Il Vangelo visto da un laico
“Io sono la via, la verità e la vita”
di Alberto Busato .Commento al Vangelo di domenica 20 aprile 2008.
Dal Vangelo secondo Giovanni (14, 1-12)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto “vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove vado conoscete la via”.
Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”
Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me…
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“Io sono la via, la verità e la vita”. Con queste parole Gesù Cristo si pone come punto di riferimento. Se Cristo è il Salvatore che rivela un destino per l’uomo, quelle parole indicano il mezzo per realizzare quel destino stesso. Per giungere alla meta predisposta dal disegno di Dio. Il mezzo è praticamente il messaggio del Cristo, e quelle parole ne articolano le fasi.
Queste fasi sono tre. La “via” indica un cammino da percorrere, la “verità” indica l’esistenza di valori assoluti, la “vita” indica che quei valori vanno spesi durante la nostra esistenza terrena. Ne risulta che la nostra esistenza terrena è di un’importanza enorme, essenziale. Essa non deve essere sciupata o dispersa. Dunque, Cristo punto di riferimento. Il cristiano deve tener presente questa norma. La “verità” è unica. Quella dettata dal Cristo, conservata e riproposta dalla Sua Chiesa, istituita da Lui per protrarre nei secoli la Sua presenza quotidiana.
Tutto questo discorso sembra ovvio. Un cristiano non può che “uniformarsi” alla parola di Gesù. Sono inevitabili le cadute, i cosiddetti “peccati”, che non sono altro che le nostre ”azioni non giuste”; ma poi subentra il pentimento e la “riconciliazione” per mezzo della Chiesa. Ma non si mette in dubbio la necessità del riferimento al Cristo.
E invece oggi lo si mette in dubbio. Oggi si pretende di essere cristiani senza il riferimento del Cristo. Oggi si dice che non è necessaria una “verità assoluta”. La verità può essere “relativa”. I valori cristiani possono anche essere valori, ma ciò non esclude che altri “valori” contrastanti possano essere valori per le persone che li seguono o li adottano. Ma non si capisce a prima vista la contraddizione filosofica di questa enunciazione? Non si capisce che il termine “valore” non può essere attribuito contemporaneamente a due posizioni ideologiche contrastanti? No, non si capisce e si crea il “Relativismo”.
Lasciamo ai Sociologi e agli studiosi della formazione delle mode di pensiero, la spiegazione (se c’è) di questa strana “dottrina relativistica”. Le parole del Cristo, non sono soltanto una “promozione” del Suo messaggio, sono una necessità logico – mentale: per valutare una “verità”, per configurare un “valore” nella realtà immanente, occorre un confronto con un modello universale e assoluto. Sono elementi filosofici che si studiano a scuola…ma oggi si sa, il concetto di “scuola” è molto “allargato”. Noi dobbiamo essere vigili e tenere presente sempre la necessità del riferimento, per non cadere nelle trappole di un lessico geneticamente modificato. Con geni altamente nocivi!