Italia tradita

di Piero Altieri

Con amarezza indicibile ho appreso la notizia che papa Benedetto aveva deciso di non accogliere più l’invito che le autorità accademiche della università “La Sapienza” di Roma gli avevano rivolto chiedendogli non una “lectio magistralis”, ma un contributo sapiente e qualificato sul tema che doveva caratterizzare l’inaugurazione dell’anno accademico.

Una riflessione sul dibattito così attuale e da molti condiviso, in relazione appunto al tema giuridico e morale della “pena di morte” ancora presente nelle legislazioni di molti Paesi, nonostante la dichiarazione per una sua “moratoria” proveniente dall’ultima Assemblea dell’Onu.

È stato inferto un vulnus al cuore profondo della Nazione, nel tentativo di censurare a così alto livello la sua identità, che si è formata secoli prima delle derive vissute dalla stagione del Risorgimento.

Si tratta di un sussulto agonizzante di quell’anticlericalismo che ha attraversato trionfante il primo secolo dell’unità d’Italia o, di un suo “rilancio”, con il tentativo di ricacciare nel silenzio delle sagrestie quella forza che scaturisce dal Vangelo, testimoniato (purtroppo non sempre!) lungo i secoli dalla Chiesa, e che faceva scrivere a quella laicissima intelligenza quale era Benedetto Croce, in un momento drammatico della storia d’Europa (citiamolo ancora una volta): “Perché non possiamo non dirci cristiani”.

E questo alla faccia delle pretese di un certo Odifreddi che, ben conoscendo le tabelline pitagoriche ed altro ancora nel campo delle matematiche, sul palcoscenico delle Tv li qualifica come “cretini”, pensando di poter affrontare il dramma dell’esistenza e della storia con i bilancini dei laboratori farmaceutici.

Già aveva dato l’incipit “Papa Eugenio” (al secolo Scalfari) nell’editoriale di Repubblica di domenica scorsa, opportunamente citato nel “Periscopio” di questa settimana (cfr. pag. 11 dell’edizione cartacea).

Un piccolo gruppo di docenti e una pattuglia di studenti scalmanati hanno dato un’immagine dell’università romana distorta e capovolta. Universitas: la ricerca della sapienza, dei saperi, con la forza della ragione. La forza della ragione che scandaglia l’universo per cogliere quelle conoscenze e quelle risorse che rendono più degna la vita dell’uomo e più abitabile la casa dove è chiamato a vivere il tempo della storia.

Ma ancor più (e non in opposizione, anzi!) la forza che consente all’uomo di porsi di fronte alle domande che danno significato alla sua esistenza e alle scelte che devono interessare le scelte che scandiscono la sua partecipazione alla costruzione della “grande casa comune”.

Così l’orizzonte che ha fatto nascere e crescere le universitates che hanno modellato l’identità culturale dell’Occidente, nello sforzo continuo e sempre rinnovato di ricondurre a sintesi più alte le conoscenze e le risposte scaturite dalla ricerca e dal confronto. Questo era ed è “laicità”.

Pubblicato venerdì 18 gennaio 2008 alle 00:03

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