Parlamento senza estreme

di Francesco Zanotti

Uno sconquasso. Dall’esito delle urne restano tre gruppi parlamentari al Senato, Pdl, Lega e Pd (i tre dell’Udc dovranno finire nel gruppo misto) e quattro alla Camera, Pdl, Lega, Udc e Pd. Tutti gli altri sono rimasti esclusi, tagliati fuori dagli sbarramenti.

Oggi il nuovo Parlamento si presenta senza estreme, con la Sinistra Arcobaleno, i Socialisti di Boselli e la Destra di Storace fuori dalle aule parlamentari. Un fatto senza precedenti per la storia repubblicana che ora non annovera più fra i suoi rappresentanti esponenti di partiti che si richiamano al comunismo. Bocciati anche i laicisti che di recente hanno riproposto le battaglie tipiche dei Radicali.

In un solo colpo sono stati fatti fuori personaggi come Grillini, Bertinotti, Luxuria, Pecoraro Scanio, Mussi, Diliberto. Dal 12 per cento di partenza, la Sinistra Arcobaleno ha raccolto poco più del tre, con un tracollo che nessuno aveva ipotizzato. La scelta di Veltroni ha scompaginato i piani di molte formazioni e al Pd va dato il merito di avere fatto da apripista a questa semplificazione che avvicina l’Italia alle grandi democrazie europee.

Veltroni ha drenato voti a sinistra, ma non è riuscito a mettersi in sintonia col centro dell’elettorato. Anzi, la lista di Di Pietro ha ottenuto un successo inatteso, mentre l’Udc di Casini e Pezzotta porta a casa l’obiettivo della presenza in Parlamento, non quello dei voti che sono andati poco oltre il 5,5 per cento. Staremo a vedere cosa comporterà questa “opposizione costruttiva” di cui ha parlato il leader centrista.

Silvio Berlusconi ha vinto, come ha subito ammesso Veltroni nel pomeriggio di lunedì, facendo una telefonata all’avversario politico, in perfetto stile americano. Il successo del centro-destra è andato ben oltre ogni previsione della vigilia. Nove punti percentuali e tre milioni di voti di distacco sono tanti. Oggi il mandato attribuito dai cittadini è chiaro e al Cavaliere e soci spetta governare. L’affermazione della Lega di Bossi dice di un bisogno di sicurezza e di un malcontento molto diffusi fra la gente di cui occorrerà tenere conto.

Adesso si deve passare dalle promesse ai fatti, iniziando da una squadra di Governo snella e in grado di mettere subito mano a interventi di peso. Pressione fiscale, aiuti alle famiglie, sussidiarietà e agilità nella macchina della Pubblica amministrazione sono impegni che devono essere mantenuti a breve. Coi risicati bilanci statali, governare non sarà facile. L’importante sarà farlo nell’interesse dell’intero Paese.

Pubblicato mercoledì 16 aprile 2008 alle 17:30

Una risposta a “Parlamento senza estreme”

Commenti

  1. cilex 22 apr 2008 / 16:10

    l’ambito politico sembra cambiato. è positivo questa semplificazione? o porterà altri potenziali elettori, a credere meno nella politica e più a uno stato liberale? Se un giorno si dovesse arrivare al bipartitismo, è una questione positiva o negativa? Se prendiamo in esame, certe questioni della sinistra arcobaleno, problematiche importanti come l’ambiente ed altro finiscono di minore importanza?

    Onestamente non me ne intendo di politica. Quindi chiedevo, se può darmi una risposta. Grazie.

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