“In clausura ho scoperto la gioia e una grande passione per la vita”

Domenica 18 maggio alle 17 a Sogliano la professione perpetua di suor Marilla Fiumana. Una testimonianza dal Carmelo.

Se prendo le ali dell’aurora e vado a dimorare all’estremità del mare, anche là la tua mano mi guiderà e mi terrà stretto la tua destra.

Quando leggo questi versetti del Salmo 139, sento che ciò è avvenuto nella mia vita. Parlare di aurora e di estremità del mare nel caso del salmo, è come dire da est a ovest, ma per me è ricordare che ho volato verso i mari più lontani alla ricerca della felicità, delle cose più nascoste, e anche se io non lo sapevo, là c’era la Sua mano che mi guidava, mi teneva stretta e mi invitava a fermarmi, ad ascoltare.

Mi chiamo Marilla, ho 42 anni e domenica 18 maggio, festa della Santissima Trinità, pronuncerò il mio Sì definitivo a Cristo. Sono nata a Cesena, appartenevo alla parrocchia di San Bartolo e l’ho frequentata fino alla Cresima, poi…

Negli anni dell’adolescenza avevo già udito la voce del Signore che mi chiamava, ma non sapevo che era Lui. Non frequentavo più la parrocchia o altre associazioni e non c’era nessuno accanto a me che, come al piccolo Samuele, potesse dirmi: “Se ti chiama ancora rispondi così: Parla perché il tuo servo ti ascolta”.

Ho continuato la corsa verso la felicità, verso un lavoro che mi facesse guadagnare e mi permettesse di soddisfare tutti i miei desideri; ma la felicità sembrava essere sempre un po’ più in là!

A 30 anni mi sono riavvicinata al Signore, avevo bisogno di “senso”, di Qualcuno che mi stesse accanto e mi accompagnasse nel viaggio più impegnativo della mia vita: quello dentro il cuore. Volevo sapere chi ero, cosa veramente desideravo nella mia vita, cosa era la felicità. Allora ho scoperto la gioia, quel sentimento che può prendere stabile dimora dentro di noi e abitarvi anche quando siamo nella fatica, nel dolore. Non ha niente a che vedere con la felicità che immaginavo io, ma è sempre con me da quando io sono tornata accanto a Lui, da quando mi sono lasciata prendere per mano e guidare nella via della vita.

Allora ho risentito la “chiamata” e ho cominciato subito a cercare dove, come realizzarla.
Ho cominciato a frequentare la Comunità Padre Nostro di San Tomaso, a fare volontariato in ospedale, poi anche alla Caritas e al Centro di aiuto alla vita.

Ho reincontrato il mio vecchio parroco, don Emilio, e quando gli ho detto che stavo cercando il “mio posto”, mi ha risposto con un immediato: “Era ora!”. Anche lui aveva capito, tanti anni prima; ma con la stessa pazienza di Dio, ha atteso che io facessi il mio cammino.

Ora sono nella Comunità carmelitana di Sogliano al Rubicone; sono molto vicina a Cesena, ma sono già nel territorio della diocesi di Rimini.

Cosa mi ha fatto innamorare di questa comunità? Lo ammetto, non certo la scelta della clausura, ma quella della vita. Quando sono arrivata qui per un ritiro personale di una settimana, ho scoperto questa comunità monastica che porta nel cuore una grande passione per la vita, per la preghiera incessante affinché ogni vita umana sia amata ed accolta dal suo concepimento fino alla morte naturale.

È stato come se avessi trovato l’ultimo pezzo per comporre il puzzle: ho capito subito che qui, il mio bagaglio di esperienze, di fatiche, di successi, ma anche di fallimenti, ha un senso, anzi, che è importante perché mi permette di sentirmi più vicina alle tante esperienze e fatiche di chi cerca la nostra preghiera, di chi è tentato di rifiutare la vita.

