Un provvedimento in favore della famiglia

Abolita l’imposta comunale sugli immobili

Dopo due anni di annunci e promesse siamo arrivati all’abolizione dell’imposta comunale sugli immobili (Ici) per le abitazioni principali. Il Governo Prodi era riuscito solo a tirarne via una parte (senza peraltro pubblicizzare l’operazione). Berlusconi ha completato l’opera con i primi provvedimenti del suo governo.

Sono escluse da tale beneficio solo le case di lusso, poco più di 70mila unità immobiliari abitative in tutta Italia su oltre 30 milioni (di queste sono adibite ad abitazione principale, in base alle medie nazionali, circa il 73 per cento degli italiani).

È un provvedimento “a pioggia†con benefici stimati per un centinaio di euro in più nelle tasche delle famiglie italiane, cifra che potrà variare da 40 a 600 euro, con i maggiori importi ovviamente a beneficio dei proprietari di case più grandi (il calcolo è fatto sulla rendita catastale). Sono risposte ancora risicate rispetto all’emergenza economica manifestata da tante famiglie del nostro Paese. Basti pensare a chi rimane al momento fuori dai benefici di questa manovra, vuoi perché abita in affitto o perché deve fronteggiare una mole di impegni ben più imponente.

Il recente studio dell’Istat racconta di un 28,4 per cento di italiani che non riesce a far fronte a una spesa straordinaria di 600 euro e di un 13 per cento che ha un mutuo e paga una rata di 559 euro al mese in media. Nel 2006 la spesa media per le famiglie italiane tra condominio, riscaldamento, gas, acqua, telefono, elettricità e manutenzione era di 315 euro al mese. A sopportare i costi più rilevanti, sottolinea l’Istat, sono generalmente lo coppie più giovani.

Se l’abolizione dell’Ici è quindi una vittoria dell’apparenza sulla sostanza (con quel risparmio ci pagheremo un mesetto di bolletta del gas) va comunque considerata positivamente la volontà del governo di intervenire con decisione sul carico fiscale delle famiglie. Occorre però la massima attenzione a non mettere in moto meccanismi che peggiorano i rapporti tra pubblica amministrazione e cittadini.

Per fare un esempio, la minore imposta che deriva dall’applicazione di queste nuove norme sarà rimborsata ai singoli comuni, con un apposito fondo (due miliardi di costi per le casse dello Stato). Cosa succede concretamente? Che il prelievo fiscale prima era nelle mani del Sindaco e quindi i cittadini, incontrandolo in piazza, potevano chiedergliene conto. Oggi il prelievo passa alla fiscalità generale dello Stato: chi può controllare come sono utilizzate le imposte che affluiscono al governo centrale? Anche se piace poco l’Ici rimane l’imposta più federalista e anche la più efficiente, proprio perché il gettito non va a Roma ma rimane ai Comuni.

Ma allora perché il primo atto del nuovo governo è stata la cancellazione dell’Ici? I comuni sono sul piede di guerra da diversi anni perché vedono assottigliarsi le risorse disponibili senza che vi sia un riassetto istituzionale che consenta agli enti di organizzarsi autonomamente e in un rapporto trasparente con i cittadini.

Siamo di fronte all’ennesimo cambiamento di strategia, visto che il decreto fiscale ha disposto il blocco dell’autonomia impositiva congelando la possibilità, per le regioni e gli enti locali, di aumentare aliquote e addizionali. È l’ennesima misura restrittiva fine a se stessa o si apre finalmente la prospettiva di un federalismo fiscale equo e solidale?

William Casanova

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