Politica, che fanno i cattolici?

di Francesco Zanotti

Torniamo a parlare di politica. E lo facciamo sollecitati dalla festa del patrono della città di Cesena, san Giovanni Battista, che si è celebrata martedì scorso. L’occasione ha messo in evidenza ancora una volta come tutto l’agire nella comunità civile abbia la necessità di trovare solide radici cui ispirarsi. Non un dovere, ma una necessità per fornire un’anima all’impegno quotidiano.

Nei giorni scorsi il panorama nazionale ha evidenziato nuovi scenari, in parte inattesi. Da un lato il Presidente del Consiglio si è lasciato andare ad alcune considerazioni, in materia di giustizia, che sono sembrate troppo forti nei toni e inopportune nel merito. Anche alcuni provvedimenti proposti dall’esecutivo guidato dal Cavaliere appaiono troppo vicini a vicende legate allo stesso premier, con un rischio di intreccio tra gli interessi personali e quelli del Paese che lascia più di un cittadino alquanto smarrito.

Dall’altro lato all’assemblea del Partito democratico, che si è svolta a Roma nello scorso fine settimana, si è sentito parlare Veltroni di una grande manifestazione di piazza per il prossimo autunno. Segno tangibile di uno scontro tra le diverse forze politiche che fino a qualche settimana fa pareva impensabile. Se nel centro-destra, in particolare nel Pdl, il rischio del partito-azienda è dietro l’angolo, nel centro-sinistra, pur orfano della componente estrema e arcobaleno, i problemi non mancano. Proprio l’assise tenutasi nella capitale ha messo in evidenza tensioni e disaffezioni. La ridotta partecipazione rispetto alle attese, meno del 50 per cento i presenti, dice di un disagio diffuso nella base che non si orienta più fra gruppi troppo disomogenei tra loro.

In questo panorama non proprio incoraggiante, che fanno i cattolici impegnati in politica? A destra come a sinistra rischiano di vedersi confinati in una sorta di ’riserva indiana’ in cui il loro peso specifico risulta poco incidente. Al centro, le formazioni che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa avvertono l’oscuramento imposto dai grandi media nazionali. Eppure si sente la necessità di una presenza che detti, alla luce del Vangelo, i criteri per ispirare le scelte concrete. In un momento in cui le risorse sono sempre più limitate non è indifferente sapere come e in quale direzione vengono destinate.

Occorre un rinnovato impegno dei fedeli laici per riportare la persona umana, nella sua integralità, al centro dell’azione politica, sia che si parli di Europa, di governo nazionale o di scelte amministrative. E questo anche in vista dell’appuntamento elettorale della prossima primavera in cui i cittadini saranno chiamati alle urne per il rinnovo di buona parte dei sindaci.

3 risposte a “Politica, che fanno i cattolici?”

Commenti

  1. Alberto Busato 04 Lug 2008 / 16:50

    Che i cattolici non incidano (nella Politica attuale) è un’impressione che salta agli occhi. Per cercare di capire il perché basta considerare l’azione giudiziaria di “tangentopoli”, che ha fatto sparire la Democrazia Cristiana insieme a tutti i partiti tradizionali arcocostituzionali , tranne il comunista. Quello fuori dell’arco si è radicalmente trasformato, ed uno nuovo si è consolidato, la Lega Nord. Questi due ultimi possono porsi sotto l’usbergo “Dio, Patria, Famiglia” e sono praticamente costituiti da cattolici.

    Giocoforza, il socialismo democratico e la distrutta DC, hanno creduto di trovare una casa in Forza Italia. Il PCI indenne (salvato), giocoforza anche qui, è dovuto passare attraverso successive trasformazioni abbandonando dalla scia cometaria i residui “inquinanti”. Il risultato di queste trasformazioni, culminate in una specie di “lavaggio del denaro sporco”, è una unificazione, quella che ha portato all’odierno PD veltroniano. Lo scopo del PD appare evidente: cercare di attrarre quei cattolici, di cui Rosy Bindi è l’emblema, che provengono da una elaborazione ardita del socialismo cristiano. Essi si configurano nel liberal kennediano e hanno oggi in Obama il loro profeta.

    Questo brevissimo excursus fa vedere una cosa semplice. I cattolici sono “in diaspora”. La domanda che si presenta è allora: come possono incidere nell’attuale politica? Secondo me, incidere da diverse sponde è difficile. Ad alcuni è venuta la tentazione di ricreare la DC (del tipo “balena bianca”). Purtroppo qui comanda la Storia. Questa ri-creazione è impossibile. Il treno DC giustamente o ingiustamente ha raggiunto il suo capolinea e lì è morto.

    A complicare le cose, c’è la presenza del Protagonista di Tangentopoli. Questi, che non sarebbe neanche antipatico, con l’abbandono della toga sotto le telecamere (vedere il filmato) mandò un messaggio: “Io sono l’erede dei partiti distrutti, l’Italia dei valori perenni risorgerà con me”. Bisogna essere pronti a prendere i treni della Storia, e lui fu pronto. Ma i treni a volte deragliano con le troppe ambizioni che vi si sono caricate. In tutta questa vicenda storica, c’è secondo me, un peccato originale.

