Una lunga scia di morti sul lavoro

Mentre mi stavo accingendo a scrivere l’editoriale in argomento, è giunta alla mia email questa lettera a cui cedo molto volentieri lo spazio.
Fz

Oramai siamo quasi “abituati” a notizie quotidiane di persone che perdono la vita nello svolgimento del proprio lavoro, e quasi non ci si indigna neanche più. Sono notizie che scorrono via, lontano da noi, e le stigmatizziamo pensando che tanto a noi non succederà.

Anche lunedì mattina, passando davanti alle edicole, i titoli giganti dei giornali annunciavano “operaio folgorato all’Amadori”. Lì per lì, preso dalla quotidianità della mia esistenza, il fatto mi è un po’ scivolato via, fino a quando in serata ricevo la telefonata di un ex collega che mi gela: hai saputo, è morto Stefano.

E d’improvviso tutto cambia. Non è più una notizia qualunque, ma a quel nome colleghi un volto, un’esistenza. Un’infinità di ricordi ti annebbiano la mente e non ti capaciti di quanto accaduto. Pensi ai momenti vissuti insieme, il lavoro che svolgevo nella precedente ditta ci ha portato a vivere esperienze e momenti che andavano oltre l’adempimento dei propri compiti, intere settimane vissute in trasferta, Vercelli, Milano, Cingoli, dove oltre l’orario di lavoro condividevamo i pasti, i viaggi, i momenti di pausa, in un rapporto di stima e rispetto reciproco, dialogando e confrontandoci su tutto, a volte anche con riflessioni profonde e sincere, pur nella diversità di vedute, ed anche se da qualche mese ho cambiato lavoro, nelle poche volte in cui ci siamo incontrati successivamente, restava la cordialità nella relazione umana.

Ed ora, anche in me rimane un vuoto, un vuoto che immagino enormemente piĂą profondo per le persone che piĂą gli erano accanto. Non conosco la famiglia di Stefano, ma lui ne parlava sempre con tanto amore. Era il cuore della sua esistenza e la dedizione che metteva nel lavoro nasceva dalla consapevolezza che da quel sudore scaturiva il pane per le persone amate.

Vorrei manifestare loro il dolore e la vicinanza nella preghiera. Vorrei condividere questa mia riflessione, perchè i nostri cuori non induriscano di fronte a queste notizie. Spesso sembrano fatti lontani, ma in questa occasione più che in altre, è nata in me la consapevolezza che dietro ai numeri, dietro ai nomi, spesso alle iniziali puntate sui giornali o sui Tg nazionali, si cela sempre una persona umana, che lascia in questo mondo una ragnatela di affetti che sembra spezzarsi in un istante.

Stefano era come ognuno di noi, che ci alziamo al mattino per recarci al lavoro, con l’unica motivazione di rendere più bello il mondo con la nostra presenza, e di portare a casa il necessario per la nostra esistenza e per quella dei nostri cari.

Ci mancherai, Stefano.

Diego Bastoni

Una risposta a “Una lunga scia di morti sul lavoro”

Commenti

  1. giovanna perolari 03 Lug 2008 / 18:15

    Sono rimasta colpita dalla giusta riflessione di Diego Bastoni a cui mi unisco nell’esprimere solidarietĂ  alla famiglia dell’ operaio rimasto vittima sul lavoro.
    Riflessione che mi porta a considerare l’indifferenza certo non generalizzata ma che sempre piu’ riguarda fatti di violenza.
    Penso alla violenza sui bambini, sulle donne che ci vengono raccontati con frequenza quasi quotidiana a cui oramai non si presta piu’ attenzione.
    L’indifferenza politica che per bloccare un processo ne blocca centomila, guarda caso riguardano anche questi tipi di reati.
    La moralizzazione parte anche da questo.

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