Conti: “Non possiamo blindare la città”

Per i prossimi eventi si può pensare a una riduzione d’orario

CESENA - “Stiamo valutando delle riduzioni d’orario, non è necessario arrivare all’alba, le feste si possono chiudere anche prima”: così il sindaco di Cesena Giordano Conti risponde ad alcuni interrogativi posti la settimana scorsa dal Corriere Cesenate riguardo la notte bianca, i rumori notturni e il senso di tali manifestazioni.

“Noi i cittadini - spiega Conti - li stiamo a sentire. Si possono ridurre gli orari soprattutto nelle zone in cui si disturba di più. E’ chiaro che abbiamo un regolamento degli orari. Se ci basassimo su questo non ci sarebbe nemmeno una notte bianca, ci sono le eccezioni che confermano la regola. Le feste parrocchiali rientrano nell’ambito di tutte le feste che si tengono in città. Non c’è nulla contro le parrocchie, i circoli, le feste dell’Unità, o le varie feste che ci sono in giro. Sono una miriade fortunatamente, e sono molto contento che ci siano. Anche queste creano disturbo magari già dalle dieci di sera. Se andassimo dietro al senso comune di chi abita nel luogo della festa dovremmo vietare gran parte delle manifestazioni nel nostro territorio. Non c’è festa che si tiene che non abbia delle proteste (che sia piazza del Popolo, un parco o una parrocchia) ma è chiaro che una città deve vivere. Bisogna convivere con le esigenze dei cittadini. Per cui di volta in volta cerchiamo di mettere a punto delle strategie perché il disturbo di una sera non sia così grave”.

Il comune di Cesena, nonostante le polemiche della passata notte bianca universitaria proporrà a settembre una nuova edizione cittadina.
“Le notti bianche si fanno in tutto il mondo, dalle grandi metropoli, alle medie e piccole città, e non mi pare che questo abbia mai sconvolto nulla. La notte bianca è un momento nel quale si ritrova tutta la città. E’ un momento di festa e di riconoscimento di identità urbana. Abbiamo vissuto nei giorni appena trascorsi quella di San Giovanni, che cambia i ritmi della vita della città. Una città vivibile, deve essere anche una città viva, ossia che trova dei momenti di grande aggregazione.La festa è un’occasione affinchè chi vi partecipa si appropri in qualche modo della città, la senta sua. E’ esattamente quello che è avvenuto durante la notte bianca universitaria organizzata dagli studenti. Credo sia stato un bel segnale per Cesena, perché loro l’hanno organizzata, loro l’hanno gestita, hanno avuto gli sponsor (anche il Comune con un apporto limitato), hanno mostrato il senso di appartenenza alla città in cui vivono e studiano, e questo credo sia un modo per amarla e rispettarla”.

Eventi come la notte bianca portano in città migliaia di persone e avvengono, a volte, fatti spiacevoli. Le forze dell’ordine nella passata edizione erano qualche decina, niente rispetto alle centinaia allo stadio. “Il presidio migliore rispetto ai fenomeni di delinquenza è dato da una forte presenza in città di giovani e di famiglie. Si tratta di quel presidio sociale di chi vuole bene alla propria città, di chi la vive. Per tanto tempo si è detto che la nostra città era morta, che i nostri ragazzi senza famiglia non sapevano dove andare. Oggi giovani e famiglie non scappano in Riviera, ma vengono a Cesena da altre località”.

Riguardo alle programmazioni di questi eventi e alla possibilità di organizzare eventi culturali in spazi più ampi il sindaco è molto chiaro. “E’ difficile prevedere tutto. Noi creiamo più alternative durante la serata. Poi se qualcuno non riesce a entrare a uno spettacolo, non va casa, ma può trovare altro. Con questo rispettiamo i cittadini e il riposo, ma non possiamo blindare la città. Perché le città chiuse, dove non c’è nulla, sono le città più pericolose e a rischio. Sono le città che diventano i luoghi in mano ai pochi, magari che hanno voglia di delinquere. Noi vogliamo la città dei tanti che hanno voglia di divertirsi e di godere dei propri spazi. Poi succede qualcosa? Basta a chiedere alle forze di polizia perché, nella passata edizione della notte bianca universitaria, c’è stato un grande autocontrollo. Alla notte bianca non iscrivo l’episodio della Cattedrale, perché questo è un evento che non c’entra niente con Cesena e le notti bianche. Non si devono unire questi due fatti. Perché significa criminalizzare una festa a cui tanti si sono dedicati. E’ stata la festa di 60mila persone. Sull’episodio della Cattedrale, più che dire che è una cosa vergognosa, non possiamo dire altro. Non mettiamolo dentro alla notte bianca, perché due che si comportano così sono al di fuori della comunità cittadina che a Cesena è molto civile sia nei giorni normali che nelle notti bianche”.

Barbara Baronio

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