Il lavoro e la responsabilitĂ  di tutti

Il vescovo Lanfranchi: “Rimuovere le cause dei troppi incidenti”

Grande partecipazione al “lavoro in festa” svoltosi sabato scorso a Pievesestina. Promosso da Mauro Bonacci per conto della Commissione diocesana “Gaudium et spes” per il quarto anno consecutivo, la celebrazione del “primo maggio” in ambito ecclesiale ha vissuto un intenso pomeriggio sabato 3 maggio, ospiti del Gruppo Orogel che per l’occasione ha festeggiato i primi 40 anni di attività.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Antonio Lanfranchi. Con lui hanno concelebrato diversi parroci della zona pastorale Valle del Savio-Dismano e monsignor Silvano Ridolfi, responsabile della Commissione diocesana. Il coro parrocchiale ha allietato la messa con l’esecuzione di bei canti liturgici. Hanno partecipato anche i cresimandi delle parrocchie di Pievesestina, Sant’Andrea in Bagnolo e San Cristoforo che riceveranno il sacramento della confermazione dalle mani del vescovo Antonio domenica 25 maggio.

Durante l’omelia monsignor Lanfranchi ha posto l’accento, fra l’altro, sul lavoro quotidiano mettendo in evidenza che a Cesena si vive “fattivamente l’esperienza dell’integrazione”, come la presenza alla Messa di un folto gruppo di lavoratori di colore ha mostrato a tutti.

“È bello ritrovarci provenienti da diversi lavori, con ruoli diversi - ha proseguito il vescovo -. Il lavoro che a volte porta a contrapporci, a dividerci, oggi ci unisce”. Ha poi proseguito dicendo che “il problema del lavoro non è soltanto del dirigente, dell’industriale, non è neppure semplice problema di chi fa politica, anche se la politica ha come suo obiettivo quello di creare le condizioni sociali che consentano alle persone e alle comunità di raggiungere liberamente il loro pieno sviluppo. È responsabilità di tutti”.

Non è mancata neppure l’attenzione alla sicurezza sul lavoro, visti anche i recenti e numerosi casi di morti bianche.
“Il numero crescente di morti sul lavoro, che i ’media’ portano a conoscenza di tutti - ha sottolineato il vescovo -, ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza nel lavoro. È stato certamente questo uno dei temi centrali delle manifestazioni del primo maggio. La sicurezza, nelle varie attività che vengono svolte, va sviluppata studiando le cause di troppi incidenti e rimuovendole coraggiosamente. Occorre per questo mettere in atto le garanzie necessarie. Questo problema coinvolge tutti: legislatori, autorità, datori di lavoro, dipendenti. Tutti nessuno escluso. Non entro qui nei singoli aspetti: non ne sarei capace e non sarebbe neanche la sede idonea. Mi preme richiamare quella che ritengo sia un’esigenza sentita da tutti, ma spesso disattesa, e che incide sul triste problema degli incidenti sul lavoro, ed è l’attenzione alla totalità unificata dell’uomo, a tutte le dimensioni della sua vita, nell’intreccio vivo di corpo, psiche e anima. È questa totalità che è implicata nella qualità della vita e che impegna tutti. La sicurezza dipende, ad esempio, dal giusto equilibrio tra riposo e lavoro. Non posso pretendere dal mio fisico una piena efficienza se trascuro il giusto riposo. Non posso essere pienamente in forma se trascorro tutta la notte senza dormire. Avere cura di sé implica poi l’osservanza di quelle norme predisposte per la mia sicurezza. In questo scenario di umanizzazione del lavoro va ricordata l’importanza della formazione, che ogni azienda si dà e che si profila come un accompagnamento continuo per aggiornare e approfondire le proprie capacità, in armonia con le esigenze del lavoro che ciascuno svolge”.

Sempre nella sede dell’Orogel, mentre sul piazzale la festa è continuata fra musica, stand gastronomici e la lotteria in favore dei progetti messi in cantiere dall’associazione “Il sole della bontà” guidata da Mauro Bonacci, si è svolta una riunione fra numerosi imprenditori, alla presenza del vescovo Lanfranchi.

Su proposta dell’amministratore delegato dell’Orogel Bruno Piraccini, si è deciso di portare avanti il progetto per la creazione di un centro servizi per accogliere i bambini dai 3 agli 11 anni, figli di madri che lavorano nell’area industriale di Pievesestina.

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