti autentici.
La terza parola è: regole. Vivere insieme significa avere regole comuni, riconosciute, anche se non sempre comprese. Il verbo del Vangelo è seguire e non capire: si capisce qualcosa, seguendo. Ma questo vale in generale per la vita: l’esperienza non è ciò che ti capita, ma ciò che responsabilmente decidi di fare con ciò che ti capita.
Ora, il mito della libertà senza regole ha distrutto anche gli spazi della trasgressione. Un campo estivo è l’occasione educativamente ardua per far apprezzare regole di vita umane e ragionevoli e aprire quindi spazi autentici alla libertà . Ecco tre parole “laiche” per scavare in profondità , così da poter costruire fino al Cielo.