L’informazione locale è vincente

Più vere e vicine alla gente, le notizie del territorio sono sempre più apprezzate
Nel Cesenate sono diffusi Il Resto del Carlino, il Corriere Romagna e La Voce


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Il Resto del Carlino

Il Resto del Carlino è, con quasi 6mila copie, il quotidiano più diffuso nel comprensorio cesenate. In città la redazione è presente fin dal ’72 e fra i caporedattori storici si ricorda il parmense Bruno Gabbi, che è rimasto alla guida del Carlino ininterrottamente per 21 anni a partire dal ’75.

La redazione attuale è composta da Ugo Ravaioli, capocronista, Paolo Morelli (suo vice), Luca Serafini, Serafino Drudi, Andrea Alessandrini e il fotografo Luca Ravaglia. Il Resto del Carlino è promotore del Campionato di giornalismo, che partirà a fine mese e a cui parteciperanno dieci scuole medie del comprensorio cesenate.

“Si tratta di una formula nuova per Cesena, ma già collaudata in altre zone – spiega Ugo Ravaioli, 56enne forlivese, che in passato è stato caporedattore della redazione di Forlì e della redazione sportiva -. Le scuole producono pagine di giornale che poi verranno inserite nel quotidiano”.

Qual è il target dei lettori del Resto del Carlino?
Pensavamo che i nostri lettori fossero piuttosto maturi, invece da una recente indagine è emerso un target piuttosto variegato. E’ in aumento il target femminile, elemento importante per la pubblicità perché è constatato che le donne guidano la spesa familiare. La prevalenza dei lettori del Carlino non acquista il quotidiano tutti i giorni, ma saltuariamente durante la settimana.

Con quale criterio lei sceglie le notizie?
Al contrario del nazionale, quando si opera in una realtà locale c’è quasi sempre una carenza di notizie. Serve dunque uno sforzo ideativo nel ricercare spunti, storie e personaggi che necessitano di essere realizzate in tempi brevi. Penso che il giornale debba compenetrare l’informazione. Fungere da servizio e utilità e avere anche una parte di evasione. Dovrebbe poi esserci una parte di dibattito e riflessione: un giornale, infatti, dovrebbe essere autorevole. E in questo, ammetto, siamo un po’ carenti, anche perché le professionalità non sono sufficientemente affinate sul territorio.

Come sono i rapporti con l’editore?
La Poligrafici Editoriale (proprietaria de Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione, ndr) è uno dei pochi editori puri in Italia: il suo principale interesse è quello dell’editoria. La cosa che interessa principalmente all’azienda, titolare anche della concessionaria di pubblicità, è la salubrità economica e la sua linea guida è la diffusione del giornale. L’obiettivo prefissato per il 2008 è quello di raggiungere i 60 milioni di copie vendute. A livello locale non abbiamo rapporti con l’editore. Ritengo che un quotidiano leader come il nostro debba essere il giornale di tutti e non schierarsi politicamente, ma avere una forma il più possibile ecumenica.

Qual è il rapporto con gli altri media locali?
Tranne in circostanze pubbliche, i contatti con gli altri media sono in pratica inesistenti. E permane l’ansia del cosiddetto ’buco’: verifichiamo la mattina se c’è sfuggita qualche notizia riportata invece da altri quotidiani.

E il rapporto con i cittadini?
Grazie alla tecnologia, la redazione non è più un porto di mare come lo era in passato. Per avvicinarsi ai cittadini inoltre esistono strumenti come i sondaggi e le lettere. In particolare nei rapporti con la pubblica amministrazione o con la sanità, il cittadino vede nel giornale una sorta di difensore civico”.

Come vede la Chiesa locale in fatto di comunicazione?
Rispetto al passato la diocesi è certamente più attenta in questo senso e il nostro quotidiano dimostra l’attenzione che merita. Qui in città la diocesi ha uno strumento come il settimanale che vanta una notevole diffusione. Ritengo tuttavia che un giornale viva soprattutto sui fatti e non sulle omelie e parole.

