“I ragazzi sono da prendere sul serio”
Le riflessioni di Damiano Zoffoli, consigliere regionale dell’Emilia Romagna
La scorsa settimana Cittadinanzattiva ha presentato una indagine sui comportamenti violenti a scuola, che ha interessato più di cinquemila studenti e quasi 600 docenti in tutta Italia.
Il quadro che emerge non è incoraggiante, sono tanti gli episodi di violenza diffusa; ma quel che stupisce, ad un’analisi superficiale, è che gli stessi ragazzi hanno idee chiare su quello che si potrebbe fare per affrontare il fenomeno: chiedono professori preparati, aperti all’ascolto e al confronto, e soprattutto coerenza e rispetto delle regole.
Sta perciò a noi adulti prenderli sul serio: non basta mettere a disposizione dei giovani beni di consumo, ma è necessario trasmettere loro ragioni di vita e passione per la vita.
Non serve regalare loro troppe risposte, ma è necessario dare ai giovani la possibilità di porsi le domande giuste.
Infatti non c’è speranza senza comunicazione tra le generazioni. Non c’è speranza se si abdica all’educazione, incontro rigenerante tra novità e tradizione, passato e futuro.
Anche i fatti che hanno interessato Cesena in questi giorni ci ricordano che la realtà dei giovani si intreccia con quella degli adulti: troppe volte veniamo meno al nostro compito di testimonianza e di trasmissione di valori ed ideali forti ed autentici. Il problema non è tanto e solo una notte e una notte bianca, ma le tante, troppe e lunghe giornate vuote e buie dei nostri giovani, spesso precari in cerca di un futuro. Solo l’educazione integrale e permanente della persona è luce e sorgente di speranza per le nostre comunità .
Personalmente ritengo che una società che non ha al centro il concetto di dovere non ha futuro. La società , quindi, dei doveri oltre che dei diritti.
Nell’esercizio dei nostri diritti, infatti, siamo spesso soli; i diritti sostituiscono le relazioni e proliferano dove i legami e i rapporti hanno fallito e si è prodotta infelicità e solitudine. Occorre perciò, a mio avviso, rinunciare a un po’ di individuo tornando a porre l’accento sulla relazione, riconoscendo la nostra interdipendenza e il nostro bisogno dell’altro.
Una libertà in relazione, liberi, dunque, ma liberi per; non tanto e non solo da qualunque vincolo o di fare questo e quello senza limiti.
Serve pertanto uno sguardo educativo su tutte le dimensioni sociali che coinvolgono i giovani: la famiglia, la scuola, la formazione, il disagio, il tempo libero.
Occorre non disperdere le risorse disponibili in azioni estemporanee e nella frammentazione delle competenze, ma sull’impegno educativo essere tutti e sempre in servizio permanente.
È l’obiettivo che, tra gli altri, ci siamo posti con il nuovo progetto di legge regionale “Norme in materia di politiche per le giovani generazioni†all’esame dell’Assemblea Legislativa, che privilegia un approccio integrato al complesso e alla complessità della persona, senza considerare solo singoli aspetti problematici della vita dei nostri giovani.
I giovani non come un problema da affrontare, ma protagonisti del proprio futuro. Giovani liberi e forti.
È naturale che un approccio di questo tipo non possa risolversi semplicemente con l’intervento del pubblico. Il pubblico, infatti può esserti accanto, ma difficilmente può esserti amico. Per questo il pdl prevede un’apertura progettuale e finanziaria verso il privato sociale, l’associazionismo, gli stessi oratori e tutte le agenzie educative che lavorano sul territorio.
Non si tratta di una concessione, ma della volontà di unire azioni ed intelligenze, concertando e condividendo gli obiettivi di fondo, secondo il principio di sussidiarietà .
Bisogna infatti promuovere una politica che stimoli e favorisca la partecipazione attiva dei giovani, a partire dalle realtà locali, in modo da sviluppare, insieme, un forte senso di corresponsabilità e di interesse per il bene comune. La sfida è quella di ritrovare la politica perduta, restituire alla politica la sua dignità , la sua sobrietà , la sua funzione, che è, appunto, promuovere, alimentare e costruire la speranza.
Damiano Zoffoli