Un giovanotto con grinta da vendere

Il sindaco di Sarsina Lorenzo Cappelli, classe 1922, racconta la sua vita

VALLE SAVIO – “La politica per me è come una droga. Quando una cosa mi piace, non vorrei mai lasciarla. Forse in questi lunghi anni ho anche sbagliato a tenere questo atteggiamento, ma mi sono affezionato. E’ più forte di me”.

Condensa Lorenzo Cappelli in queste parole il suo lungo impegno come sindaco di Sarsina dal 1951 a oggi.

Il senatore, classe 1922, guida la città plautina da tempo immemorabile.
E prima, dal 1947, era stato sindaco di Sorbano oggi frazione di Sarsina.
Un impegno ininterrotto che ne fa di certo un uomo-record, almeno a livello europeo o forse anche più.

La politica

Cappelli parla di politica come uno racconta della propria famiglia. Narra degli incontri nelle parrocchie di montagna, quando si raggiungevano i vari circoli Dc a piedi, lungo strade che erano poco più che sentieri. In una di queste nottate, per giungere fino a Petrella, si beccò una polmonite di cui porta ancora oggi le conseguenze.

Ha ricoperto tutti i ruoli politici e di pubblico amministratore, da quello di semplice iscritto fino a segretario provinciale della Democrazia cristiana, da quello di assessore fino al Senato della Repubblica. Una lunghissima carriera che gli ha fatto trovare i figli già cresciuti, come ricorda con un velo di rimpianto.

Nato a Montecastello di Mercato Saraceno, Cappelli si trasferì a Rimini quando aveva solo sei anni. E la città della Riviera gli è sempre rimasta nel cuore. Quegli anni in compagnia di Sergio Zavoli, Federico Fellini e del futuro sindaco di Bologna Renato Zangheri gli fornirono un’apertura intellettuale non da poco.

Poi con la guerra arrivò il trasferimento forzato nella valle del Savio. Il babbo e il fratello della sua futura moglie, la signora Nada Rossi, furono uccisi nella rappresaglia tedesca che decimò Sarsina sul finire del settembre del ’44. Arrivò presto il matrimonio, due anni dopo, e poi la laurea in Fisica che gli consentì l’insegnamento della matematica nelle scuole medie di Sarsina, Ranchio e San Piero in Bagno. La sua tesi sul microscopio elettronico gli aprì le strade degli States, col professor Gilberto Bernardini che faceva parte del gruppo di Enrico Fermi. Poi il pensiero della famiglia lo trattenne in Italia. “Stai con i tuoi, fai bene così”, gli suggerì il suo professore. E così fece.

Nell’immediato dopoguerra, Sarsina era il Comune più depresso della provincia che arrivava fino alla Marche, Rimini compresa. C’erano solo sentieri. Non c’erano né l’acqua né la luce.

“Amintore Fanfani per me è stata una folgorazione -, aggiunge il sindaco-senatore -. Inventava i cantieri di lavoro e ne apriva continuamente per fare opere pubbliche. Erano gli anni in cui da Sarsina partivano 500-600 persone l’anno per andare a lavorare fuori territorio”.

L’E45

Cosa si poteva fare in quelle situazioni?
“Vedendo transitare le autocisterne lungo la vecchia Umbro-Casentinese da Ravenna in direzione di Roma – prosegue Cappelli -mi venne l’idea di allargare la strada. Furono anni di grandissime ’battaglie’ fra Cesena, Forlì e Rimini per avere la superstrada. Furono anche gli anni delle grandi mediazioni politiche, con Dario Sacchetti che si adoperò in maniera encomiabile. La Camera di commercio era dotata di un Ufficio studi invidiabile con Luciano Castrucci e Gino Mattarelli. Si arrivò a uno sviluppo equilibrato fra i grandi territori. A Cesena toccò l’E45 e l’invaso di Quarto, a Rimini l’aeroporto e il tribunale, a Forlì l’area industriale e la diga di Ridracoli”.