Ora le mie giornate sono arricchite da molte ore di preghiera liturgica e personale; dal lavoro e dai momenti in comunione con le mie sorelle. La Regola carmelitana alla quale prometterò fedeltà per tutti i giorni della mia vita, mi invita a meditare continuamente sulla Parola di Dio e con Lei, nella preghiera della Lectio divina, trovo la strada per continuare quel viaggio impegnativo che porta dentro al proprio cuore, che porta a incontrarsi con la Trinità nel proprio castello interiore.

Che cosa mi manca? La mia grande passione era il mare, non quello “spiaggia e ombrelloni”, ma quello sotto la superficie. Seguendo questa passione ho conosciuto mari molto lontani, ho visto panorami indimenticabili, ho scoperto la bellezza delle cose nascoste sotto la superficie e qui… l’ho ritrovato: ho scoperto che la Trinità è come mare profondo, in cui più si cerca più si trova, e quanto più si cerca, più cresce la sete di cercarla.

Sento in me una grande gratitudine verso Colui al quale sto per promettere fedeltà in eterno, gratitudine che si trasforma in ringraziamento alla mia famiglia per avermi sempre appoggiato nella mia ricerca, anche ora che la mia scelta costa fatica.

Vorrei inoltre ringraziare la mia parrocchia, nella quale ho avuto la possibilità di conoscere Gesù, e anche don Virgilio Guidi che mi ha accompagnato in questi ultimi anni di preparazione alla Professione solenne, al mio definitivo Sì alla Vita che avrò la gioia di poter condividere domenica 18 maggio alle 17 nella parrocchiale di Sogliano, con suor Vania Spazzoli, proveniente dalla diocesi di Forlì.

suor Marilla Fiumana

3 risposte a ““In clausura ho scoperto la gioia e una grande passione per la vita””

Commenti

  1. loretta 19 Mag 2008 / 21:13

    Carissima suor Marilla!!!!!!!!
    Sono la mamma di Nadia -suor Maria Benedetta della SS.ma Trinità- del monastero del ” Corpus Domini ” di Cesena.
    Ho letto con stupore la sua testimonianza di come Lei sia riuscita a trovare la sua strada e la serenità che la guida nel cammino della vita.
    Pure io ed i miei familiari (come mi pare anche i suoi genitori ) abbiamo fatto molta fatica a comprendere la vocazione di nostra figlia ed oserei dire che ci risulta ancora misteriosa.
    Forse,… dopo un evento molto traumatico - la perdita di mio figlio Riccardo, - abbiamo accettato questa scelta di Nadia che era proiettata in un avvenire molto brillante.
    Ma i nostri piani non sono come i piani del Signore: prima ha chiamato la più giovane delle nostre figlie e, poi, si è preso vicino anche un altro fiore della nostra famiglia.
    A Lei chiedo una preghiera che lenisca un po’ il nostro dolore.
    Con l’occasione Le porgo i migliori auspici di una vita ricca di tante cose belle e buone.
    Con affetto. Loretta

  2. luca 04 Lug 2008 / 01:07

    Come una persona può trovare Dio solo ed esclusivamente attraverso la clausura?proprio per questo io penso che non sia altro che un limite. Se uno vuole pregare e star vicino a Dio può farlo ovunque e dovunque. La clausura è una violenza che si fà a sè stessi e alle persone attorno che ci vogliono bene.
    Non è nient’altro che un estremismo . E tutti gli estremismi,tutti, sono sbagliati.
    Questa è la mia opinione.

  3. francesco zanotti 04 Lug 2008 / 09:05

    Carissimo Luca, vorrei chiederti se sei mai stato in un convento di clausura. Forse, se non l’hai mai fatto, varrebbe la pena andarci. A Cesena potresti fare un giro o dalle benedettine, al Monte, o dalle cappuccine, di fronte al cimitero urbano. Per loro, te lo assicuro, la clausura non è un limite, anzi, E’ uno sguardo per andare oltre. Hai presente il ruolo della siepe nella poesia “L’infinito” di Giacomo Leopardi? Cordialmente. Ciao e a presto.
    Francesco Zanotti

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