    E purtroppo lo commise un democristiano “doc”: Mariotto Segni! Lui poteva essere l’erede, ma non salì sul treno in corsa. La sua “Convention” fu bella ed esaltante. Sembrò veramente il vento nuovo. Abbandonò di fronte alla “discesa in campo” del Cavalier Berlusconi. Non doveva farlo. Magari, mettersi dentro con lui e portare la forza della sua Convention. Forse il tempo si sarebbe messo subito al bello. Per lo meno c’era una chance. Non credo che i cattolici possano incidere, forse singole personalità.

    Però c’è una cosa più grave: l’Europa! Il non riconoscimento unanime ed esplicito delle “radici cristiane”. Questo è il punto grave, senza una identità chiara e firmata, il relativismo si fa strada… anche nei cattolici (vedere tutta la diatriba sui pacs e dico). Una cosa: come mai è fallito quel tentativo di “entente cordiale” tra Veltroni e Berlusconi che si era instaurato in campagna elettorale? Forse dirò la mia prossimamente.
    Alberto Busato

  2. Alberto Busato 05 Lug 2008 / 18:57

    Riprendo il discorso dall’ultima domanda del mio intervento precedente. Lo riprendo così presto perché è intervenuto ieri sera in TV (per ricevere un premio) il Professor Sartori (l’emerito professore alla Columbia University di New York e all’Università di Firenze) che a una domanda di un giornalista sull’attuale comportamento del PD, ha risposto: “Il povero (con affetto) Veltroni non sa cosa fare”. Questo sintetizza quello che volevo dire io (non devo commettere il peccato di gloriarmi della coincidenza); il povero Veltroni effettivamente è passato dal “si può fare” al “che fare?” Non è tutta colpa sua. Il “povero”, in effetti, va pronunciato con comprensione. Lui aveva tentato in campagna elettorale di promuovere un clima tipo “entente cordiale” tra i due contendenti, cercando di cancellare o non inasprire “la lotta” a colpi meramente denigratori tra gli avversari. Ma era fatale che il “progetto” fallisse. Per due motivi. Il Italia per fare emergere la propria visibilità occorre la denigrazione dell’avversario. La cosiddetta “opposizione costruttiva” viene vista come “appiattimento” sul “concorrente”. Quindi Veltroni è stato osteggiato dal suo interno. Se vogliamo, questo comportamento è anche una indicazione della teoria del comportamento (istintivo) di massa e della teoria della comunicazione su “popolazione primitiva”. Purtroppo dobbiamo ammettere che la popolazione italiana risponde in modo “primitivo”, cioè non maturo. Lo vediamo anche dal successo in Italia della Pubblicità. La quale per l’appunto richiede per il suo successo, una risposta istintiva non filtrata dalla cultura. Così stando le cose, io intravedo un campo su cui i Cattolici, pur dalla attuale diaspora, potrebbero unirsi per “incidere”. Determinando quelle condizioni postelettorali che si hanno nei paesi di consolidata democrazia, ove quando la campagna elettorale si chiude, SI CHIUDE! E la parte scomfitta riconosce il vincitore, non in base ai numeri, ma in base al bene della Nazione. la quale ha scelto. Questa opera di “civilizzazione politica” io vedo come possibile impegno dei Cattolici.
    Alberto Busato

  3. Maria Grazia Bartolomei 07 Lug 2008 / 13:32

    Credo che si sia aperta una stagione in cui, nell’evidente irrilevanza dei cattolici nella scena politica nazionale, possa affermarsi una presenza organizzata con un chiaro riferimento all’ispirazione cristiana, laica e aconfessionale, capace di far in qualche modo rivivere il cattolicesimo popolare e sociale, uno dei più fecondi patrimoni costruiti dalla comunità cristiana italiana fin dall’Ottocento. Credo altresì che una presenza organizzata con chiari riferimenti d’ispirazione possa, se agisce con coerenza, rappresentare, anche per i cattolici che militano in partiti che non hanno un espresso riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa, un punto di confronto per realizzare una trasversalità positiva sui temi che alla Chiesa sono sempre stati più cari.
    Ma soprattutto credo che gli inviti a riflettere che vengono ai cattolici impegnati in politica dalla Gerarchia e da chi ne è l’espressione autorevole riconosciuta, vadano presi come stimoli ad un approfondimento maggiore, come un potenziamento della propria capacità di innovazione, come una “correzione fraterna” affinchè si valutino meglio le proprie posizioni, almeno sulle materie che più toccano la sensibilità del mondo cristiano, senza lanciarsi in lezioni di cristianità, a cui non si è nemmeno deputati. Al contrario i cattolici impegnati in politica dovrebbero confortare nella propria opera i Pastori e quanti ritengono essenziale riaffermare il valore dell’identità cristiana, con la solidarietà e con l’aiuto. Se tutti i cattolici impegnati in politica agissero sulla base di questo metodo sono convinta che l’unità dei cattolici in politica, portando alla “rilevanza”, si ricostituirebbe sostanzialmente, pur nel condivisibile pluralismo delle opzioni.

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