Reati che arrivano da lontano
Il prefetto: “Il problema sicurezza ruota attorno allo spaccio di droga”
CESENA - Poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili da soli non bastano. La vera sicurezza si ha solo con la coesione sociale. E qui in Romagna non manca, come ha rilevato il prefetto di Forlì-Cesena Antonio Nunziante ospite la settimana scorsa del Rotary club cittadino: “Quando sono arrivato in questa provincia la prima cosa che mi ha colpito è stato il gran numero di persone impegnate nel volontariato: 65mila. Sono l’anima e l’elemento di forza di questa terra”.
Ma la Romagna è davvero un’isola felice? Di certo non si può paragonare ad altre aree del Paese, condizionate dalla criminalità organizzata. Ma gli elementi di preoccupazione non mancano. La ricchezza ed il benessere attirano appetiti malavitosi da lontano: “Negli ultimi due anni in provincia sono stati compiuti numerosi sequestri di patrimoni e arresti di persone legate a clan della criminalità organizzata calabrese. Bisogna poi aggiungere l’opera incessante di intelligence delle forze dell’ordine, capace di far emergere disegni criminosi ai danni di imprenditori locali”.
Qui il rispetto della legge sembra ancora voler dire qualcosa: “Proprio qui a Cesena – ha continuato il prefetto – lo Stato ha dato prova di legalità sgomberando la ex scuola elementare di Pontecucco ribattezzata “Al Confino” dagli occupanti”.
A preoccupare il cittadino comune però, e ad aumentare la percezione d’insicurezza, è la micro criminalità. Quasi sempre legata a doppio filo allo spaccio e al consumo di sostanze stupefacenti: “Il consumo di droga negli ultimi tempi – ha rilevato il prefetto – è aumentato del 56 per cento nei giovani dai 25 ai 35 anni e del 50 per cento nella fascia d’età dai 15 ai 24. Oramai ci si avvicina alla droga già a 13 anni e con strade sempre nuove. L’ultima tendenza sembra essere lo sbiancante da dentista, capace di garantire effetti simili a quelli dell’Lsd”.
Al prefetto ha fatto eco il questore Calogero Germanà: “La droga è il primo dei problemi. Qui in Romagna si sta ancora bene, è una terra piena di principi, però deve stare attenta a non perdere i propri valori”.
Valori e tradizioni scossi in parte dal vertiginoso aumento dell’immigrazione: gli stranieri in provincia sono passati da 16mila a 28mila in meno di quattro anni. Un fenomeno che deve spingere il tessuto sociale romagnolo ad un supplemento di coraggio sul fronte dell’integrazione. Isolare i “nuovi arrivati”, infatti, non potrà far altro che acuire le tensioni. Il tasso di crescita degli immigrati però rischia di mettere a dura prova le comunità locali. Emblematico il caso di Galeata dove gli stranieri sono ormai il 20 per cento della popolazione. Senza contare gli irregolari, che sfuggono alle statistiche per definizione.
Su questo fronte il prefetto è sembrato perplesso nei confronti delle nuove norme predisposte dal Governo in materia: “Per quanto riguarda le espulsioni, il nuovo decreto rischia di peggiorare le cose. Per accompagnare un clandestino al Cpt, infatti, servono due o tre agenti (il Cpt più vicino è a Bologna, ndr). Forze sottratte al controllo del territorio”.
La vera sicurezza, in ogni caso, nasce dalla comunità. E pensa ai cittadini di domani. Per questo è ai genitori e agli insegnanti che il prefetto ha rivolto una riflessione finale: “Bisogna coinvolgere la famiglia e la scuola, chiedendosi: è mai possibile che i nostri figli abbiano sempre ragione?”.
Parole che fanno il paio con una celebre massima di Aldo Moro: “Nella vita non è importante avere ragione oggi, ma non avere torto domani”.
Michelangelo Bucci
Anche la politica viene chiamata in causa: non può limitarsi a compiere scelte solo perchè “popolari”, per conquistare il consenso. La politica deve al contrario bilanciare diritti e doveri, altrimenti non è più un faro, ma diviene una merce di scambio e – nella migliore delle ipotesi – semplice soluzione di problemi spiccioli. La politica deve farsi sentire come coscienza critica, rilanciare il tessuto sociale che in questi anni ha ceduto, aiutare a “fare società”, a partire dai soggetti intermedi (in primo luogo dalla famiglia) per qualificare il livello della convivenza civile. La politica inoltre deve tornare ad essere portatrice di quei valori che hanno reso grande la società occidentale, facendo al contempo della creazione di una società responsabile una nuova “ideologia”.
La politica non può limitarsi solo a compiere scelte “popolari”, per conquistare il consenso. La politica al contrario deve bilanciare diritti e doveri, altrimenti non è più un faro, ma diviene – nella migliore delle ipotesi – semplice soluzione di problemi spiccioli. La politica deve farsi sentire come coscienza critica, deve rilanciare il tessuto sociale che in questi anni ha ceduto, irrobustendo un tessuto intermedio di attori (in primo luogo la famiglia) capaci o intenzionati ad instaurare una maggiore coesione sociale e più qualificati livelli di convivenza. In particolare deve rivolgersi ai giovani, portandoli a sentirsi orgogliosamente parte integrante, attiva e solidale della comunità locale.La politica inoltre deve essere portatrice dei valori che hanno reso grande la società occidentale. Oggi che si ragiona tanto su nuove forme di partito, si dovrebbe fare della costruzione di una società responsabile una nuova “ideologia” Questo ci appare essere il contributo che la politica può offrire per uscire da quel malessere che oggi avvertiamo e che prende gli spaesati e gli sradicati.