La professione del giornalista è cambiata rispetto al passato…
Con l’evoluzione della stampa è cambiata di pari passo l’attività professionale: la parte prepoderante è ora dedicata al confezionamento del prodotto. Una volta il giornalista era quasi uno scrittore, oggi è un tecnico la cui capacità è quella di amministrare gli spazi, lavorando prevalentemente al desk. La facile reperibilità delle persone permette di trattare anche cose che non vediamo. Più che il talento, oggi prevale la tecnica e questo porta a un appiattimento della professione.

Francesca Siroli

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Corriere Romagna

“Il nostro giornale vuole essere una tribuna dove tutti, con toni adeguati, possono dire la propria”. E’ questa la linea editoriale che Davide Buratti, capopagina del Corriere Romagna edizione Cesena, dal 1994 dà al giornale.

“E se a volte una notizia non viene pubblicata, molto dipende dagli spazi. Riceviamo 300 e-mail al giorno più i fax e le telefonate. Non c’è spazio per tutti ogni giorno. Se dovessimo pubblicare tutto quello che arriva, faremmo un giornale di ’brevi’. Non abbiamo un elastico, ma della ’carta’ con degli spazi ben definiti. L’altro aspetto a cui teniamo molto è una separazione netta fra i fatti e le opinioni. Pubblichiamo spesso delle opinioni e dei contributi con una veste grafica che li rende subito riconoscibili come tali dal lettore”.

Buratti, cesenate 50enne con l’hobby della cucina e del giardinaggio, in redazione è affiancato da Daniele Della Strada, Gian Paolo Castagnoli, Jacopo Baiardi più il fotografo Gimmy Zanotti. In più il giornale si avvale dei corrispondenti dalle diverse zone: Antonio Lombardi per Cesenatico, Giorgio Magnani per la Valle del Rubicone e Alberto Merendi per la Valle del Savio, oltre a numerosi collaboratori che vanno a caccia, ogni giorno, di notizie o che partecipano alle conferenze stampa.

Buratti ha partecipato all’incontro per i giornalisti voluto, per il terzo anno consecutivo, dal vescovo Antonio Lanfranchi in occasione del patrono San Francesco di Sales: “Monsignor Lanfranchi ha fatto bene a ribadire il concetto di responsabilità per chi opera nel mondo della comunicazione. Sono convinto che questa responsabilità dovrebbe essere considerata come pre-requisito per chi fa questo mestiere, non come un optional. In più ho avuto la conferma, ma questa era già un’impressione avuta fin dai primi mesi dal suo insediamento, che Lanfranchi è molto attento al mondo della comunicazione, un’attenzione che si riflette a livello diocesano”.

A Cesena vi sono tre quotidiani e la concorrenza è forte. Buratti sottolinea che il rapporto con i colleghi è buono. “Sono figlio di artigiani e fin da piccolo mi hanno insegnato a non temere la concorrenza e a rispettare sempre tutti. Il rapporto con i colleghi è cordiale anche se difficilmente si parla dei particolari del proprio lavoro di ogni giorno”.

Se in certe realtà i politici fanno pressioni sulla stampa, Buratti dice che, da questo punto di vista, Cesena è un’oasi felice. “I politici, di ogni schieramento, sanno stare al proprio posto e non fanno pressioni particolari. D’altronde credo che al giorno d’oggi, soprattutto a livello locale, non debbano esserci giornali ’amici’ o ’nemici’ di qualcuno. Sarebbe una posizione che non pagherebbe a livello di vendite. Schierarsi non conviene”.

Fino all’ottobre 2006 il giornale usciva in tandem con La Stampa di Torino, mentre oggi è in edicola ’da solo’. “Soprattutto all’inizio abbiamo perso quei lettori che puntavano più alla cronaca nazionale che non al locale. In seguito, c’è stato un buon recupero nelle vendite. Il guadagno è stato comunque dal punto di vista economico: La Stampa aveva un costo per il Corriere Romagna e ora il bilancio è più solido”.

Realizzare un quotidiano ogni giorno, varcare la soglia della redazione senza sapere a che ora si tornerà a casa la sera, è faticoso ma anche stimolante. “Non siamo depositari della verità – conclude il capopagina – ma cerchiamo sempre di usare dei toni consoni alla notizia e senza enfatizzare. Se c’è da criticare, è giusto che il giornale critichi, ma comunque sempre in modo costruttivo e non per partito preso”.

