Ancora sulla notte bianca
Gentile Francesco Zanotti,
vorrei umilmente inserirmi nel dibattito che sta avvenendo sulle pagine del vostro settimanale a riguardo della notte bianca, portando una mia risposta a ciò che ha scritto Marina Corradi nel Corriere Cesenate uscito venerdì 20 giugno.
Cara Marina Corradi, il suo commento nel Corriere Cesenate a riguardo della notte bianca mi ha lasciato una punta di amaro in bocca.
Sono queste la fiducia e la stima che gli adulti hanno nei nostri confronti? Davvero le sembriamo orfani e figli di nessuno, ragazzi privi di meta e di valori? Lo so bene che io dal basso dei miei vent’anni dovrei mettermi in una posizione di ubbidiente ascolto nei confronti di chi, come lei, ha un bagaglio decisamente più ampio di cultura e di esperienza, ma purtroppo non ci sto proprio a queste definizioni generalizzanti e demonizzanti, mancanti di rispetto anche nei confronti del lavoro educativo fatto dai nostri genitori.
Ma davvero lei crede che la notte bianca sia solo questa processione di mummie schiave della noia e che si illuminano davanti a un bicchiere di birra e di superalcolici? Noi siamo il futuro di questa città e di questo mondo, come possiamo essere testimoni di speranza se dalle vostre bocche sentiamo uscire solo parole cariche di ammonimenti e delusione? Le dirò che anche io ho partecipato alla notte bianca ma non mi è sembrato solo, come dice lei, “rumore, tempo perso, ma per fare non si sa bene cosa, sguaiataggine noia”.
Ho avuto modo di assistere all’incontro tenuto da Sergio Zavoli e alla lezione di Vittorio Sgarbi sull’arte di Caravaggio, decisamente interessante e piacevole, e insieme a me c’erano tanti altri ragazzi che hanno preso il programma della notte bianca e criticamente ne hanno selezionato le proposte.
Perché vedere in questi eventi solo situazioni di perdizione e peccato senza cercare anche quello che di buono può esserci, come le diverse iniziative culturali che vengono offerte? C’è modo e modo di partecipare a una notte bianca e non le nego che anch’io ho provato un forte sconforto alla vista di alcuni ragazzi ubriachi, ma si consoli, insieme ad essi ho visto tanti, tantissimi ragazzi normalissimi, sobri e semplicemente felici di passare una serata con gli amici.
Solo per questo motivo le ho scritto, perché non credo affatto che partecipare alle iniziative proposte dalla notte bianca significhi per forza volersi ubriacare, “voler cercare di scordare qualcosa”, essere privi di ideali, mediocri e senza il desiderio di voler fare della nostra vita qualcosa di grande.
Ringraziandola per la cortese attenzione, le porgo i miei saluti.
Maria Andreucci
Carissima Maria, una sola battuta al volo. Quando si parla di giovani come “orfani o abbandonati” nessuno punta il dito verso di voi. L’atto d’accusa, se c’è, è verso gli adulti che non seguono i ragazzi come meriterebbero.
In pratica, siamo noi adulti sul banco degli imputati. Credo che i giovani vadano stimati con richieste molto piĂą esigenti di quelle che emergono da una notte bianca.
Comunque, il dibattito, come vedi, continua, e la prossima settimana pubblicheremo la risposta di Marina Corradi. Con tanta simpatia.
Fz