Nella festa protagonisti
di Francesco ZanottiRipartiamo dalle parole del vescovo. “Oggi la festa è ridotta a consumo di pacchetti preconfezionati, con la possibilità di passare con facilità da uno all’altro – ha detto monsignor Lanfranchi nell’ampia intervista che il Corriere Cesenate ha pubblicato la scorsa settimana -. Così si toglie il gusto della preparazione e della partecipazione. Questo modo di agire non fa sentire protagonisti”.
E più avanti ha aggiunto. “Noto, per esempio, come si divertono i giovani che incontro nei vari momenti diocesani quando confezionano da soli alcune serate. Li vedo sereni e contenti. Credo che non si sentano nello stesso modo quando tornano da una notte in discoteca. Allora mi chiedo, perché andare a chiudersi in un locale quando c’è la possibilità di fare diversamente? Mi chiedo anche come fare, perché non è il divertimento che va sottratto, ma dobbiamo smascherare gli interessi che sono veicolati col divertimento, propinati in termini allettanti, ma che poi lasciano più poveri di senso”.
Facendo tesoro delle parole del vescovo Antonio, si può andare avanti a ragionare. Se i giovani quando aderiscono a pacchetti preconfezionati non si sentono protagonisti, per quale motivo continuare a preparare per loro questo o quell’altro appuntamento? Il vescovo invita a “smascherare gli interessi” e non usa mezze misure.
I giovani sono considerati per quello che sono o spesso si pensa a loro unicamente in versione “consumatori da spremere”? Quali proposte siamo in grado di formulare? Quale mentalità facciamo loro intravedere? Quale stile di vita siamo capaci di trasmettere? E quali valori? Quale senso della vita proponiamo, se spesso restano “più poveri di senso”, come ricorda monsignor Lanfranchi?
Non sono interrogativi banali. Sono gli interrogativi di tanti genitori, educatori, adulti, comunità parrocchiali che ogni giorno devono fare i conti con i giovani e i ragazzi che domandano con esigenza risposte di senso. Sono i dubbi e le discussioni che animano le famiglie che troppo spesso si limitano a porre paletti, non riuscendo più a trasmettere una testimonianza di vita appassionante e imitabile.
E’ giusto, infine, continuare a porre modelli che invitano tutti, giovani e meno giovani, a stare fuori tutta la notte? È questo che ci auguriamo per noi e per i nostri figli? È questo il modello a cui si aspira? Vanno bene gli eventi culturali, vanno bene i concerti, va bene che la gente esca di casa e non si incolli alla Tv. Tutto questo per quale alternativa? La chiave di volta è “essere protagonisti” di se stessi e della propria vita, tempo libero compreso.