Cristiano Riciputi

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La Voce

Segnalare, costruire, migliorare. Elisabetta Boninsegna, bolognese di adozione, a Cesena dal 2001, usa questi verbi per qualificare il suo lavoro di responsabile della redazione cesenate del quotidiano “La Voce”.

“Ricavo una delle soddisfazioni maggiori da questo lavoro molto impegnativo, soprattutto per chi vuole fare anche la mamma – mette subito in evidenza la Boninsegna – quando un lettore viene in ufficio ad esporre un problema. Noi lo ascoltiamo e, se comprendiamo le sue ragioni, le facciamo nostre. A volte accade che, dopo qualche giorno, questi stessi protagonisti si facciano di nuovo vivi per avvisarci che il loro problema è stato risolto. In quel momento mi rendo conto che possiamo essere utili a qualcuno e per qualcosa”.

Nella redazione di Cesena, oltre alla Boninsegna, lavorano i giornalisti Anna Gradara e Maicol Mercuriali che si occupano di cronaca, mentre Nicola Tedeschini compone le pagine dello sport e Marina Casalboni è la fotografa.

A questi professionisti si affianca, dall’alto della sua lunga carriera e per la conoscenza che ha del territorio, la nota giornalista cesenate Elide Giordani. A Cesenatico, unico caso fra i tre quotidiani cittadini, è presente un presidio della Voce, con Mario Pugliese che tiene aperto l’ufficio e compone le pagine dalla Riviera.

“Per noi è una zona dove il giornale ha avuto una migliore accoglienza – prosegue Elisabetta Boninsegna -. Essere meno legati al territorio, avere una mentalità più aperta verso l’esterno ci ha creato meno problemi di inserimento fra i lettori”.

Oggi La Voce vende un migliaio di copie al giorno e si pone di certo come giornale cesenate. Non è stato facile inserirsi su un nuovo mercato e trovare il modo per farlo è il cruccio di tutti i giorni.

“Vorremmo fare riflettere, ci piacerebbe creare dibattito. Ci stanno a cuore i temi più sensibili, come l’aborto che si discute a livello nazionale, o la piazza da dedicare a Che Guevera, a livello locale. Di certo desideriamo non tralasciare i contatti con la città, anche se abbiamo come obiettivo quotidiano quello di raccontare storie di gente comune. Il comunicato stampa va sempre bene, ma vorremmo che per noi fosse l’occasione per approfondire un argomento particolare. Poi c’è l’informazione di servizio, che va bene sempre. Anzi, non deve mai mancare”.

A volte si ha l’impressione che sulla Voce i titoli siano un po’ sparati.
“Se la notizia c’è ed è verificata, si può anche sparare un titolo in prima pagina”.

Il vescovo, nell’incontro con i giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales ha sottolineato che le parole sono come pietre. “Occorre avere sempre coscienza – precisa la Boninsegna – che con uno scritto si può rovinare una persona. In ogni caso si è credibili se si lavora in maniera credibile, anche se un po’ bisogna farsi notare. E’ chiaro che si può anche sbagliare: qua lavoriamo in piena autonomia e con un forte gioco di squadra. Abbiamo rapporti costanti col direttore che svolge il ruolo di supervisore sul nostro lavoro. Nei confronti dell’Amministrazione vorremmo porci come garanti dei cittadini. E’ un obiettivo ambizioso, ma è in quest’ottica che si svolge il nostro impegno di tutti i giorni”.

Anche la Chiesa locale comunica con un suo ufficio stampa. “Negli ultimi tempi – conclude Elisabetta Boninsegna – ho notato un certo cambiamento nelle notizie dalla Diocesi. Mi pare che ci sia una buona presenza, con molta precisione e puntualità nel fornire le informazioni. E tutto senza essere invadenti. Al giorno d’oggi, non mi pare poco”.

Pubblicato giovedì 21 febbraio 2008 alle 17:30

Una risposta a “L’informazione locale è vincente”

Commenti

  1. Ar.Al 13 Nov 2008 / 12:38

    very good ragazzi! Arianna

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