Don Laurence Arakkathara, dall’India al ‘Bufalini’

E’ il nuovo cappellano dell’ospedale cesenate

Il suo primo ’incarico’ in diocesi è portare la parola di Dio e la consolazione dove regna la sofferenza. Laurence Arakkathara, 39enne sacerdote indiano, da novembre affianca don Giancarlo Bertozzi e don Eugenio Foschi all’ospedale Bufalini di Cesena, dove ricoprono il ruolo di assistenti spirituali degli ammalati.

“Mi ha sempre attratto l’ospedale e l’ambiente sanitario in genere – debutta don Laurence, che è diventato presenza fissa anche nella parrocchia di San Pio X dove celebra messa quotidianamente -, perché in questi luoghi si vede la realtà della vita. E la sofferenza della gente non può far restare indifferenti”.

Il sacerdote indiano è arrivato in città lo scorso marzo con il preciso desiderio di divenire parte della diocesi di Cesena-Sarsina, che così si arricchisce di un giovane membro.

“Mi piace molto Cesena – prosegue – qui ho diverse conoscenze, tra cui don Tarcisio Dall’Ara, parroco di Torre del Moro, che mi ha accolto al mio arrivo, e don Giancarlo Biguzzi, che è stato mio insegnante a Roma. Il vescovo mi ha subito accolto con disponibilità e gioia. Anche se non ufficialmente, ormai sono un membro effettivo della diocesi”.

Don Laurence è arrivato in Italia a soli 20 anni, grazie alla Congregazione dei Giuseppini, per frequentare il seminario a Roma, dove è diventato sacerdote.

“La regione dove sono nato, il Kera, ha sempre dato frutti positivi per quanto riguarda le vocazioni – spiega -. D’altronde rientra nella mentalità della cultura indiana dare particolare importanza alla spiritualità. Noi cristiani poi abbiamo grande entusiasmo. In India i giovani sono molto presenti nella vita della chiesa locale, i parroci lì non sono mai soli”.

Don Laurence, che attualmente è ospitato nella parrocchia di Pievesestina, presterà servizio in ospedale e a San Pio X almeno fino a giugno.

Anche se ha deciso di stabilirsi in Italia, la nostalgia per il suo paese di origine fa sempre capolino.
“Purtroppo non riesco più a tornare in India spesso come una volta – conclude -. La cultura indiana e occidentale sono talmente diverse che mi sono reso conto di essere diventato uno straniero per i miei connazionali, che oramai mi vedono con occhi diversi”.

Fs

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