San Giovanni, un popolo in festa
di Piero AltieriAlla NativitĂ di San Giovanni Battista i nostri padri dedicarono la prima cattedrale, sul Monte Garampo e quando poi Cesena ridiscese a valle, costruirono la nuova, rinnovando la volontĂ di porsi sotto la protezione di colui che aveva indicato sulle rive del fiume Giordano la presenza del Salvatore.
Il 24 giugno è festa grande per la città , dentro e fuori le mura. Festa soprattutto per i bambini che si rallegrano con i genitori del Battista che non speravano più di vedere la loro casa allietata dalla nascita di un figlio.
Festa di tutto il popolo cesenate che, partecipando alla liturgia presieduta dal vescovo in Cattedrale, rinnova quel rapporto vitale con le proprie radici che hanno alimentato, lungo i secoli, la sua identità più vera. E questo anche quando (purtroppo!) la civitas ha subìto il processo di clericalizzazione e di laicizzazione che l’hanno gravemente frastornata.
Sta alla comunità dei credenti testimoniare la vera libertas che è condizione imprescindibile di ogni progresso, ma è impegno del cosiddetto mondo laico scrollarsi di dosso antichi pregiudizi, per porre mano all’edificazione della casa comune, con la forza penetrante della ragione, allargandone gli orizzonti alla luce di quella storia vissuta nella luce del Vangelo.
Cesena è tornata a splendere nel volto bello delle sue chiese, dei suoi monumenti illuminati anche durante le ore della notte. Sta recuperando i colori delle facciate delle sue case, sta raccordando il centro storico con le periferie che la circondano, moltiplicando le rotonde, per facilitarlo… e tanto altro ancora!
Eppure, segnali sempre più frequenti ci richiamano a una inquietudine, a una insicurezza per il futuro, a una scontentezza che non hanno le loro origini soltanto nella fatica a far quadrare il bilancio delle famiglie…
Cesena ha smarrito un po’ (forse molto) della sua anima, e allora non c’è maquillage, seppure progettato responsabilmente da buone intenzioni, che possa ridonare il gusto del vivere, ai giorni e alle notti che scandiscono il calendario.
Il nostro patrono ci richiama all’incontro con Colui che solo dà forza alla speranza che non delude; il significato del vivere, sollecita a costruire relazioni che intessono quella “amicizia civica” e quel “dialogo” che sono l’energia propulsiva della vera democrazia.
Spaventati, quando assistiamo al logorante invecchiamento dei nostri ragazzi e parliamo con affanno di “emergenza educativa”, dobbiamo riscoprire con forza le nostre responsabilità di adulti, potendo così testimoniare, quasi raccontando quella tradizione che ha dato volto alla nostra identità . Cesena non l’ha portata la cicogna! L’hanno costruita e ricostruita la fede cristiana, il lavoro, l’imprenditorialità , la cultura, l’acuto senso di libertà che hanno animato la storia del nostro popolo.
A proposito di logoramento dei nostri ragazzi, io a volte credo di vivere su marte.
C’è San Giovanni e a Cesena si permette a dei senza Dio di occupare nuovamente una casa in maniera abusiva!
Ma ci sarĂ giustizia divina [...]
Ancora una volta non resta che l’illuminante pensiero del nostro Pontefice come faro in questa notte dei valori.
Altro che notte bianca, questa è notte e basta!
Un abbraccio a tutti voi, fratelli carissimi.
@Silvana
per quanto non mi stiano esattamente simpatici gli occupanti del Confino (per usare un eufemismo) non vedo proprio il nesso tra l’occupazione a San Giovanni e il fatto di essere dei “senza Dio”.
PerchĂ©, se gli occupanti fossero stati degli scout o dell’Azione Cattolica (per quanto impossibile) sarebbe cambiato qualcosa?
Sulla giustizia divina lascerei la questione nelle mani del Signore… dato che vede e provvede!
Sono d’accordo con Boch. Offrire e dare un giudizio su quello che avviene a Cesena e nella nostra realtĂ di tutti i giorni è giusto e fa parte della natura dell’uomo, anzi è grave quando questo non avviene. Ma non eleviamoci a giudici. Siamo piccoli davanti a Lui.