Fu così che i lavori per l’E45 partirono ormai cinquant’anni fa, quando era ministro dei Lavori pubblici il ravennate Benigno Zaccagnini. “Mi considero il padre dell’E45”, chiosa il sindaco con un pizzico di orgoglio. Iniziarono gli anni delle ostilità da parte della Società autostrade e le difficoltà nei diversi cantieri, con le ditte appaltatrici che chiudevano e i lavori che restavano sospesi per anni.

Quale significato ha avuto questa strada tanto tormentata?
“E’ stata la vita per Cesena – continua Cappelli – e per l’intera vallata del Savio. E’ stato un evento unico per tutto il territorio, nonostante l’ostacolo del superamento dell’Appennino. La galleria di Quarto ha salvato il Savio in quel tratto e l’intero ambiente in quei chilometri”.

Cosa ostacolò davvero la fine dei lavori?
“Fu l’inflazione a due cifre la principale nemica dell’E45 – precisa il sindaco -. Non si faceva in tempo a definire un appalto che già i costi erano lievitati a dismisura. Quando, nel 1992, il ministro Prandini mi comunicò che erano stati finanziati gli ultimi due lotti, la gioia di tutti fu davvero grande. Tutta l’opera è stata di una lentezza esasperante. Finalmente, però, si sarebbe conclusa, con l’aiuto di tutti, sindacati, amministrazioni e Camera di commercio. Alla fine si può dire che è stata una storia esaltante”.

Poi aggiunge il sindaco, fiero di quanto può dichiarare, dopo gli anni di Tangentopoli: “Antonio Di Pietro e gli altri
pm che hanno indagato sulle collusioni fra politica e affari non hanno mai trovato nulla nei lavori dell’E45. Ci tengo molto a dirlo”.

Il Millenario

Ora il Millenario può essere l’occasione per Sarsina e per tutta la vallata per uscire allo scoperto e farsi conoscere dal grande pubblico.

“E’ un’occasione meravigliosa per Sarsina – sottolinea il sindaco -. Avrei voluto che il Millenario avesse lasciato un segno concreto nella città, come ad esempio un grande albergo che oggi manca. Per noi può essere un’opportunità storica, come accadde negli anni dell’immediato dopoguerra, quando andavo a Roma col vescovo Bandini e tornavamo a casa con numerosi finanziamenti in saccoccia. Oggi Sarsina non è più quella di allora. Restano solo due preti, mentre allora ce n’erano venti. Don Gabriele Foschi, il delegato vescovile per la cattedrale, è una benedizione del Signore. Ha sposato Sarsina in tutto e per tutto e sta mettendo in piedi, come presidente del Comitato nazionale, un grande Millenario”.

E’ un entusiasta il sindaco Lorenzo Cappelli, e basta incontrarlo un minuto per rendersene conto. Si mantiene in perfetta forma grazie alla sua passione per il nuoto e non perde un solo minuto del suo tempo, sempre impegnato.

Presidente da vent’anni dell’Accademia dei Filopatridi, a breve dovrà lasciare questo incarico con suo immenso dispiacere, perché è come se perdesse qualcosa di sé, “anche se riconosco che è un mio limite”, dice con molta franchezza.

Nel 2009 dovrà abbandonare anche la poltrona di sindaco, come gli capitò già nel 1994, quando, a causa della nuova legge che ne impediva la rielezione, per una legislatura lasciò l’incarico di primo cittadino per ritornare, nel 1999, a furor di popolo.

Allora, senatore, si può fare politica in maniera pulita?
“Si può fare – conclude il senatore ex Dc e ricorda un piccolo aneddoto -. L’avvocato Giovanni Ghirotti, negli anni Sessanta presidente della Cassa di Risparmio di Cesena e uno dei grandi sostenitori dell’E45, ha voluto che i tutti faldoni della superstrada che aveva conservato con cura, alla sua morte venissero custoditi dal sottoscritto. Mi pare un bell’attestato di fiducia. Che ne dice lei?”

Francesco Zanotti
Pubblicato venerdì 7 marzo 2008 alle 00:05

Trattandosi di un vecchio articolo non è più possibile commentare.

Brevi quotidiane

Ultimi articoli

Ultimi interventi

Parole di Vita

Archivio Documenti