Per vivere ci vuole coraggio
A colloquio con don Marcello Palazzi, delegato diocesano
Il modello del divertimento in stile notte bianca propone tante isole. E’ come avere davanti a sé un arcipelago: nessuno che comunica con gli altri. La solitudine è diffusissima, nonostante si viva in mezzo alla folla. Don Marcello Palazzi condensa in queste immagini la sua opinione sulle notti dei giovani di oggi.
Come delegato per la pastorale giovanile della diocesi di Cesena-Sarsina vive con i ragazzi e ne conosce gli aspetti piĂą nascosti. Sa come vanno trattati e sa anche che i giovani sono molto esigenti e chiedono moltissimo al mondo degli adulti.
“Se si arriva a scrivere sui muri delle città ’mi viene da vomitare per la noia’ - prosegue don Palazzi - significa che non si sa cogliere appieno il disagio che molti giovani stanno attraversando. Tutti i ragazzi hanno bisogno di fare le esperienze tipiche della loro età , con i loro pari. Hanno bisogno di stare insieme e fare gioco di squadra, mentre tutti noi ci ritroviamo siamo immersi in una società antagonista e individualista. E’ diffuso, invece, il bisogno di ragionare in gruppo. Purtroppo i ragazzi riflettono le difficoltà che vivono le famiglie. I genitori si sentono osservati e scrutati e questa cappa oppressiva si riflette sui figli”.
E’ il momento di proporre alternative di qualità , attraenti, che lascino liberi i nostri giovani in modo che si responsabilizzino. “Dobbiamo fare venire fuori il protagonismo delle nuove leve - continua don Marcello -. Le nostre comunità cristiane sono chiamate ad essere trascinatrici ed educanti al tempo stesso. Tutti devono sentirsi coinvolti e lo saranno nella misura in cui ciascuno fa in prima persona un’esperienza che implica la vita”.
Chi sono io? Chi si prende cura di me? Come esprimere il mio desiderio di infinito? Sono di questo tenore i quesiti che pongono gli adolescenti e i giovani di oggi. Ci si può sottrarre ? Si può fare finta di nulla? “Ciascuno di noi ha un grande tesoro per le mani - conclude don Marcello -, il più prezioso di tutti, quello che non ha prezzo: la vita. Non l’abbiamo comprata né costruita. Ci è stata comunicata attraverso i genitori come dono. Oggi ne siamo i primi responsabili. La vita ci precede e ci chiede di esserne i veri protagonisti. Il valore e il senso della vita non deriva automaticamente dal passare del tempo, ma dipende dall’intensità e dalla profondità della nostra esistenza. Al mondo ci sono due categorie di persone: quelli che vivono e quelli che si lasciano vivere. Per lasciarsi vivere basta non morire. Per vivere, invece, ci vuole coraggio”.
Francesco Zanotti